giovedì 13 dicembre - Aggiornato alle 14:26

‘Si davano pugni per gioco’: ecco come è morto Emanuele Tiberi a Norcia

La ricostruzione grazie alle chat WhatsApp e i video sui telefonini degli amici: «Lui gli ha dato uno schiaffo, l’altro ha colpito con forza»

Emanuele Tiberi morto a causa di un pugno

Era un gioco tra amici quello che avrebbe portato alla morte di Emanuele Tiberi detto “Fanalino”. La tragedia che aveva sconvolto Norcia, la sera del 29 luglio scorso, alla ‘Vineria’, ora assume una chiave di lettura che, forse, fa ancora più male a chi voleva bene al 32enne. Il quotidiano La Nazione riporta i particolari sulle indagini condotte dai carabinieri. Nei giorni scorsi è stata infatti depositata una perizia disposta dalla Procura di Spoleto sui cellulari dei ragazzi presenti al momento del fatto. Il tecnico incaricato ha estratto alcuni messaggi e frame di video dagli smartphone dei giovani ed è emerso che quella tragica notte i due ragazzi erano impegnati in un gioco mortale.

Le chat Secondo quanto ricostruisce La Nazione, non si è trattato di una lite tra Emanuele e Cristian Salvatori, bensì di una specie di gioco in cui il primo ha sferrato uno schiaffo e l’altro ha risposto con un pugno in pieno volto, facendo cadere il 32enne, che poi ha perso la vita. A provarlo ci sono le chat su WhatsApp con le quali i pm hanno ricostruito la vicenda: «Lu Picchiu gli ha detto “dammi un pugno”, lui (la vittima ndr) gliel’ha dato ma piano. Dopo (l’indagato ndr) gli ha detto “mo tocca a me” e gli ha dato una pesca’». E ancora: «Stavano facendo un gioco. Fanalino stava scherzando, gli ha dato un cazzottello sulla guancia». L’altro invece ha colpito con forza. Analizzati anche i video sui telefonini dei presenti con gli amici che incitavano i due contendenti urlando «Daje, daje».

In carcere Salvatori è finito in cella ma ora ha chiesto gli arresti domiciliari per sottoporsi a un programma di reinserimento sociale in una struttura specializzata. Il pm ha detto sì, il gip no: «Non può ritenersi meritevole di accoglimento». La difesa, quindi, ha fatto appello al Riesame di Perugia: secondo gli avvocati il fatto che si sia trattato di un «gioco» cancella la valutazione di un ragazzo con impulsi aggressivi e incontrollabili.

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