giovedì 27 giugno - Aggiornato alle 02:08

I raccomandati, il metodo clientelare e la soffiata sulle microspie in ospedale: le carte dell’inchiesta sulla sanità in Umbria

Pm accusa Duca di corruzione per incontri sessuali ma per gip non c’è reato. Candidata di Bocci conosce tracce ma non passa

di Enzo Beretta

Ci sono le tracce dei concorsi «fornite in anticipo» ai candidati, i «punteggi attribuiti a tavolino» e quelli «gonfiati». Ma ci sono anche la «segnalazione» del sindacalista Uil Fpl Umbria, la «raccomandata» dell’allora sottosegretario agli Interni Gianpiero Bocci che non supera l’esame neppure conoscendo i contenuti dell’esame, la «raccomandata» dell’immancabile Walter Orlandi, la pediatra ‘scomoda’ da allontanare, il contratto in Regione ottenuto soltanto dopo incontri amorosi con il dg dell’ospedale. Nell’ordinanza che ha portato agli arresti domiciliari il segretario del Pd Gianpiero Bocci e l’assessore regionale Luca Barberini insieme ai direttori dell’Azienda ospedaliera Emilio Duca e Maurizio Valorosi viene raccontato quell’«efficiente e solido sistema clientelare» che andava «avanti da sempre» nella sanità umbra dove i concorsi venivano «manipolati in favore dei ‘raccomandati’ della politica». Tra i 35 indagati il nome più clamoroso è il 22mo dell’elenco, Catiuscia Marini, 52 anni, di Todi, presidente della Regione.

L’INCHIESTA: TUTTI I NOMI

Le microspie in ospedale C’era puzza di bruciato in ospedale, più persone avevano iniziato a sospettare dell’indagine in corso – la più importante di sempre in Umbria, portata avanti dai pm Paolo Abbritti e Mario Formisano sotto la supervisione del procuratore Luigi De Ficchy – e così ognuno aveva deciso di prendere qualche precauzioni. Bocci, per esempio, accusato anche di favoreggiamento, «aiutava» Duca, Valorosi e il direttore sanitario Diamante Pacchiarini (sospeso dal servizio per sei mesi, per lui era stato chiesto il carcere) a «eludere le investigazioni» mettendoli al corrente «dell’esistenza di attività di intercettazione». Specificò perfino che «le intercettazioni ambientali furono attivate utilizzando come copertura un intervento dei vigili del fuoco». È proprio grazie a quelle «corrette informazioni» che il dominus dell’ospedale avrebbe incaricato una ditta specializzata per «disattivare» le microspie «installate nel suo ufficio». Un lavoretto costato 1.342 euro e un’accusa di peculato perché la bonifica della stanza è fatturata a carico dell’Azienda ospedaliera. Anche dagli uffici della guardia di finanza erano arrivate mezze soffiate sull’inchiesta in corso contro la dirigenza del Santa Maria della Misericordia.

ZINGARETTI HA COMMISSARIATO IL PD UMBRO

Indagine in pericolo Secondo i pm «gli indagati hanno cercato di intervenire sfruttando relazioni con appartenenti alle forze dell’ordine anche ai massimi livelli» riuscendo così ad «ottenere informazioni rilevanti che hanno seriamente pregiudicato la continuazione delle indagini». Ancora: «Bocci, Duca e Valorosi, utilizzando i canali e le loro conoscenze in ambienti istituzionali sono riusciti ad ottenere notizie riservate sulle indagini in corso e hanno così scoperto il sistema di captazione in essere». Il giudice si sofferma su Bocci, già sottosegretario agli Interni nei governi Letta, Renzi e Gentiloni: «La misura detentiva degli arresti domiciliari si rende necessaria in ragione della capacità dimostrata dall’indagato di interferire con condotte favoreggiatrici nell’attività di indagine. Bocci ha comunicato a Valorosi l’esistenza delle attività di indagine precisando anche l’epoca in cui erano state attivate le microspie. È, dunque, particolarmente elevato che egli, sfruttando conoscenze acquisite nell’ambito istituzionale e in particolare tra ufficiali di polizia giudiziaria, possa porre in essere altre condotte analoghe a quelle già approfondite con conseguente pregiudizio per le indagini».

Il trojan nello smartphone di Duca Il cellulare di Duca è stato infettato da un trojan, strumento che «ha consentito di documentare il significativo contenuto di alcuni colloqui tenuti da Duca al di fuori del suo ufficio». Agli atti c’è finito anche un video che documenta come lo stesso dg dell’ospedale «avesse con sé le tracce delle prove scritte del concorso e le dovesse portare in consiglio regionale per consegnarle all’assessore Barberini». «Messaggio da Bocci… vuole gli orali, le domande orali», gli ricorda il direttore amministrativo Valorosi senza sapere di essere intercettato.

Sesso con una donna Infine il capitolo sesso: «Duca, per compiere e aver compiuto un atto contrario ai propri doveri di ufficio» – si legge nelle carte – ha ricevuto da una donna «utilità consistite in diversi rapporti sessuali» e solo «a fronte di questi ultimi ha posto in essere un’attività di intermediazione e di influenza presso i componenti della commissione esaminatrice, esercitando un’ingerenza su alcuni membri e sul responsabile dell’organizzazione». Tutto ciò – nell’ottica dei magistrati inquirenti – per «consentire la vittoria» alla futura dirigente. Per questa ragione dovrà difendersi anche dall’accusa di corruzione.

Gip: ma non estremi per corruzione Il gip, però, nella ricostruzione dei fatti riportata nell’ordinanza, ravvisa come «il loro legame, quantomeno di amicizia, era ben precedente». «E dunque – scrive – si deve ritenere che già da prima del 2016 avessero buoni rapporti, senza che sia possibile indagare oltre la loro natura». «Se, dunque, la relazione quantomeno amicale tra i due risale a molto tempo prima e la consumazione dei rapporti sessuali si protrae anche ben dopo la fine della procedura, appare estremamente difficile configurare negli stessi la controprestazione rispetto ad un comportamento compiacente». Dunque, per il gip, non ci sono gli estremi per inquadrare il reato di corruzione, contrariamente all’ipotesi del pm, bensì tutto rientra in «una logica tipicamente clientelare»

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