lunedì 18 febbraio - Aggiornato alle 03:23

Sanitopoli, tensione in aula per la deposizione della Santoni: il giudice dispone la trasmissione degli atti in procura

Lorenzetti e Santoni

di Francesca Marruco

Due ammonimenti e l’avvertimento che se dopo una breve pausa non avesse detto tutto quello che sapeva poteva incorrere nell’incriminazione di falsa testimonianza hanno convinto l’ex capo di gabinetto dell’ex governatrice dell’Umbria  Maria Rita Lorenzetti, Sandra Santoni a rivelare l’identità di quel «lei» contenuto negli appunti che redigeva quotidianamente per l’ex presidente e che in quel caso parlavano di un caso di malasanità avvenuto a Foligno.

Il capo d’imputazione  Un passo indietro. In aula D mercoledì mattina va in scena il processo di un filone di Sanitopoli. Quello in cui un primario dell’ospedale di Foligno è l’unico sul banco degli imputati perché accusato di soppressione di documenti e falso perché, per l’accusa, avrebbe «eliminato dalla cartella clinica parte del verbale dell’operazione in cui si attestava la somministrazione del liquido di contrasto e che quindi, avrebbe consentito di chiarire le cause del grave episodio di shock anafilattico. In seguito il paziente ha perso l’uso di un rene». Il primario, secondo l’accusa del pm Mario Formisano e Massimo Casucci, lo avrebbe fatto proprio per «occultare il reato di lesioni colpose».

La genesi dell’indagine Due passi indietro aiutano a localizzare l’incipit dell’indagine e capire meglio cosa è successo poi in aula. Il fatto emerse infatti in seguito all’analisi dei famosi appunti di Sandra Santoni. L’accusa, in quei mattinali che l’ex capo di gabinetto preparava per l’ex presidente Lorenzetti scrivendo di tutto, e molto spesso con toni tutto tranne che formali, ha trovato un appunto riguardante quel medico in cui diceva che il primario poteva «stare tranquillo perché lei aveva fatto sparire il foglio». E’ stato questo «lei» su cui la Santoni  secondo il giudice sarebbe stata reticente a far decidere al magistrato Giuseppe Narducci, già ex assessore a Napoli ed ex pm di calciopoli, di ammonirla due volte, e indurla, pena l’accusa di falsa testimonianza a dire chi fosse quella lei.

Rosignoli E così, dopo un inizio traballante, e due ammonimenti che devono aver spaventato non poco la Santoni, che poi si è detta anche «intimorita» dal giudice, l’ex capo di gabinetto della Lorenzetti ha detto che quella ‘lei’ che avrebbe distrutto l’atto compromettente per il primario amico dell’ex governatrice dell’Umbria, era l’allora direttore della Asl tre di Foligno Gigliola Rosignoli. Ed è stato a quel punto che il giudice ironizzando le ha detto: «E voi naturalmente, dopo aver saputo una cosa del genere siete andare a denunciare tutto in procura giusto?».

Trasmissione degli atti Santoni ha schivato la pallottola dicendo che lei era solo una segretaria, ma il giudice non si è accontentato e alla fine dell’udienza, che ha registrato una sorprendente attenzione da parte degli altri avvocati in attesa delle loro cause,  ha disposto la trasmissione degli atti in procura affinché venissero valutati i profili penali di Gigliola Rosignoli – che inizialmente era stata indagata per questo filone di inchiesta e poi la sua posizione venne archiviata – e di altri eventuali rappresentanti della Regione che potrebbero aver avuto qualche ruolo, forse non tanto nella soppressione della cartella, quanto nell’omissione di atti d’ufficio che competono ai pubblici ufficiali.

La difesa del primario Intanto il primario, difeso dall’avvocato Giovanni Picuti, sostituito mercoledì mattina in aula dall’avvocato Roberto Quirini, sostiene di non avere né omesso nulla nel verbale, né tanto meno di averne soppresso una sua parte o di averlo chiesto a qualcun altro. In aula sono sfilati anche altri medici presenti quel giorno in sala operatoria e un infermiere ha detto di come lui stesso e altri presenti dissero al chirurgo che il paziente era allergico e lui andò lo stesso a prendere personalmente il mezzo di contrasto e glielo somministrò: lo ha ammesso immediatamente il primario assumendosi le sue responsabilità.

Nuove accuse e sentenza Adesso dunque per l’ex direttore della Asl tre Gigliola Rosignoli e per altri che eventualmente verranno individuati dalla procura, potrebbe scattare una nuova denuncia. E questa tegola arriva a pochi giorni dall’attesissima sentenza del filone madre del processo Sanitopoli in cui Lorenzetti, Rosi, Rosignoli , Santoni e altri sono accusati di aver manipolato delle delibere della giunta regionale per i loro bisogni e interessi, come quello di trovare un lavoro a Sandro Santoni, che nell’appunto sul primario  lasciato alla Lorenzetti le scriveva che almeno, risolta questa storia il medico poteva andare in pensione e godersi la villa che si era costruito.

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