martedì 19 novembre - Aggiornato alle 22:04

«Salvini assenteista a Strasburgo? E’ vero. Cosa direbbe l’onorevole se un dipendente comunale lavorasse a mezzo servizio?»

Dopo la querela per diffamazione ritirata dall’ex ministro l’avvocato Valeriano Tascini passa all’attacco e vuole l’assoluzione per il suo cliente imputato

©️Fabrizio Troccoli

«Definire assenteista al Parlamento europeo Matteo Salvini non è un’offesa ma un dato oggettivo e veritiero. Durante il suo mandato ha partecipato al 76 per cento delle sedute a Strasburgo, disertandone perciò in media una ogni quattro. In commissione, invece, contava il 19 per cento delle presenze. Insomma, analizzando il dato pubblico consultabile nel sito internet ufficiale, non raggiunge neanche la metà delle presenze a fronte di uno stipendio lordo di circa 16 mila euro. Se un dipendente comunale lavorasse a mezzo servizio cosa direbbe di lui l’onorevole Salvini?». E’ una difesa aggressiva quella che mette in campo l’avvocato Valeriano Tascini difensore di un 63enne di Montone contro il quale l’ex ministro aveva sporto denuncia per diffamazione in seguito a un post su Facebook nel quale gli veniva dato dell’«assenteista» e del «ciarlatano».

MATTEO SALVINI RITIRA LA QUERELA

«Ciarlatano» Querela rimessa neanche 24 ore prima della deposizione del segretario della Lega in aula. Tascini ha spiegato che «con gli elementi acquisiti finora nel corso del processo si può arrivare a una sentenza di assoluzione» per «definire la questione nella maniera più favorevole per l’imputato». Il giudice Francesco Loschi ha rinviato l’udienza al 20 novembre. Sempre Tascini si è soffermato sull’etimologia della parola «ciarlatano» utilizzata dal suo cliente: «Deriva da un termine umbro, cerretano, ossia originario di Cerreto di Spoleto. Nell’antichità molti cerretani erano castrini, castravano maiali e animali. Venivano chiamati in giro e vendevano le parti più inutili degli animali, avevano grandi capacità dialettiche e di affabulazione delle persone. Per anni a Spoleto – prosegue Tascini – si è tenuta la sagra del ciarlatano, dunque non è un elemento dispregiativo di dileggio ma quasi di valore, tipico di una nostra politica talvolta affabulatrice».

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