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lunedì 30 gennaio - Aggiornato alle 00:35

Rimane quasi tetraplegica dopo operazione per ernia al disco: chirurgo dovrà risarcire mezzo milione

A stabilirlo è una sentenza della Sezione giurisdizionale della Corte dei conti: «Netta responsabilità per imperizia».  L’intervento era stato effettuato nel 2013

L'ospedale Santa Maria di Perugia

di Daniele Bovi

Dovrà risarcire alla Regione 533 mila euro un neurochirurgo che in passato ha lavorato al Santa Maria della misericordia di Perugia. A stabilirlo è una sentenza della Sezione giurisdizionale della Corte dei conti dell’Umbria. Al centro della vicenda le «lesioni personali gravissime» riportate da una paziente dopo un intervento al quale era stata sottoposta nel luglio del 2013.

La vicenda Secondo quanto ricostruito, la donna si era operata per un’ernia al disco, riportando però una tetraplegia incompleta e altri gravi problemi. Una paziente delicata dato che era già affetta da obesità, e proprio questo è uno dei punti intorno ai quali si è discusso nell’udienza di giugno di fronte alla magistratura contabile. A causa delle conseguenze patite, alla paziente era stato liquidato un risarcimento da 1,150 milioni di euro, solo in parte coperti dalla compagnia assicuratrice.

I pareri Per la corte sulla base degli elementi raccolti e dei diversi pareri medico legali «emerge in modo chiaro – è scritto nella sentenza – la netta responsabilità per imperizia del convenuto». Nei pareri si parla infatti di «errore chirurgico meramente esecutivo» il quale «configura una condotta colposa, per imperizia-imprudenza»; «appare del tutto evidente – ha messo nero su bianco uno specialista in medicina legale – che la causa materiale della lesione è stata l’atto chirurgico».

Il dibattito in aula Di tutt’altro avviso il legale del chirurgo, secondo il quale i danni sono stati essenzialmente provocati da un cedimento del tessuto osseo dei corpi vertebrali, «imprevedibile e inaspettato», non segnalata da tac e risonanza. Per la Procura però la connessione tra fragilità ossea e obesità (specialmente nei casi di persone con bypass gastrico) era accertata da studi fin dal 2012. Per la difesa poi non c’è stata alcuna violazione del consenso informato, date le dichiarazioni sottoscritte dalla donna; per la Corte però (e per i consulenti) si tratta solo di un modulo generico e comunque anche se la possibilità di una lesione di tale gravità fosse stata comunicata alla paziente, cambierebbe poco: per gli esperti si tratta di complicanze dovute a «chiari errori». Anche un eventuale malfunzionamento della strumentazione non viene considerato rilevante dato che rientra tra i compiti del medico accertare che tutto funzioni correttamente.

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