martedì 20 novembre - Aggiornato alle 17:23

«Pronto, sono il direttore della banca». Svelata la truffa con l’esca su subito.it

Tentano di spillare soldi ai venditori di oggetti in internet mostrandosi fintamente interessati all’acquisto. Alla parola «polizia» si dileguano

di Enzo Beretta

Colpisce anche l’Umbria il tentativo di truffa architettato da un gruppo di ivoriani che prova a spillare soldi ai venditori di oggetti sul sito internet subito.it. Iniziano a farsi vivi poche ore dopo la pubblicazione dell’annuncio mediante un messaggio su Whatsapp da uno strano numero con prefisso ivoriano +225 chiedendo, in uno stentato italiano, se l’articolo è ancora disponibile. Senza che gli venga neppure chiesto l’interlocutore inizia a spiegare di essere un francese che temporaneamente si trova in Costa d’Avorio per motivi di lavoro. Senza perdere troppo tempo si mostra interessato all’acquisto proponendo di fare un bonifico bancario per l’importo indicato – senza trattare neanche un minimo sul prezzo –. E aggiunge: le spese di trasporto dell’oggetto saranno interamente a carico suo, tra un paio di giorni una ditta di trasporti si occuperà del ritiro a domicilio. E’ completamente disinteressato al prodotto, alle sue caratteristiche tecniche, agli eventuali problemi. Nonostante le sollecitazioni non chiede neppure di vederlo. Ciò che vuol conoscere, in compenso, è il nome del proprietario e il numero del conto corrente sul quale poter effettuare l’accredito. Insomma, il codice Iban e un indirizzo email per la conferma della transazione. «La società di trasporto – chiude, sempre via sms – passerà al vostro domicilio venerdì». Poi saluta, garantendo che l’indomani incaricherà la propria banca di versare l’importo.

La seconda parte della truffa Da questo momento in poi entra in scena la seconda parte della truffa: l’indomani arriva una email posticcia da un mittente assai poco convincente: «Service de control» (inviato con un account di gmail). I caratteri non sono uniformi, la traduzione in italiano lascia a desiderare, ci sono indirizzi, numeri di telefono e di fax. E un documento allegato con finti timbri, firme e «autorizzazioni». Nel testo dell’email si legge che il «responsabile dell’ufficio di controllo fiscale» ha ricevuto un ordine di trasferire la somma. C’è solo una questione da risolvere: per questioni legate alle «tasse» sarebbero stati accreditati soldi in più, la differenza (di qualche decina di euro) andrebbe rimborsata. Pochi istanti più tardi squilla il cellulare – il numero, solitamente, viene lasciato a subito.it per consentire ai potenziali acquirenti di poterti contattare -. E’ una chiamata Whatsapp di uno straniero che con modi gentili chiede al venditore se è arrivata l’email e quando intende versare quella scarsa decina di euro per il «servizio di controllo» in maniera tale da sbloccare l’accredito. Il «direttore della banca» dice che se non riceverà quei soldi si configurerà, da parte del venditore, un «tentativo di frode» e che – non si capisce per quale motivo – andrebbe incontro a un’ammenda di mille euro. Appena viene pronunciata la parola «polizia» la conversazione si interrompe. Non si fa più vivo nessuno, neppure il finto acquirente che pochi minuti prima aveva scritto un altro sms: «E’ arrivata l’email del direttore della banca?». La polizia postale è al corrente del fenomeno e non è certo la prima volta che capita sui principali siti di vendita online tra privati. La cosa importante è non inviare mai copia dei documenti d’identità.

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