lunedì 28 settembre - Aggiornato alle 08:26

Adolescenti morti, bottiglietta può inchiodare pusher. Procuratore: «Allarmante familiarità con droghe»

Liguori: «Gravi indizi a carico del 41enne. Ha confessato? Suo comportamento è stato utile» Difesa: «Ha ceduto metadone, ora è sconvolto»

di Massimo Colonna

«Da questo caso quello che emerge è quanto sia allarmante la dimistichezza di questi giovani con certe sostanze». Lo ha detto il procuratore capo di Terni, Alberto Liguori, nel corso della conferenza stampa sul caso della morte di due adolescenti di 15 e 16 anni, la notte fra lunedì e martedì, che ha portato al fermo di un uomo di 41 anni, conosciuto come assuntore ma senza precedenti per spaccio.

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Familiarità con droghe «Addirittura – ha aggiunto il procuratore – sentendo gli amici sanno distinguere se la codeina sia di colore violaceo o il metadone biancastro. Saranno le analisi tossicologiche a dirci con esattezza cosa abbiano assunto questi due poveri ragazzi quella sera, qualcosa che addirittura li ha uccisi pur essendo giovani e in salute, ma mi colpisce la familiarità con questi temi».

CHI ERANO I DUE RAGAZZI MORTI

Gravi indizi sul 41enne Sul 41enne, accusato di morte come conseguenza di altro reato, il procuratore ha parlato del rinvenimento di una bottiglietta sequestrata, che verrà analizzata, che potrebbe aver contenuto la sostanza o il mix di sostanze poi assunta dai ragazzi. Dal colore della sostanza non sembrerebbe codeina ma altre sostanze: «Non sappiamo con certezza ma sarebbe compatibile con metadone o sostanze simili». Questo, insieme ad altri indizi, derivati anche da testimonianze, hanno costruito il quadro indiziario che ha permesso di firmare il provvedimento di fermo per l’uomo. Liguori ha glissato sulla domanda se il 41enne abbia confessato. «Il suo comportamento è stato utile, ci ha aiutato ma al momento preferiamo non scendere in dettagli perché dobbiamo capire come questo materiale sia arrivato nelle disponibilità di questo signore».

Incontro in serata I ragazzi, secondo quanto riferito, hanno incontrato il presunto pusher in serata, poi sono tornati a casa dopo il torneo di calcetto, intorno alle 22 e già stavano male. Uno dei due stava peggio dell’altro ed è stato probabilmente accompagnato dagli amici. Tra le ipotesi quella del mix di sostanze: «C’è stata artigianalità da parte dei ragazzi o l’aiuto di qualche professionista? Queste sono tra le domande a cui l’indagine deve dare risposte», ha sottolineato il procuratore.

I giovani «I giovani – ha proseguito il procuratore capo – non vogliono mentire e hanno coraggio, sono loro la chiave di volta di questo caso, ci hanno guidato per mano: non hanno indicato il responsabile ma fornito elementi chiari a costruire il puzzle mentre le ore passavano, poche francamente, perché il caso lo abbiamo risolto ieri sera intorno alle 20,30. Chiaramente, il lavoro più grosso l’hanno fatto i carabinieri, noi abbiamo pesato la conformità del materiale indiziario raccolto che ci è sembrato coerente e lo abbiamo consegnato con un fermo del pubblico ministero, cofirmato da me, al giudice per le indagini preliminari (Barbara di Giovannantonio, ndr). Riteniamo che la fase della gravità indiziaria sia ben strutturata e corredata dagli elementi raccolti nell’immediatezza».

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