sabato 19 gennaio - Aggiornato alle 03:28

Processo Kercher, indiscrezioni sul dna di Amanda: il 30 i periti depositeranno la loro verità

Knox e Sollecito (foto F.Troccoli)

di Francesca Marruco

Per avere i risultati definitivi delle analisi che i carabinieri del Ris di Roma stanno svolgendo sulla traccia ‘I’ isolata sulla lama del coltello ritenuto l’arma con cui è stata uccisa Meredith Kercher, bisognerà attendere il 30 ottobre, giorno in cui i periti nominati dalla Corte d’Assise d’Appello di Firenze depositeranno le loro conclusioni. Già da venerdì, giorno in cui nei laboratori degli esperti dei carabinieri hanno avuto inizio le analisi, sono iniziate a filtrare alcune indiscrezioni sulla paternità di quell’esigua quantità di Dna. Le indiscrezioni lo vorrebbero attribuito ad Amanda Knox, la studentessa americana prima condannata e poi assolta per l’omicidio della coinquilina Meredith. Ma ancora non vi è alcuna certezza, né ufficialità e come questo lungo processo ha insegnato, anche in presenza di ufficialità si potrebbe arrivare ad interpretazioni opposte. Se infatti, come si vocifera, quelle particelle biologiche appartenessero ad Amanda Knox, il dato potrebbe prestarsi ad essere letto in molti modi.

Letture opposte La difesa si affretterebbe a dire che avendo Amanda frequentato la casa di Raffaele Sollecito – in cui il coltello venne repertato – non c’è nulla di strano se il suo Dna è rimasto su quella lama. Come – almeno questo è stato appurato pacificamente – Dna di Amanda era presente sul manico dell’arma. La presenza potrebbe essere giustificata da una banale operazione in cucina. E anzi, proprio la difesa della Knox, ha sempre sostenuto che la contestatissima traccia ‘H’, l’altra isolata sulla lama del coltello che per qualcuno è Dna di Meredith, altro non sia che amido di patate. Dunque Amanda le sue tracce sul coltello le avrebbe lasciate sbucciando le patate.

Tracce E’ ben evidente come però l’accusa potrebbe dire che proprio la presenza del Dna di Amanda sulla lama di quel coltello potrebbe essere la prova che la Knox lo ha toccato. Per sbucciare patate o per uccidere la coinquilina Meredith come ritiene l’accusa? Il dato, se confermato, c’è da scommettere che provocherà un terremoto da cui saranno i giudici della Corte fiorentina a dover raccogliere macerie. Oppure, potrebbero decidere di non considerarla più di altri elementi, visto che effettivamente si presta a molteplici interpretazioni, impossibili da appurare adesso. Certamente se quella traccia fosse della vittima Meredith Kercher, il processo potrebbe prendere un’altra direzione, in quanto sarebbero due, a quel punto, e non una le tracce di Dna finite sulla lama di un coltello che la vittima non ha mai toccato in vita sua. Le certezze, o meglio le conclusioni dei periti verranno depositate il trenta ottobre. Per il 6 novembre invece è fissata l’udienza in cui questi risultati verranno discussi davanti alla Corte e alle parti.

Verso la sentenza In quella data, potrebbe essere presente in aula anche Raffaele Sollecito, che lo ha annunciato tramite i suoi legali Giulia Bongiorno e Luca Maori. Sollecito ha intenzione di rendere alcune dichiarazioni spontanee per affermare ancora una volta la sua estraneità al barbaro omicidio di Meredith Kercher, per cui in carcere si trova solo Rudy Hermann Guede, con una sentenza a 16 anni di reclusione passata in giudicato. Dopo l’udienza in cui verranno discussi i risultati della perizia affidata al Ris di Roma è molto probabile che il processo viaggi spedito verso la sentenza, la quinta emessa da una Corte italiana nei confronti di Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Il presidente della Corte Alessandro Nencini durante la prima udienza aveva detto che «questo è un processo per fatti di indubbia gravità, al di là della spettacolarizzazione, c’è la volontà della Corte di dare tutto lo spazio possibile per argomentare a tutte le parti, perché in origine c’è stata una condanna importante».

Entro novembre Per questo, «al fine di acquisire ogni possibile elemento per i fatti di cui a processo, la Corte dispone di procedere all’esame del reperto nominando personale del Ris di Roma». La sentenza della Corte di Firenze potrebbe arrivare dunque entro la fine di novembre, al massimo entro la fine dell’anno. E’ molto improbabile che Amanda Knox decida di presenziare a qualche udienza e verosimilmente attenderà il verdetto a Seattle. Sul processo più mediatico della storia giudiziaria italiana, una parola fine forse non arriverà mai. Dopo questa sentenza infatti, nessuno vieta a nessuno di poter fare nuovamente ricorso in Cassazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.