mercoledì 5 agosto - Aggiornato alle 04:33

Processo Bianzino, i figli di Aldo chiedono «verità» insieme alle famiglie di Cucchi, Uva e Aldrovandi

Tutti a chiedere «verità» per Aldo e «per tutte le morti di Stato». «Siamo qui compatti perché le nostre storie, pur nelle loro diversità, sono simili ed uguali»

Da sinistra Rudra ed Elia Bianzino, figli di Aldo, oggi in aula (foto F.Troccoli)

di Francesca Marruco

Fuori e dentro il tribunale a sostenere i familiari di Aldo Bianzino lunedì mattina c’erano Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi e la sorella di Giuseppe Uva, Lucia. Tutti a chiedere «verità» per Aldo e «per tutte le morti di Stato». «Siamo qui compatti perché le nostre storie, pur nelle loro diversità, sono simili ed uguali se teniamo conto di ciò che subiscono le nostre famiglie nelle aule di tribunale» ha detto Ilaria Cucchi. «In questi processi – ha aggiunto – abbiamo la sensazione di essere soli contro tutti, talvolta anche contro i pubblici ministeri. Ma essere qui, uniti, ci dà la forza di andare avanti».

Le richieste della parte civile E al pubblico ministero di Perugia, Giuseppe Petrazzini, i difensori di parte civile, gli avvocati Fabio Anselmo, Massimo Zaganelli e Cinzia Corbelli, lunedì mattina hanno chiesto di integrare la contestazione di omissione di soccorso nei confronti dell’imputato Gianluca Cantoro con l’aggravante  che prevede la pena raddoppiata se dall’omissione deriva la morte. Mentre alla corte, proprio in virtù di questa aggravante hanno chiesto una nuova perizia medico legale volta a stabilire le cause del decesso e se con un intervento tempestivo Aldo Bianzino poteva essere salvato.

Il parere del pubblico ministero Il pm Giuseppe Petrazzini prima che la corte si ritirasse in camera di consiglio ha dato parere negativo per una nuova perizia medico legale. Quanto all’integrazione del capo d’imputazione,  ha detto che «nulla è cambiato da quelle che erano le iniziali contestazioni: se avessi ritenuto di cambiare l’imputazione, lo avrei fatto. E i solleciti della parte civile possono essere solo stimoli che non superano gli esiti».

La decisione della Corte Dopo circa un’ora di camera di consiglio il tribunale in composizione collegiale,  presidente Giancarlo Massei, a latere Daniele Cenci e Paolo Micheli ha deciso che, allo stato delle cose, la perizia medico legale richiesta dalla parte civile, esula dal capo d’imputazione. Che solo il pubblico ministero può cambiare. La corte però ha un’altra possibilità d’azione e se la riserva richiamando l’articolo 521 del codice di procedura penale, secondo cui la corte ha il potere di verificare la correlazione tra il fatto contestato e il fatto emerso in dibattimento.

Le parole dei giudici «Quanto al problema delle possibilità di sopravvivenza del Bianzino al momento del verificarsi dell’emorragia, (indipendentemente dalla causa che la produsse) il collegio – è scritto nell’ordinanza – non può che prendere atto di quella che è la formulazione attuale del capo d’imputazione e su quella deve intendersi chiamato a pronunciarsi: allo stato, ex art. 507 cpp, dovendosi pervenire sotto tale profilo alle conclusioni  sopra enunciate, all’esito della discussione, eventualmente, ex art 521 cpp».

No a tabulati telefonici e filmati Per quanto riguarda invece la richiesta della parte civile di acquisire i filmati di quella notte in carcere e i tabulati telefonici delle telefonate intercorse tra persone in servizio in carcere in quelle giornate, la Corte ha respinto tutto. E ha dato appuntamento a tutti a mercoledì per la discussione.

La nota dei figli Nel pomeriggio arriva una nota dei figli di Aldo Bianzino, Elia e Rudra: «L’ordinanza del tribunale di Perugia – scrivono – è clamorosa e ci restituisce fiducia nella giustizia. Il tribunale ha indicato chiaramente al pubblico ministero cosa avrebbe dovuto essere fatto. Il caso Bianzino è tutt’altro che chiuso. Ora ci attendiamo che il pm ne prenda finalmente atto fino a che non sia troppo tardi. Altrimenti avremo fatto tutto questo percorso processuale faticoso e costoso durato oltre un anno per nulla. La giustizia non si può permettere di fare questioni di principio o di cavalcare posizioni improbabili il cui distacco dalla verità dei fatti è ormai sotto gli occhi di tutti. L’ordinanza riconosce la giustezza dei nostri dubbi sul fatto che nostro padre potesse essere salvato e anche sulla possibile origine traumatica sull’emorragia che lo ha ucciso. Facciamo questo in memoria di questo padre, consegnato allo Stato vivo ed in perfette condizioni di salute e restituitoci dallo Stato morto».

 

Una replica a “Processo Bianzino, i figli di Aldo chiedono «verità» insieme alle famiglie di Cucchi, Uva e Aldrovandi”

  1. […] sopra il servizio di Umbria 24, qui invece trovate l’articolo di Checchino Antonini sull’udienza di ieri. Blog this! […]

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