venerdì 26 aprile - Aggiornato alle 18:42

Pratiche agevolate per la cittadinanza, indagati sei dipendenti del Comune di Todi: due interdetti

Un ufficiale di anagrafe e un messo chiudevano un occhio in cambio di regali. Nei guai anche una brasiliana e un pensionato. Coinvolto calciatore

Il Comune di Todi

di Ivano Porfiri

Facevano ottenere la cittadinanza italiana a persone brasiliane facoltose, tra cui anche un calciatore, facendo risultare di avere un antenato umbro quindi per via del cosiddetto ‘Ius sanguinis’. Nove persone, tra cui sei dipendenti del Comune di Todi, sono indagate a vario titolo dalla procura di Spoleto per falso ideologico e materiale in atti pubblici e documenti informatici, istigazione alla corruzione e corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio. Tra questi, un ufficiale di anagrafe e un messo comunale più due soggetti che gestiscono un’agenzia di pratiche sono stati destinatari di un provvedimento cautelare di interdizione per 12 mesi dall’attività amministrativa con conseguente sospensione dal lavoro. Le indagini sono state svolte dai carabinieri della compagnia di Todi, guidata dal maggiore Luigi Salvati Tanagro coadiuvato dal luogotenente Bartolomeo Leo, e sono partite nel 2017. Le pratiche “agevolate” sarebbero state complessivamente 80-90, che ora sono al vaglio. Ai dipendenti comunali, secondo quanto emerso, sarebbero stati elargiti regali per accelerare le pratiche.

Il brasiliano di Terni L’indagine condotta dal sostituto procuratore Gennaro Iannarone nasce come costola di altre due delle procure di Nola e Terni su un brasiliano residente a Terni. È lui, inizialmente, quello che avvicina ufficiali di anagrafe compiacenti in vari comuni e se li ingrazia per agevolare le pratiche. Solo a Todi, secondo quanto accertato dai carabinieri, sotto la sua egida ne passano una cinquantina. Poi, però, nei suoi confronti scattano gli arresti domiciliari per il filone campano dell’inchiesta e quindi esce di scena. Ma l’affare è troppo ghiotto per essere interrotto, anche perché i cittadini brasiliani che vogliono prendere il doppio passaporto pagano somme che vanno dai 7 ai 10 mila euro a questa “agenzia”. Quindi al posto suo entra una connazionale 46enne insieme a un pensionato tuderte di 68 anni. I due aprono una partita Iva e fanno di tutto per entrare nelle grazie dell’ufficiale di anagrafe compiacente. Come? Gli inquirenti, che contestano la corruzione e l’istigazione alla corruzione, non hanno provato veri e propri passaggi di denaro, ma regali come un uovo con un capocollo a Pasqua.

Pacchetto all inclusive In cambio ottenevano che lui, insieme a un messo comunale amico, chiudevano un occhio su controllo che invece, una circolare del ministero degli Interni, pretende che siano particolarmente rigorosi. Quindi, il primo passo era accertare la residenza a Todi dei richiedenti. L’agenzia si occupava di tutto: organizzava il viaggio in Italia dei brasiliani, li andava a prendere all’aeroporto, li portava in appartamenti appositamente presi in affitto, metteva i loro nomi sulla cassetta della posta e quindi chiamava l’ufficiale di anagrafe, il quale mandava il messo. In un caso, i carabinieri hanno documentato che l’incontro è addirittura avvenuto non in casa, bensì in un bar. Quindi i brasiliani ripartivano, riaccompagnati all’aeroporto dall’agenzia.

Verifiche sbrigative Anche sugli incartamenti, l’anagrafe era particolarmente sbrigativa. Se si conta che la legge ammette richieste di doppio passaporto a chi ha un antenato fino alla quarta generazione, purché non abbia mai rinunciato alla cittadinanza italiana, ben si capisce come molti documenti (in alcuni casi rilasciati da chiese brasiliane) siano laboriosi da verificare. Invece, a Todi in una settimana, dieci giorni, arrivava il certificato di residenza. Con il quale i richiedenti andavano poi in questura e ottenevano il passaporto comunitario.

Il calciatore Tra i soggetti interessati a prendere il passaporto comunitario, come è facile immaginare, ci sono anche i calciatori. Nell’inchiesta su Todi ne è finito uno che, presa la cittadinanza, ha transitato per un anno in una squadra dilettantistica di Città di Castello, per poi accasarsi altrove.

Non tutte mele marce Va detto che le mele marce nel Comune sono state isolate, tanto è vero che altri dipendenti hanno collaborato coi carabinieri. Tra questi anche un primo messo comunale, oggi in pensione, che aveva partecipato ad alcuni accertamenti ma poi ha segnalato al dirigente che qualcosa non andava. Risulta indagato ma con una posizione che potrebbe portare all’archiviazione. Indagati per falso anche altri tre dipendenti che hanno materialmente rilasciato i certificarti, ma anche le loro posizioni sono ben più lievi rispetto ai due oggetto dell’interdizione.

Altri comuni L’inchiesta, in ogni caso, prosegue, perché dopo i primi intoppi a Todi, gli intermediari si sono rivolti anche a dipendenti di altri comuni.

Il Comune: «Amarezza» «Prendiamo atto con amarezza dei provvedimenti che hanno coinvolto due dipendenti del Comune di Todi e che ci sono stati notificati nella mattinata di oggi, nella consapevolezza della massima fiducia nel lavoro della Magistratura e delle forze dell’ordine – si legge in una nota dell’Amministrazione comunale -. In tal senso, auspichiamo che le persone coinvolte, nel prosieguo delle indagini, riescano a dimostrare le ragioni della propria innocenza e della mancanza di colpevolezza. Continuiamo a credere fortemente nel principio costituzionale della presunzione di innocenza, nell’ottica della nostra impostazione garantista. L’amministrazione comunale, in ogni caso, per garantire la massima efficienza nello svolgimento delle indagini, aveva già assunto i provvedimenti relativi alla rotazione del personale e, dove è stato necessario, anche quelli di natura disciplinare. Spiace dover tornare a sottolineare l’atteggiamento di qualcuno che, nel mentre l’Amministrazione si è trovata ad affrontare con energia e risolutezza la situazione che stava maturando, si è divertito a speculare sui provvedimenti assunti, quasi che fossero stati adottati senza il necessario approfondimento. Adesso non resterà che attendere la conclusione delle indagini, confidando nella loro celerità e nell’efficacia dell’azione della Magistratura e degli inquirenti».

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