mercoledì 18 settembre - Aggiornato alle 20:00

Polizia, ‘Ciccio’ Barba promosso vicario a Siena: è stato il miglior portavoce della questura di Perugia

Braccio destro di cinque questori in nove anni da capo dell’ufficio di gabinetto. Per la stampa un interlocutore serio, disponibile e autorevole

Francesco Barba impegnato durante un servizio di ordine pubblico allo stadio

di Enzo Beretta

Francesco Barba è stato promosso vicario a Siena. E’ stato primo dirigente della questura di Perugia, già funzionario del commissariato di Assisi, poi capo della Digos nel capoluogo umbro dal 1995 al 2007 prima di trasferirsi a Brescia. E’ rientrato a Perugia nel 2011 con il grado di capo di gabinetto del questore nell’ufficio più delicato, quello al quarto piano, dove passano tutte le comunicazioni, dalle più semplici a quelle «riservate» o «segrete».

Braccio destro di cinque questori E’ stato il braccio destro di cinque questori. Il primo è stato Nicolò D’Angelo, capace più di ogni altro di comprendere le potenzialità della comunicazione in un momento storico difficilissimo per la città «capitale della droga». Una strategia che ha toccato il picco più alto con Carmelo Gugliotta. Poi è stato il momento di Francesco Messina e di Giuseppe Bisogno insieme al quale la Polizia è finalmente tornata «tra la gente», in piazza, a Fontivegge, come dice anche il claim. Da pochi giorni è approdato a Perugia il nuovo questore, Mario Finocchiaro, ma era nell’aria la promozione di Barba che ora occuperà la seconda poltrona più importante nella città del palio.

Prima indagine in Italia contro addestramento al terrorismo Francesco Barba, nato ad Agrigento il 5 ottobre di 53 anni fa, ha coordinato la prima indagine in Italia per addestramento al terrorismo internazionale che portò all’arresto e alla condanna definitiva dell’imam marocchino Mostapha El Korchi e dei due custodi della moschea di Ponte Felcino.

La comunicazione della Polizia E’ stato il miglior portavoce della questura di Perugia, incarico dal quale è stato esonerato nell’ottobre 2017. Un interlocutore serio e affidabile per i giornalisti, disponibile, istituzionale, in grado di comprendere le esigenze della stampa sfruttandole per promuovere la comunicazione della Polizia. Per noi cronisti un sicuro punto di riferimento: a qualunque ora, del giorno e della notte, sapevi di poter contare sull’aiuto di ‘Ciccio’. E molte volte le indiscrezioni, spesso esagerate soprattutto nell’era dei social network, sono state ridimensionate, riportate alla realtà e raccontate per quello che meritavano.

L’importanza del rispetto dei ruoli Barba, un aziendalista sotto molti punti di vista, nei rapporti con la stampa si è sempre saputo muovere con discrezione, nel rispetto dei ruoli e nell’interesse dell’immagine della polizia. E’ sempre esistito un confronto molto diretto con lui, talvolta perfino dai toni aspri, ma non è mai mancata la possibilità di un chiarimento davanti alla tazzina bollente di un caffè impossibile da pagare al bar della questura. Ciò che doveva rimanere riservato era letteralmente impossibile venirlo a sapere da Barba, dal portavoce arrivavano solo notizie ufficiali.

Il diritto di sapere «Non so niente, dammi qualche minuto così mi informo» rispondeva. Ciò che nell’immediato è utile per un cronista. Che, oggi, purtroppo, in questa città ogni giorno è costretto a scontrarsi con un muro di timori e di silenzi da parte dei portavoce ufficiali delle forze di polizia che non parlano, non confermano e non smentiscono neppure le banalità, spesso neanche rispondono al telefono facendosi vivi solo per annunciare il nome del funzionario che li sostituirà. In questa maniera non perdono i giornalisti che non arrivano primi sulle notizie. Non perdono neppure le forze di polizia inevitabilmente meno presenti sui quotidiani d’informazione. E’ la sconfitta di tutti, delle istituzioni innanzitutto, perché viene negato ai cittadini il diritto di sapere.

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