mercoledì 5 agosto - Aggiornato alle 04:08

Poco cemento nella galleria La Franca: chiesto processo per dieci, Quadrilatero parte civile

Devono rispondere di frode e attentato alla sicurezza per spessori inferiori a quelli previsti

Galleria La Franca

di Chiara Fabrizi

Avrebbero «compromesso la stabilità e la sicurezza» della galleria La Franca della statale 77 Foligno-Civitanova, realizzando un «rivestimento definitivo con un sottospessore pari o superiore a 5 cm rispetto a quello previsto dal contratto (50 cm) sul 23 per cento della lunghezza della canna nord e su 32,25 per cento della canna sud». Il sostituto procuratore Michela Petrini ha chiesto il rinvio a giudizio di dieci persone, compreso Carlo Ferroni presidente del Cda di Grandi lavori Fincosit, per frode in fornitura pubblica e attentato alla sicurezza dei trasporti pubblici. L’indagine è nata nell’aprile 2015, dopo che la trasmissione Report raccolse la testimonianza di un operaio che denunciava proprio la non conformità dei lavori nel tunnel della Foligno-Civitanova, allora non ancora inaugurata. Stamattina il gup del tribunale di Spoleto, Federica Fortunati, ha accolto la costituzione come parte civile della committente Quadrilatero spa, rappresentata dagli avvocati Gigliola e Fidanzia, e ha respinto l’eccezione sollevata dalle difese sulla incompetenza territoriale della procura di Spoleto, mentre si è riservata la decisione sull’utilizzabilità delle intercettazioni. In aula si tornerà a fine maggio.

Chiesto processo per dieci Oltre che per Ferroni di Grandi lavori Fincosit, una società della Val di Chienti Scpa incaricata di realizzare i lavori nella galleria La Franca sulla Foligno-Civitanova, il sostituto Petrini ha chiesto il processo per frode in fornitura pubblica e attentato alla sicurezza dei trasporti pubblici anche per i due che si sono succeduti alla direzione tecnica di cantiere Renato Petrucci ed Ernesto Tedeschi; il direttore tecnico e membro del Cda Vincenzo Costantino; il geometra e capo cantiere Antonio Palazzo e l’assistente di cantiere Fabrizio Di Placido. Stesse imputazioni anche per Massimo De Iasi della società Dimms, che fece i controlli sullo spessore dei rivestimenti tra marzo e giugno 2013, e Giovanna Cassani che ha redatto la relazione seguita ai controlli col georadar e finita nel mirino della procura, perché «nonostante le immagini delle indagini fatte col georadar evidenziassero sottospessori profondi ed estesi, veniva attestata soltanto la presenza di sottospessori di modesta entità (centimetrici) che non presentavano alcuna valenza strutturale per l’opera». Secondo l’accusa gli otto avrebbero «violato fraudolentemente i contratti, celando la non conformità dell’opera alla committente e omettendo di realizzare ogni necessario intervento strutturale correttivo prima di venire a conoscenza del procedimento penale» ossia il 29 maggio 2015. In questo senso per il sostituto Petrini gli otto hanno «compromesso la sicurezza della galleria, ponendo in pericolo anche la sicurezza dei trasporti pubblici» fino all’inaugurazione del tracciato avvenuta il 28 luglio 2016 e con molto ritardo, proprio a seguito delle indagini condotte dall’Arma anche con gli uomini del Ros. Davanti al gup si difendono anche Giorgio Mazzi e Vito Alfonso Gamberale, che si sono succeduti alla Grandi lavori Fincosit come rappresentanti legali: per loro la pubblica accusa chiede il processo per gestione di rifiuti non autorizzata, reato di cui devono rispondere anche Ferroni e Petrucci. Durante le indagini condotte dall’Arma, anche col Ros, sono stati trovati 200 metri cubi di rifiuti speciali non pericolosi rinvenuti nell’area di cantiere di Sostino (Foligno) e pure fanghi prodotti da trattamenti delle acque reflue industriali rinvenuti all’interno della vasca di decantazione. Che non avrebbero dovuto trovarsi lì.

@chilodice

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