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giovedì 19 maggio - Aggiornato alle 08:09

Perugia, violenza sessuale in carcere: chiuse le indagini per l’ex agente della penitenziaria

La procura di Perugia

di Francesca Marruco

«Non l’ho mai sfiorata neanche con un dito. A me, come agli altri agenti uomini, non è permesso entrare nel braccio in cui sono detenute le donne, senza essere accompagnati da una collega di sesso femminile». E’ questo, parafrasando, quello che Raffaele Argirò, l’agente della polizia penitenziaria indagato per violenza sessuale, avrebbe detto durante l’interrogatorio avvenuto il 5 dicembre scorso davanti al pubblico ministero titolare dell’indagine Massimo Casucci. A denunciarlo una vigilessa ex detenuta nel carcere perugino di Capanne.

Chiusura delle indagini   Argirò, assistito dall’avvocato Daniela Paccoi, ha chiesto al pubblico ministero di essere sentito dopo che dalla procura, il 24 ottobre scorso, aveva ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini. Come previsto dal codice infatti, gli indagati possono chiedere di essere interrogati dopo aver ricevuto il 415 bis. Adesso il pm dovrà decidere se chiedere il rinvio a giudizio.

Guarda l’intervista all’avvocato dell’agente

L’accusa  Respinge dunque tutte le accuse l’agente della polizia penitenziaria già tirato in ballo da Amanda Knox. Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’uomo, ormai in pensione «nell’assenza temporanea del personale penitenziario in servizio presso il primo piano della sezione detentiva – sta scritto nel capo d’imputazione– e facendosi in plurime occasioni aprire il cancello della cella, costringeva o comunque induceva la stessa – in stato di soggezione psicologica derivante dallo stato di depressione sofferto a seguito della carcerazione, dall’assunzione di psicofarmaci in dosi rilevanti e anche superiori a quanto prescritto, e dal ruolo rivestito dall’Argirò, che l’aveva indotta a ritenere che un suo rifiuto avrebbe potuto determinare effetti pregiudizievoli sulla sua condizione di indagata in stato di detenzione e di madre di una bambina di sette anni –  a compiere atti sessuali anche ripetendole spesso che “si doveva comportare bene”».

Gli episodi Il capo d’imputazione ripercorre quanto, secondo quanto sostenuto dalla donna, sarebbe accaduto in neanche un mese: « in una prima occasione, palpandole repentinamente il fondoschiena stringendola a sé e baciandola. In una seconda occasione, palpandole il seno, mettendole una mano tra le cosce e poi abbassandole i pantaloni e gli slip masturbandola violentemente. Ripetendo tali condotte per vari giorni, fino a entrare nella cella, spingendola di schiena contro il muro, abbassandole i pantaloni della tuta e penetrandola fino al raggiungimento del piacere sessuale. Reiterando tali rapporti completi nei giorni successivi. In una occasione promettendole che si sarebbe interessato per sapere delle condizioni della di lei figlia di sette anni, la costringeva ad un rapporto orale, fino a raggiungere l’eiaculazione. Continuando a costringerla a rapporti vaginali completi ( complessivamente una decina d’occasioni) sempre dentro la cella, della durata di pochi minuti in cui poteva approfittare dell’assenza del personale di guardia». La donna aveva poi confermato tutto durante l’incidente probatorio avvenuto i primi di ottobre.

 

Una replica a “Perugia, violenza sessuale in carcere: chiuse le indagini per l’ex agente della penitenziaria”

  1. […] panni sporchi  Delle presunte molestie, il pm Massimo Casucci ha chiuso le indagini preludendo l’arrivo della richiesta di rinvio a giudiz…, la donna ha spiegato di averne parlato alle sorelle, alla madre e ad un ex fidanzato vigile del […]

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