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giovedì 18 agosto - Aggiornato alle 01:24

Perugia, rifiuti speciali interrati in un campo: denunciati responsabili. Sospetto sull’amianto

Il terreno sequestrato

Forse c’è amianto lì sotto. Lo fanno pensare i tipici pannelli ondulati che emergono dal terreno. La Forestale di Perugia, nei giorni scorsi, a seguito di segnalazione pervenuta alla Centrale operativa regionale tramite il numero verde 1515, ha sequestrato un terreno limitrofo alla sede legale nonché allo stabilimento produttivo di una nota impresa del settore dell’edilizia prefabbricata, nella periferia del capoluogo umbro.

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Tremila metri cubi Sin dal primo sopralluogo gli uomini del Corpo forestale hanno riscontrato una gestione di rifiuti speciali non autorizzata e non conforme alle complesse normative vigenti. In particolare è stato accertato lo smaltimento mediante interramento e spianamento di un ingente quantitativo (circa 3.000 metri cubi) di rifiuti speciali, nell’area limitrofa allo stabilimento aziendale, vasta circa 3.000 metri quadrati e classificata come terreno agricolo.

Amianto? Al vaglio dell’attività d’indagine condotta dal personale operante c’è l’ipotesi che tra i rifiuti smaltiti illegalmente possa riscontrarsi anche la presenza di materiali pericolosi, in particolare di amianto, in quanto sono state rinvenute, semi-interrate, delle lastre ondulate di copertura sulla cui composizione sono emersi interrogativi e sono oggetto di analisi.

Sequestro e denunce Per prevenire l’eventuale modifica dello stato dei luoghi, gli uomini della Forestale hanno proceduto nei confronti della società, ponendo sotto sequestro l’intero terreno interessato allo smaltimento illecito. Scattate anche le denunce per i responsabili dell’area.

Abusivismo Nel corso dei rilievi inoltre sembrerebbe emergere anche un abuso edilizio, in quanto gran parte del sedime, dove insistono impianti aziendali fissi e un deposito di materiali e attrezzature, è classificato al al Comune di Perugia come terreno agricolo “Ea” con conseguente divieto edificatorio. Inoltre, a rafforzare l’ipotesi è stata accertata anche la presenza di uno scarico non autorizzato di acque reflue industriali che confluiscono direttamente in un corpo idrico superficiale. Non avendo, in questo caso, ravvisato un imminente pericolo di alterazione dello stato dei luoghi, gli agenti non hanno reputato necessario procedere anche al sequestro di queste aree pertinenziali al capannone e dei relativi impianti industriali, provvedimento che diversamente avrebbe comportato l’interruzione dell’attività produttiva, con conseguente grave danno per l’impresa e la manodopera occupata.

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