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martedì 9 agosto - Aggiornato alle 00:46

Perugia, presunte molestie in carcere: la donna conferma. L’avvocato di lui: «E’ una calunnia»

E’ arrivata accompagnata dal compagno e dalla loro figlia di pochi anni. E’ entrata nell’aula al primo piano del tribunale penale di Perugia solo quando il suo avvocato

L'indagato Raffaele Argirò ( Foto F. Troccoli)

di Francesca Marruco e Maurizio Troccoli

E’ arrivata accompagnata dal compagno e dalla loro figlia di pochi anni. E’ entrata nell’aula al primo piano del tribunale penale di Perugia solo quando il suo avvocato le ha dato il via libera, assicurandole che non avrebbe incrociato telecamere o cronisti. Ma dentro l’aula l’ex detenuta vigilessa, ha incontrato gli occhi di quello che lei ha indicato come l’uomo che l’ha costretta a subire rapporti sessuali una ventina di volte in meno di un mese. Nel periodo in cui lei era detenuta nel carcere perugino di Capanne. Lui, il vice comandante della polizia penitenziaria Raffaele Argirò è arrivato prima di lei, ha atteso seduto fuori dall’aula e ha cercato di evitare le telecamere.

L’accusa «Ha confermato tutto – ha detto l’avvocato della presunta vittima Mario Tedesco, uscendo dall’aula dopo più di tre ore di udienza – . Non sono riusciti a metterla in difficoltà», ha concluso, alludendo forse al fatto che la donna poteva essere sottoposta alle domande di tutte le parti presenti in aula. Quindi anche quelle della difesa dell’indagato.

La difesa: è una calunnia E l’avvocato Daniela Paccoi che lo difende, all’uscita dall’udienza, non ha lesinato parole dure nei confronti della presunta persona offesa: «Si tratta di una grossa calunnia, una menzogna immensa – ha detto alle telecamere di Umbria24.it – . Il mio cliente è allibito da questa storia, dopo tantissimi anni di servizio veramente onorato, è molto amareggiato e comunque  il suo atteggiamento di disponibilità con tutti i detenuti, questa donna lo ha distorto e ne ha fatto una denuncia. Ma si trattava solo di un venire incontro alle detenute. Lo hanno ribadito tutti: lui era sempre disponibile, andava sempre a colloquio con tutti, indistintamente. Lui ha fatto con questa signora quello che ha fatto con tutti i detenuti in quarant’anni».

Lui è disperato L’accusa dunque è priva di fondamento? l’avvocato è categorico:  «Lui non respinge le accuse, è silente, veramente disperato. Lui ha ammesso che aveva un rapporto come con tutte le detenute. Le agenti della polizia penitenziaria, suoi sottoposti, hanno ribadito che lui non è mai rimasto solo un attimo con la detenuta. Per noi il giudice si è fatto un’idea precisa di come si sono svolti i fatti, e va solo a favore del mio cliente».

Incredulità Alla fine della lunga udienza, la donna è uscita da una porta secondaria e si è infilata velocemente nel suv del suo legale per evitare domande o curiosità. Al tribunale di via XIV Settembre, tutti conoscono Raffaele Argirò, e tutti sono rimasti di sale apprendendo di un’accusa tanto pesante. Adesso la palla passa nuovamente alla procura, al pubblico ministero Massimo Casucci che qualche mese fa ha iscritto l’agente  della polizia penitenziaria ormai in pensione, nel registro degli indagati.

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