venerdì 18 gennaio - Aggiornato alle 20:35

Perugia, lettera di una mamma: «I miei figli violentati non credono più nella Giustizia»

‘Erano piccoli quando vennero molestati. Il processo iniziato nel 2008 è fermo da 4 anni. Ho perso il lavoro, quando torno dal tribunale non so più cosa dire loro’

L'Aula degli Affreschi 'Paolo Nannarone'

Riceviamo e pubblichiamo la lettera firmata di una nostra lettrice della quale non pubblichiamo il nome per evitare di rendere riconoscibili le vittime.

di Una Mamma

Scrivo questa lettera il giorno seguente l’ennesimo rinvio di un’udienza in un processo che dura ormai da nove anni, un processo che vede come imputato un uomo che ha molestato sessualmente i miei figli, al momento del reato, di 7 e 9 anni, un processo che dopo tutti questi anni non ha visto ancora il primo grado di giudizio a causa di una serie di rinvii che lo tengono fermo da 4 anni.

Siamo sfiniti, delusi, arrabbiati. Mi dicevano: ‘Non denunciare, tanto è tempo perso…‘. Io non potevo lasciare impunito un reato simile sia per i miei figli sia per evitare che quest’uomo potesse nuocere ad altri bambini. Abbiamo affrontato mesi di perizie psicologiche, interrogatori, per non parlare delle spese… vogliamo parlare delle ripercussioni psicologiche che lascia un’esperienza simile in due bambini di 7 e 9 anni? Per quanto il lavoro della psicologa che li ha seguiti abbia fatto miracoli il segno di un abuso non si cancella. Mai.

Dopo quasi dieci anni che abbiamo ottenuto? Nemmeno una sentenza di primo grado. Non è giusto. Non è giustizia questa. Non so di chi sia la colpa, ma so che il nostro tribunale è al collasso. Io non mollo, non mollerò mai, e continuerò a gridare che questi reati vanno denunciati. Sempre! Mi rivolgo a mani giunte al tribunale di Perugia: non mi intendo molto dei vostri ‘come e perché’ ma prima di rinviare un’udienza, nel mio caso l’ultima di un primo grado che dura da 9 anni, esaminate bene se ne vale la pena o no. Guardate bene cosa state rimandando, che conseguenze potrebbe avere!

Ho perso la salute e il lavoro per stare dietro a questo strazio e la cosa più brutta è quando rientro a casa dopo un’udienza, i miei figli, ormai grandi, che mi aspettano sperando in buone notizie ed io che non so più che dire. Da quattro anni ormai. Non ci credono più nemmeno loro, non hanno compiuto ancora vent’anni e già non credono più nella giustizia italiana. Io vado avanti, voglio ancora crederci, spero che qualcuno ascolti questo mio grido di speranza.

Una replica a “Perugia, lettera di una mamma: «I miei figli violentati non credono più nella Giustizia»”

  1. Raffaele Curcio ha detto:

    Gentile e “sfortunata” signora io sono come lei,non mi darei pace finché non vedo “pagare” la vergogna di cui si è macchiato (se colpevole) questo IGNOBILE INDIVIDUO.Ma…ma tutto dovrà andare nel verso giusto affinché “…inidoneità del domicilio.” O “…persona non legittimata al ritiro.”blocchi il CORSO DELLA GIUSTIZIA;ed allora dovrà poi “accettare”la decisione di un “uomo”,che giudicherà “altri uomini”che hanno “sbagliato”.Lo so è difficile accettare I TEMPI DELLA GIUSTIZIA,tanto più se si è “scelti”come “ANGELI VENDICATORI” servitori di uno Stato nel quale,nonostante tutto,si CREDE;non avendo voluto perseguire altre STRADE.

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