sabato 25 maggio - Aggiornato alle 16:16

Pm Perugia ora indagano sugli appalti in ospedale: gare nel mirino, in sei accusati di corruzione

Riguardano aggiudicazione servizi pulizia. L’ex assessore Barberini: «Reno Vitali? Neanche lo conosco…». I nomi

L'ospedale di Perugia (foto Fabrizio Troccoli)

di Enzo Beretta

Nel provvedimento mediante il quale la Procura di Perugia avvisa gli indagati dell’inchiesta sui presunti concorsi truccati all’ospedale che verranno ‘aperti’ alcuni smartphone, pc, tablet e chiavette Usb si legge che sei persone sono indagate per corruzione. E’ il secondo, altrettanto effervescente, filone dell’indagine che viene portato avanti dai pm Paolo Abbritti e Mario Formisano, riguardante anche le gare per l’aggiudicazione dei servizi di pulizia al Santa Maria della Misericordia. Sono stati proprio questi elementi, i primi sui quali ha acceso i fari la magistratura, a innescare la maxi-inchiesta sulla «manipolazione sistematica dei concorsi pubblici banditi dall’Azienda ospedaliera e dall’Usl Umbria 1».

I sei indagati Risultano indagati l’ex assessore alla sanità Luca Barberini (55 anni, di Foligno), l’ex dg dell’ospedale Emilio Duca (60enne di Panicale), il direttore amministrativo Maurizio Valorosi (58, Città di Castello, lui non si è dimesso), il dirigente Roberto Ambrogi (62, originario di Bastia), Reno Vitali (66, di Spello, manager, ex di Servizi associati) e il sindacalista Alberto Palazzetti (61 anni, di Perugia).

Corruzione e turbata libertà degli incanti Vitali, Valorosi e Ambrogi – si legge nell’atto – vengono accusati di corruzione per atti contrari ai doveri di uffici. A tutti e tre viene contestato di aver commesso il reato, in concorso, «accertato in epoca successiva o prossima al 1° novembre del 2017». Insieme ad altre due ipotesi legate, stavolta, a una presunta turbata libertà degli incanti quindi del procedimento di scelta del contraente (articoli 353 e 353 bis del Codice penale) «accertato» dalla Procura umbra «in epoca anteriore o prossima al 1° novembre 2017».

L’articolo 319 Si passa dunque ad altre ipotesi di reato contestate, stavolta, a Duca e a Palazzetti: le accuse riguardano una presunta corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. Nelle imputazioni dell’ex dg dell’ospedale viene specificato che il reato è stato «accertato il 1° febbraio 2018 a Perugia» mentre per il sindacalista – secondo i pubblici ministeri – fermo restando la data del 1° febbraio (quella in cui sarebbe stato «accertato») è «tuttora permanente». Ed è la stessa identica frase che ritroviamo nelle accuse contestate a Valorosi nel cui carnet compare due volte l’articolo 319, quello, ossia, relativo alla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio.

Barberini: «Vitali? Non lo conosco» Per l’ipotesi di corruzione per l’esercizio della funzione è invece stato iscritto l’ex assessore Barberini, tornato libero venerdì all’esito dell’interrogatorio di garanzia: nel suo caso – scrivono i magistrati inquirenti – il presunto reato è stato «accertato il 1° gennaio del 2018» ed è stato «permanente fino al 10 giugno» dello stesso anno. Davanti al gip Valerio D’Andria l’ex assessore alla sanità, difeso dall’avvocato David Brunelli, ha sostenuto di non conoscere Reno Vitali.

La rettifica In merito alla pubblicazione dell’articolo, in cui Palazzetti veniva definito «coordinatore nazionale della Federazione sindacati indipendenti», dicitura letterale nelle carte agli atti del fascicolo, il segretario nazionale Paride Santi attraverso una nota pervenuta alla nostra redazione puntualizza che «all’epoca dei fatti Palazzetti non era coordinatore nazionale della Federazione sindacati indipendenti Fsi-Usae né tanto meno dirigente sindacale Fsi-Usae in quanto era già dimissionario ed espulso dal sindacato con comunicazioni formali tramite Pec all’Azienda ospedaliera di Perugia e all’Usl Umbria1». Santi sottolinea l’«estraneità del sindacato Fsi-Usae alla vergognosa vicenda». «Non siamo in grado di sapere se Palazzetti in quel periodo abbia agito a titolo personale o in nome di altra sigla sindacale di cui ci risulta nominato- si legge nella nota -. Verificheremo, collaborando con la magistratura, se ha agito utilizzando il nome del nostro sindacato e in questo caso agiremo per vie giudiziarie civili e penali per la tutela dell’immagine, del buon nome, della dignità e dell’onestà dell’organizzazione sindacale Fsi-Usae».

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