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domenica 19 settembre - Aggiornato alle 13:01

Perugia, la maledizione del pusher al telefono contro gli investigatori: «Spero che Allah vi accechi»

Otto maghrebini in carcere per spaccio di hashish. «Attività frenetiche». La Finanza li ha seguiti piazzando gps e telecamere nelle loro auto

di Enzo Beretta

Il Club Miami Cielo, circolo privato di Ponte San Giovanni che su carta ospitava un’associazione culturale, era la base logistica e operativa di un presunto traffico di droga animato da maghrebini a Perugia. Questo si legge nelle 153 pagine di ordinanza di custodia cautelare che hanno portato in carcere 8 persone di origine marocchina e tunisina e altre due agli arresti domiciliari. Dall’indagine della guardia di finanza emerge che «un cospicuo numero di soggetti, nei rispettivi ruoli di fornitori, intermediari e spacciatori al minuto si dedicano a frenetiche attività illecite di approvvigionamento e spaccio di quantità di droga di diversa qualità».

Le macchine I 90 grammi di hashish sequestrati grazie al fiuto delle unità cinofile delle fiamme gialle nel novembre 2019 sono solo la prima goccia di una serie di rinvenimenti: ce ne saranno altri, molto più consistenti, come i 760 grammi rintracciati sotto al guardrail di una strada a Pian d’Assino nel Comune di Umbertide (pilotati con il gps piazzato sotto alla carrozzeria di una Punto), altri dieci panetti di «fumo» rinvenuti nelle vicinanze di cassonetto per la raccolta differenziata ancora seguendo l’utilitaria che stavolta si era allungata fino a Pieve d’Agnano, un etto di cocaina intercettato a Perugia dai militari del Gruppo operativo antidroga, poco meno di quattro chili di hashish nella primavera 2020 (una parte della quale occultati nell’edera oppure sottoterra), un altro chiletto abbondante negli anfratti di una Renault Megane alla quale è stato intimato l’alt dalle parti di Terni. Il bello, però, doveva ancora arrivare, perché in un bosco dalle parti di Badia il Goa rintraccia una busta di nylon con 110 panetti: 11 chili di hashish, l’equivalente di 95 mila spinelli. La finanza traccia e segue le macchine: nel vano airbag di una Fiat Croma ci sono nascosti quattro chili, probabilmente destinati al mercato di Torino, un’Audi Q5 porta in dote 81 ovuli.

Il club Spiegano gli inquirenti: «Le investigazioni, partite dall’ipotesi secondo la quale intorno al Club Miami Cielo gravitassero una serie di soggetti dediti allo spaccio di droga all’inizio ha consentito di accertare singole ipotesi di cessione e l’esistenza di collegamenti tra vari soggetti. Il circolo, ufficialmente improduttivo, veniva utilizzato come una schermatura. Successivamente è emerso che gli stessi agivano in stabile cooperazione tra loro utilizzando il club come base logistica per la gestione dei loro traffici illeciti, preoccupandosi di fornire assistenza ai sodali che incappavano nelle maglie della giustizia o nei controlli delle forze dell’ordine».

IL VIDEO DELLE PERQUISIZIONI

Le intercettazioni telefoniche Viene esaltata l’importanza delle intercettazioni: «Il telefono, sia pure mediante l’adozione da parte dei protagonisti di usuali e comuni accorgimenti di natura prudenziale volti a evitare la comprensione dell’esatta natura dei discorsi tra loro intrattenuti, risulta lo strumento più rapido ed efficace per la gestione dei traffici di droga e, in quanto tale, è il mezzo privilegiato per veloci e immediati contatti finalizzati alla cessione». «Per lui sarà la prima volta», viene registrato dai finanzieri in cuffia e tradotto dalla lingua araba. «Sì, ma lo chiuderanno (in carcere)». La risposta non tarda ad arrivare: «Spero che Allah li accechi», viene detto con riferimento ai carabinieri: «Ce l’hanno con me, qualcuno li ha chiamati». Promettono vendetta contro chi ha informato le forze dell’ordine, si suggeriscono metodi per far sparire la droga nel water: «Otto pezzi? Passano ma devi usare le mani».

Il capo e lo spoletino La presunta associazione un capo ce l’ha: Mohamed Marouen Aouini, tunisino, 39 anni, «promotore e organizzatore», legale rappresentante del circolo alla periferia di Perugia, è l’uomo che «si prodiga per coordinare l’attività degli associati e assicurare sia la funzionalità che l’efficienza della struttura criminale mentre gli appartenenti eseguono le sue direttive». La gestione dello spaccio è coordinata – si legge – oltre ai casi di vero e proprio concorso nelle singole attività svolgono ruoli intercambiabili, si girano i clienti e le informazioni, si riforniscono a vicenda, si prestano mutuo soccorso». La ricostruzione dei canali di approvvigionamento – è ancora l’ordinanza – ha permesso di individuare «fornitori di elevata caratura criminale nel traffico illecito». Gli investigatori hanno anche piazzato una telecamera nell’auto di un altro indagato, filmato mentre apre i panetti di droga o mentre conta il denaro. Il pusher, secondo quanto emerso dal monitoraggio dei suoi spostamenti, «è solito occultare la droga in zone boschive o in anfratti di strade sterrate adiacenti a dove vive così da approvvigionarsi di volta in volta a seconda delle richieste, prelevando la sostanza e cedendola ai vari acquirenti, sottraendosi in questo modo alle conseguenze di eventuali controlli di polizia». Negli atti giudiziari si legge il nome di uno spoletino di 36 anni finito agli arresti domiciliari: «Tra gli altri fatti di reato ha acquistato quattro chili di hashish con la finalità di rivenderli nella zona di Napoli, mostrando di avere contatti sia con coloro che si dedicano al narcotraffico nella sua regione che al di fuori».

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