venerdì 24 maggio - Aggiornato alle 23:10

Perugia, detenuto dà fuoco alla cella: tre agenti penitenziari intossicati

Il sindacato Sappe: «Tragedia sfiorata, dopo l’intervento gli altri reclusi hanno iniziato a inveire e sbattere le inferriate». Osapp: «Grave carenza personale»

Il carcere di Capanne (foto F.Troccoli)

Un incendio innescato da un detenuto che poteva finire in tragedia. È successo mercoledì sera nel carcere perugino di Capanne. «Una serata da incubo», spiega Fabrizio Bonino, segretario regionale del Sappe Umbria.

Tre agenti intossicati «Verso le 22.40 – dice Bonino – un detenuto albanese con fine pena 2027 ha dato fuoco alla cella nel Reparto circondariale di Perugia Capanne: prima ha dato fuoco alla cella e poi si è chiuso nel bagno nella doccia. Purtroppo, tre poliziotti penitenziari sono rimasti intossicati e poi ricoverati in ospedale al Silvestrini. Il detenuto non ha riportato nulla ed e stato portato in isolamento. I motivi sembrerebbero futili, inerente ad un rapporto disciplinare, ma nell’occasione dell’incendio tutti gli altri detenuti hanno incominciato a inveire contro il personale sbattendo forte i blindati e le inferriate. Poteva essere una tragedia, sventata dal tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari di servizio nel Reparto e dal successivo impiego degli altri poliziotti penitenziari. Sono stati bravi i poliziotti penitenziari in servizio nel carcere perugino a intervenire tempestivamente, con professionalità, capacità e competenza».

Doppio turno Altri particolari vengono forniti dall’altro sindacato Osapp. Tra questi, il fatto che «il personale intervenuto, tre unità, una delle quali espletava il doppio turno dalle ore 8 alle ore 16 e dalle 16 alle 24 per gravissima carenza di personale, è stato ricoverato presso il locale Nosocomio per accertamenti ancora in corso. Il segretario Osapp Leo Beneduci afferma che «si tratta dell’ennesimo episodio occorso nelle carceri italiane a dimostrazione del fatto che è sempre e solo la polizia penitenziaria a pagare, anche a prezzo della propria incolumità personale, le conseguenze dei disservizi e della disorganizzazione che connotano l’organizzazione degli Istituti di pena Italiani. L’episodio in questione dimostra che la priorità dell’Amministrazione è tutt’altra rispetto al garantire la sicurezza di tutto il personale operante negli istituti penitenziari».

Solidarietà Donato Capece, segretario generale Sappe, rivolge «solidarietà agli agenti di polizia penitenziaria intossicati» ed esprime «solidarietà e apprezzamento per la professionalità, il coraggio e lo spirito di servizio dimostrati di poliziotti penitenziari di Perugia. E’ solamente grazie ai poliziotti penitenziari, gli eroi silenziosi del quotidiano a cui va il ringraziamento del Sappe per quello che fanno ogni giorno, se  le carceri reggono alle costanti criticità penitenziarie».

Critiche all’Amministrazione Dura la critica del Sappe ai vertici dell’Amministrazione penitenziaria: «In tutto questo contesto, il Capo dell’Amministrazione penitenziaria Consolo si preoccupa di cambiare taluni vocaboli ad uso interno nelle carceri e non a mettere in campo adeguate strategie per fronteggiare questi gravi eventi. La preoccupazione del Dap è che non si debba più dire cella ma camera di pernottamento, la domandina lascia il posto al modulo di richiesta, lo spesino diventa addetto alla spesa dei detenuti, non ci sarà più il detenuto lavorante ma quello lavoratore e così via. Questo aiuta a capire quali evidentemente siano le priorità per il Capo dell’Amministrazione Penitenziaria. Non il fatto che contiamo ogni giorno gravi eventi critici nelle carceri italiane e umbre, episodi che vengono incomprensibilmente sottovalutati proprio dal Dap. Che ogni 9 giorni un detenuto si uccide in cella e che ogni 24 ore ci sono in media 23 atti di autolesionismo e 3 suicidi in cella sventati dalle donne e dagli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria.  Non, insomma, soluzioni concrete alle aggressioni, risse, rivolte e incendi che sono all’ordine del giorno e frequentissime anche nel carcere di Perugia, visto anche il costante aumento dei detenuti in carcere, o all’endemica carenza di 7.000 unità nei ruoli della polizia penitenziaria».

 

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