venerdì 15 novembre - Aggiornato alle 11:41

Perugia, concorso per ricercatore truccato: condannata a tre anni la docente dell’università di medicina

La facoltà di Medicina - foto Fabrizio Troccoli

di Francesca Marruco

Per l’accusa, e adesso anche per i giudici che l’hanno condannata a tre anni di reclusione, ha manovrato un concorso di microbiologia all’università di Perugia per riservare quel posto da ricercatore ad una persona a lei gradita. E’ con questa accusa che l’ordinario di patologia generale all’università di Perugia Luigina Romani, è stata condannata anche al pagamento di di una provvisionale di 20mila euro alla professoressa Silvia Bellocchi, che l’aveva denunciata. I giudici hanno inoltre disposto l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici (quindi in caso di condanna definitiva al termine dei tre gradi di giudizio, verrebbe sospesa dall’ateneo).

Il fatto La professoressa Romani, assistita dal penalista Francesco Falcinelli, si è sempre dichiarata innocente rispetto alle accuse che gli muoveva il pm Giuseppe Petrazzini. In pratica, all’indomani di un concorso per un posto da ricercatrice, i Nas di Perugia – che già avevano avviato un’indagine su presunte irregolarità nei concorsi universitari sulla base di alcuni esposti anonimi – sequestrarono pc e block notes alla candidata che poi vinse il concorso, e trovarono nel block notes i titoli dei temi e nel pc i temi svolti.

La presunta favorita La professoressa Teresa Zelante ha spiegato in aula che i titoli li aveva scritti una volta tornata a casa dopo aver fatto l’esame e che i temi svolti nel pc erano solo alcuni dei tantissimi temi che lei aveva preparato per quella prova. La professoressa Romani aveva negato con forza di aver mai passato i titoli a quella candidata e di aver manipolato le riunioni della commissione d’esame, affinché gli argomenti che i candidati dovevano trattare fossero proprio quelli. Ma contro di loro, oltre alle accuse della procura, c’era anche il racconto della professoressa Silvia Bellocchi che ha sempre detto di essere stata fortemente penalizzata da quell’episodio e che adesso, dopo una sentenza molto dura, con una pena anche superiore alle richieste del pm, dice: «Sono soddisfattissima. Spero che la mia vicenda dia coraggio a tutte quelle persone che sanno come stanno le cose ma non denunciano per paura di avere poi la vita impossibile».

Concorsi con un solo candidato Dal processo erano state escluse le intercettazioni, ambientali e telefoniche, per difetto di motivazione nell’autorizzazione che all’epoca – il concorso è del 2008 – il gip concesse. Ma martedì mattina, il pm Petrazzini, in sede di repliche, ha voluto nuovamente evocare le intercettazioni, quelle ambientali fatte durante le riunioni della commissione esaminatrice. «Se tutto fosse andato come doveva andare – ha detto il pm – per ché la difesa non ha chiesto l’acquisizione delle registrazioni delle riunioni della commissione? Se non aveva nulla da nascondere e anzi sarebbero potute servire per chiarire, perché opporsi all’acquisizione?». E poi il pm, parlando degli altri episodi finiti nell’indagine, ha aggiunto: «In che mondo viviamo? Come è possibile che in tanti concorsi ci sia un solo candidato?».

La difesa: sentenza non condivisibile Le evocazioni delle intercettazioni durante la replica del pm sono state bollate come «suggestive» dall’avvocato Francesco Falcinelli che ha anche parlato di «vuoto probatorio», per tornare poi a quel corvo che avrebbe denunciato sulla base di voci di corridoio. Dopo la sentenza poi il legale ha aggiunto: «La decisione non è condivisibile. Occorrerà attendere il deposito della relativa motivazione. Auspico che ciò avvenga nei tempi più rapidi possibili, di guisa che la professoressa Romani possa proporre immediato atto di appello. Sono certo, – ha aggiunto – che i successivi sviluppi processuali consentiranno di ottenere, in conformità alle risultanze probatorie acquisite, l’integrale riforma della sentenza odierna, con la conseguente affermazione di insussistenza dei reati ascritti alla mia assistita. E’ noto – ha concluso il legale – che il nostro Ordinamento preveda tre gradi giurisdizionale e che l’ accertamento dei fatti oggetto del processo si verifica solamente con la sentenza definitiva».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.