mercoledì 8 luglio - Aggiornato alle 06:49

Palazzo Monaldi, sentenza ribaltata: consiglio regionale non dovrà pagare 928 mila euro

La Corte d’appello ha stabilito la legittimità della risoluzione del contratto di affitto fatta dall’Assemblea

Palazzo Monaldi (foto u24)

di Daniele Bovi

La Corte d’Appello di Perugia ha ribaltato la sentenza di primo grado sul caso di Palazzo Monaldi, per il quale l’Assemblea legislativa dell’Umbria era stata condannata a pagare, nel luglio scorso, quasi un milione di euro. In attesa delle motivazioni, che saranno rese note nei prossimi giorni, nel dispositivo depositato nelle scorse ore si stabilisce la legittimità della risoluzione del contratto di affitto fatta dall’Assemblea legislativa nel 2015. Per inquadrare la vicenda occorre risalire ai tempi del governo Monti, quando il numero dei consiglieri regionali fu tagliato da 30 a 20, rendendo così non più necessari alcuni uffici affittati nel palazzo accanto alla sede del consiglio.

In primo grado Con la sentenza di primo grado, il Tribunale di Perugia ha dichiarato inefficace il recesso esercitato dall’Assemblea legislativa rispetto ai contratti di locazione del 2010 e 2012 stipulati con la società locatrice, condannando la Regione al pagamento dei canoni di locazione dal giugno 2015 all’inizio della causa, per un totale di 928 mila euro; dopo la sentenza, l’avvocato Mario Rampini ha chiesto la sospensiva, accordata poco dopo. Per far fronte al pagamento, alla fine di luglio il consiglio regionale ha dovuto approvare un disegno di legge dell’Ufficio di presidenza con cui si è riconosciuta la legittimità del debito fuori bilancio derivante dalla sentenza di primo grado.

La storia Il palazzo apparteneva all’Ina, l’Istituto nazionale assicurazioni che lo affittò al consiglio regionale a partire dal 1997. Nel 2009 arrivò la vendita, per quasi cinque milioni di euro, alla Palazzo Monaldi Srl che, come risulta da una delibera di giunta del 2009, era disposta sia a vendere che a proseguire con l’affitto: «I canoni richiesti per un eventuale novazione del contratto di locazione – era scritto nel documento – ammontano ad euro 350.392,80, con un incremento della spesa attualmente sostenuta pari a euro 186.479,16». Nel 2010 venne deciso di rinnovare il contratto di affitto fino al 2016, salvo disdirlo a fine 2014, motivo dal quale è scaturita la causa si è ora espressa la Corte d’Appello.

Twitter @DanieleBovi

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