sabato 28 gennaio - Aggiornato alle 10:16

Omicidio Raggi, Diego: «Mio fratello non diventi simbolo di lotta all’immigrato né di campagne di odio»

Diego Raggi

di C.F.
Twitter @chilodice

«David non diventi il simbolo della lotta all’immigrato, né la sua morte il principio di una campagna di odio contro gli stranieri». È un messaggio chiaro e inequivocabile quello che Diego Raggi, fratello di David, ucciso barbaramente con una bottigliata da un marocchino ubriaco, lancia dalle colonne di La Repubblica a un Paese, ma soprattutto a una certa classe politica incapace di risalire in silenzio la china del dramma di Terni e correggere ciò che la morte di David ha mostrato in tutta evidenza: uno straniero già espulso per scippi e rapine, può incredibilmente chiedere asilo politico e restare in Italia anche quando lo Stato non glielo concede in attesa, addirittura, dell’esito del ricorso.

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Calderoli, Salvini e Toti E qui tra le pieghe di leggi incomprensibili ai più, si inserisce ad esempio Roberto Calderoli (Lega Nord) che ha parlato di «di incredibile spudoratezza del centro sinistra di fronte alla lunga scia di sangue lasciata dagli immigrati nel nostro Paese, David Raggi è una vittima inconsapevole di quella dannosa follia chiamata Mare Nostrum». Matteo Salvini, segretario del Carroccio, ha invece annunciato di voler «denunciare Renzi e Alfano per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, raccogliendo le firme dei cittadini per una class action perchè il morto di Terni è figlio di Mare Nostrum». Il consigliere politico di Forza Italia Giovanni Toti su Twitter ha invece scritto: «Terni, inaccettabile essere uccisi da chi doveva essere espulso. #piusicurezza #menoimmigrazione #piuagentiinstrada. #unpaesediverso».

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Diego Raggi: «David non vorrebbe campagne di odio»  Ma se c’è una cosa certa, oltre al dolore, è l’esempio che la famiglia Raggi sta dando all’Italia, nonostante lo strazio dell’assurda uccisione di David e di quel sorriso che dispensava a chiunque. «A me gli estremismi non sono mai piaciuti, né da un lato né dall’altro – spiega Diego Raggi – e non voglio che la vicenda di mio fratello venga strumentalizzata, non voglio che mio fratello diventi il simbolo della lotta all’immigrato. Lui non lo avrebbe mai permesso: faceva persino volontariato al 118. Era una persona buona con tutti, non accetterebbe che la sua morte servisse a far partire una campagna di odio contro gli stranieri».

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Fame di giustizia Questo non significa che la fame di giustizia a casa Raggi, come a Terni e in tutta Italia, non debba essere ascoltata: «Vorrei che lo Stato – continua Diego – ci aiutasse ad avere giustizia, a fare sì che l’uomo che ha ucciso mio fratello senza un motivo paghi, passando il resto della sua vita in galera, che non abbia i domiciliari tra dieci anni. Ecco, questo vorrei. E non perché é straniero, ma perché ha sbagliato. E chi sbaglia deve pagare». Chiaro, inequivocabile.

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Delegazione di marocchini a casa Raggi Sabato pomeriggio nell’abitazione della famiglia Raggi è stata anche ricevuta unan delegazione di marocchini di Terni: «Sono stati gentilissimi, ci hanno fatto le condoglianze ed erano molto dispiaciuti, si vergognavano. Non voglio – ribadisce – che ora si crocifiggano i marocchini, non sarebbe giusto, perché allora noi dovremmo crocifiggere gli italiani che uccidono le mogli. In casa nostra il razzismo non è mai entrato e non entrerà mai. Se poi quello che ci è successo servisse a capire come prevenire cose del genere, come controllare chi entra nel nostro Paese, allora forse mio fratello non sarebbe morto invano».

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Funerali in Duomo Intanto la famiglia insieme al sindaco Leopoldo Di Girolamo e alla diocesi, ha deciso di spostare dalla chiesa di San Paolo al Duomo i funerali di David. Le esequie si terranno martedì alle 15 e saranno celebrate dal vescovo Giuseppe Piemontese, a concelebrarle don Roberto. Martedì sarà quindi lutto cittadino, mentre domenica pomeriggio in piazza dell’Olmo è stata organizzata della parrocchie del centro di Terni una veglia.

3 risposte a “Omicidio Raggi, Diego: «Mio fratello non diventi simbolo di lotta all’immigrato né di campagne di odio»”

  1. Michele ha detto:

    Non si tratta di essere
    razzisti, tolleranti, fascisti, comunisti, cattolici, atei, ecc. qui si tratta
    di decidere se vogliamo mantenere o meglio tornare (prima che sia troppo tardi)
    a una “sana” convivenza sociale. Io credo che determinati reati,
    indipendentemente da chi li commetta (italiani, stranieri, milanesi, perugini,
    napoletani, siciliani, calabresi, ternani, albanesi, romeni, magrebini, francesi,
    tedeschi, ecc.), debbano essere puniti con pene certe . Non mi sto riferendo
    alla pena di morte (sarebbe troppo semplice), ma introdurre la pena
    ai lavori forzati a vita che abbia una funzione esclusivamente afflittiva e non
    rieducatrice (basta con l’ipocrisia di credere che alcuni soggetti indefinibili
    possano essere educati) e che abbia comunque un’utilità sociale per le comunità
    vittime dei loro delitti.

  2. Michele ha detto:

    Non si tratta di essere razzisti, tolleranti, fascisti, comunisti, cattolici, atei, ecc. qui si tratta di scegliere se vogliamo mantenere o meglio tornare (prima che sia troppo tardi)
    a una “sana” convivenza sociale. Io credo che determinati reati,
    indipendentemente da chi li commetta (italiani, stranieri, milanesi, perugini,
    napoletani, siciliani, calabresi, ternani, albanesi, romeni, magrebini, francesi,
    tedeschi, ecc.), debbano essere puniti con pene certe . Non mi sto riferendo
    alla pena di morte (sarebbe troppo semplice), ma introdurre la pena
    ai lavori forzati a vita che abbia una funzione esclusivamente afflittiva e non
    rieducatrice (basta con l’ipocrisia di credere che alcuni soggetti indefinibili
    possano essere educati) e che abbia comunque un’utilità sociale per le comunità
    vittime dei loro delitti.

  3. Lodovico Zanetti ha detto:

    Quest’uomo è un gigante. Rinuncia all’odio, che sarebbe così umano, in nome della giustizia. Giù il cappello.

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