mercoledì 23 ottobre - Aggiornato alle 04:21

Omicidio Raggi, 30 anni anche in appello per Aziz che provocato risponde col dito medio: aggredito

Dopo due ore di camera di consiglio i giudici confermano la decisione di primo grado nonostante le richieste della procura generale. Pugni contro il blindato della Penitenziaria

Amine Aassoul condannato a 30 anni

di Enzo Beretta e Massimo Colonna

La Corte d’assise d’appello di Perugia ha confermato la condanna a trent’anni di reclusione per Amine Aassoul, detto Aziz, il 29enne marocchino che nel marzo 2015 ha ucciso a Terni il 27enne David Raggi. Momenti di tensione al termine dell’udienza quando lo straniero, uscendo dal Palazzo di Giustizia di Perugia, ha provocato gli amici della vittima mostrando loro il dito medio. Gli amici hanno dunque tentato di aggredirlo mentre montava sul furgone blindato della polizia penitenziaria ma sono stati allontanati dagli agenti.

VIDEO: L’AGGRESSIONE

Sentenza confermata La procura generale, escludendo l’aggravante dei futili motivi, aveva chiesto una riduzione di pena a 18 anni di reclusione ma il presidente Pierucci e il giudice a latere Falfari, nel corso della camera di consiglio durata due ore, hanno deciso di confermare la sentenza di primo grado.

Le reazioni Il fratello della vittima, Diego, ha detto: «David ha vinto e sono emozionato. Fortunatamente stavolta la Giustizia ha funzionato, se vogliamo dare una svolta all’Italia è questa la strada. La gente deve capire che se viene da noi e commette un omicidio o qualsiasi altro delitto non è più possibile passarci sopra. Questa è una sentenza esemplare». Di parere diverso il suo avvocato Massimo Proietti: «In seguito alla richiesta della procura generale abbiamo vissuto momenti di preoccupazione. Non è stata una sentenza esemplare ma giusta ed equilibrata. Eliminare l’aggravante dei futili motivi non era corretto, né da un punto di vista giuridico né del senso comune».

FOTOGALLERY: MOMENTI CARICHI DI TENSIONE DOPO LA SENTENZA

Fuori dal Palazzo di Giustizia Urla e minacce all’imputato prima ancora che uscisse dal portone in piazza Matteotti. Lo straniero ha mostrato il dito medio agli amici di David. A quel punto uno di loro ha sputato contro il «profugo di merda» tentando di aggredirlo. Gli agenti della polizia penitenziaria però sono riusciti a evitare il contatto. Minacce anche ad un cameraman: «Non riprendere sennò sfondo pure te». Pugni e manate contro il furgone anche da parte di una giovane. Il blindato si è allontanato con le sirene accese mentre continuavano a provenire urla, anche femminili, che invitavano Aziz ad «ammazzarsi in carcere».

VIDEO: LA RICOSTRUZIONE DELLA GIORNATA

Le richieste prima della sentenza Dunque la camera di consiglio è durata circa due ore e intorno alle 14 è arrivata la lettura del dispositivo. L’udienza era iniziata alle 9 del mattino e prima che i giudici si ritirassero per la decisione finale la parola è passata alle parti. Prima la Procura generale, tramite il sostituto procuratore Giancarlo Costagliola, ha formalizzato la richiesta di escludere l’aggravante dei futili motivi dalle contestazione. Condizione questa che avrebbe portato, secondo le richieste dell’accusa, ad un abbassamento della pena dai 30 fino a 18 anni di reclusione per il 29enne marocchino. Poi la parola è passata alla difesa, con l’avvocato Giorgio Panebianco che ha chiesto di riqualificare l’ipotesi di reato in omicidio preterintenzionale e la conseguente riduzione della pena. Di contro la parte civile, ossia la famiglia della vittima rappresentata dall’avvocato Massimo Proietti, ha chiesto la conferma della condanna di primo grado. Conferma che poi è stata confermata dai giudici perugini.

VIDEO: LO SFOGO DEL FRATELLO DI DAVID

C’è anche la famiglia Macro Oltre ad un gruppetto di amici di David che hanno atteso l’esito della sentenza fuori dal palazzo di Giustizia, era presente anche la madre di Carlo Macro, il 33enne romano ucciso il 14 febbraio 2014 in zona Gianicolo da un indiano senza fissa dimora. Entrambe le famiglie delle vittime hanno avviato una causa contro lo Stato, sostenuta dall’avvocato Proietti. Nel caso Raggi il procedimento riguarda il ministero dell’Interno e quello della Giustizia, chiamati in causa per la mancata espulsione del marocchino e per la mancata esecuzione di un cumulo di pene. Su questo fronte il prossimo aggiornamento arriverà dal tribunale di Roma il prossimo 8 novembre.

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