venerdì 26 aprile - Aggiornato alle 18:24

Omicidio a Ponte d’Oddi, pallini da caccia nel cuore e nei polmoni: «Ucciso per i soldi»

Sangue repertato anche sulla scaletta a chiocciola. Dietro il delitto le pressanti richieste di denaro al 58enne per piccoli debiti

di En.Ber. e Iv.Por.

I pallini esplosi dal fucile da caccia che Antonino Catalano ha utilizzato per sparare dal terrazzino di casa sua a Ponte d’Oddi hanno ferito mortalmente Mirco Paggi al cuore e ai polmoni. Numerosi fori, infatti, sono stati notati sulla parte sinistra del torace della vittima morta pochi istanti dopo gli spari. Questo e altri particolari sul delitto di via Giuseppe Porta verranno chiariti nel corso dell’autopsia di cui si occuperà il medico legale Luca Pistolesi incaricato dal pubblico ministero Annamaria Greco che coordina le indagini della polizia.

FOTOGALLERY: SUL LUOGO DEL DELITTO

Sangue sulla scala I colpi esplosi con l’arma, che aveva le canne mozzate ed era detenuta illegalmente, dato che Catalano non avrebbe potuto possederla per i suoi precedenti, hanno ucciso Paggi in fretta ma non proprio immediatamente: sangue è stato repertato dagli inquirenti non solo intorno al cadavere riverso in terra, ma in diverse zone del lastricato sotto casa dell’assassino, compresa la scaletta a chiocciola che porta al palazzo della strada soprastante. Possibile che sia stato centrato proprio mentre era sulla scala? Saranno gli esperti di balistica della polizia scientifica a dirlo.

I VICINI: «LITE PER SOLDI»

Indagini sul movente Gli investigatori della squadra mobile, nel frattempo, sono impegnati a ricostruire il movente dell’omicidio. Questioni di soldi? Di donne? Non è ancora chiaro, fatto sta che è spuntata una denuncia tra i due vecchia solo di tre mesi. Alcuni testimonianze di persone che abitano vicino e a quell’ora – erano le 19.30 – si sono affacciate quando hanno sentito il diverbio hanno riferito di una lite per denaro. O, almeno, che il 43enne stava reclamando del denaro, forse per un debito non onorato. Altri hanno detto che l’omicida, dopo il fatto, avrebbe detto: «Gli ho sparato, mi dava il tormento».

Continue richieste di soldi Secondo quanto riportano i quotidiani in edicola venerdì, Paggi e Catalano avevano lavorato insieme distribuendo volantini e il 43enne reclamava denaro al 58enne. Piccole somme, 20-30 euro a volta, ma che non potevano essere saldate. Una escalation di richieste e minacce che aveva portato Catalano a denunciare l’ex amico. Fino al diverbio dell’altra sera, quando le richieste si erano fatte talmente pressanti da indurre l’omicida a imbracciare il fucile e sparare. In particolare il Corriere dell’Umbria riporta il fatto che Paggi avrebbe minacciato di uccidere il figlio 16enne dell’altro se non avesse saldato il debito. A rivelarlo agli inquirenti lo stesso assassino durante l’interrogatorio fiume in questura la notte del delitto. Parole che, ovviamente, andranno riscontrate da chi indaga.

VIDEO: MIRCO DENUNCIAVA IL DEGRADO A PONTE D’ODDI

Interrogatorio di garanzia Antonino Catalano, che ha ammesso di aver ucciso Paggi consegnandosi alla polizia, è stato accompagnato in carcere all’alba di giovedì. A Capanne è entrato con una bombola dell’ossigeno alla quale resta attaccato a causa di un enfisema polmonare. Sempre nel penitenziario si svolgerà l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice Natalia Giubilei. Insieme al magistrato ripercorrerà le fasi dell’omicidio, dalle ragioni della lite alla telefonata al 113 per costituirsi alla polizia.

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