venerdì 21 settembre - Aggiornato alle 06:42

Omicidio a Perugia: «Ho ucciso mia madre». Silenzio però quando gli chiedono perché

Luciano Naticchi è in carcere con l’accusa di omicidio volontario dopo aver strangolato l’anziana vedova sul proprio letto

di Enzo Beretta

E’ in carcere, con l’accusa di omicidio volontario aggravato, il 59enne Luciano Naticchi reo confesso di aver strangolato la madre Ofelia Tiburi di 79 anni nell’appartamento di quest’ultima a Montelaguardia. Sull’omicidio indagano i carabinieri di Perugia che lunedì mattina alle 7.40 hanno ricevuto la telefonata dell’assassino. Poche parole – «Ho ucciso mia madre, venite a prendermi» – quelle pronunciate dal pensionato che ha aperto la porta dell’abitazione al secondo piano di via delle Ghiande 88 dove aveva trascorso la notte prima di strangolare la vedova sul proprio letto matrimoniale. Stanotte come capitava talvolta in seguito alla morte del padre, aveva lasciato la famiglia al primo piano salendo le scale per tenere compagnia all’anziana madre. Aveva dormito nella stanza a fianco alla sua ma – quanto pare – all’arrivo dei militari il suo letto era in ordine.

IL VIDEO DELL’ARRESTO

L’interrogatorio L’interrogatorio in caserma davanti al pm Annamaria Greco è durato circa tre ore ma l’indagato, in stato confusionale, non è stato in grado di dare una spiegazione al drammatico gesto. L’autopsia che svolgerà nelle prossime ore il medico legale Laura Paglicci Reattelli aiuterà a comprendere meglio l’orario dell’assassinio che, in ogni modo, dovrebbe essere avvenuto all’alba quando «era meno buio» quindi non troppo tempo prima della chiamata al 112.

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In passato Naticchi aveva tentato il suicidio Quali ragioni potrebbero aver indotto l’uccisione della madre da parte di Naticchi? Non è ancora chiaro: per il momento l’ipotesi del movente economico sembra essere stata accantonata. Naticchi, difeso dall’avvocato Francesco Falcinelli, è incensurato e fino a lunedì non aveva mai avuto problemi con la giustizia. Era in pensione da qualche tempo dopo aver lavorato a lungo in un negozio di scarpe in piazza Matteotti, nel cuore di Perugia, e poi alle dipendenze di una cooperativa di servizi. E’ stato in cura per un periodo da uno psichiatra che nel corso della terapia è venuto a mancare e, tempo fa, aveva tentato il suicidio. Ora è in carcere a Capanne, sorvegliato a vista, a disposizione dell’autorità giudiziaria dinanzi alla quale si svolgerà l’interrogatorio di garanzia.

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