martedì 7 aprile - Aggiornato alle 18:10

Omicidio Meredith, Rudy contro Sollecito: «Non ho detto di averti visto quella notte in casa di Mez»

Rudy Guede ospite di Franca Leosini

di Fra. Mar.

Non smette di causare polemiche l’intervista che Rudy Hermann Guede ha rilasciato a Franca Leosini e mandata in onda in una puntata di ‘Storie Maledette’ la scorsa settimana. Infatti, dopo che Raffaele Sollecito l’ha commentata in un’intervista uscita sul settimanale ‘Oggi’ arriva – tramite l’ufficio stampa di cui si è dotato – la replica di Guede.
In particolare, per controbattere «alle modalità di conduzione dello stesso in quanto registrato senza alcun contraddittorio», Guede sottolinea- elencandole – tutte le trasmissioni a cui anche Sollecito ha partecipato. «Nell’articolo appena pubblicato – si legge nella nota stampa di Guede – si osserva tuttavia che i commenti e le osservazioni sui fatti di cronaca vanno proposti prima delle sentenze e non dopo. Altrimenti ci troveremmo “in presenza di un surreale quarto grado di giudizio”. Rispettiamo questa opinione, ma vorremmo anche aggiungere che un’altra corrente di pensiero sostiene invece che i processi andrebbero celebrati nelle aule dei tribunali e non sulle pagine dei giornali o negli studi televisivi. E Rudy Guede ha atteso 8 anni e la fine di tutti i gradi di giudizio (compresi quelli riguardanti Raffaele Sollecito e Amanda Knox) prima di esprimere la sua opinione».

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Le repliche E poi, Sollecito sostiene che Rudy non avesse alcun appuntmento con Meredith quella sera e Guede risponde citando il giudice di primo grado che disse che «in un contesto di ventenni e in una città universitaria i giovani si incontrano senza un preventivo rogito notarile». Rudy sarebbe un ladro seriale? In proposito l’ufficio stampa sottolinea che «l’articolo in questione riporta due condanne che in realtà riguardano lo stesso episodio avvenuto cinque giorni prima della tragedia di Perugia, cioè l’introduzione all’interno di un asilo a Milano. Episodio censurabile. Tant’ è vero che Rudy ha riportato la relativa condanna. Tuttavia, al di là di questo episodio, non esiste agli atti un’altra sola condanna, né la presenza di una denuncia che riguardi gli altri oggetti di cui parla l’articolo in questione. Non solo, ma la stessa sentenza di condanna in primo grado riporta a pagina 101 “la pregressa incensuratezza” di Rudy, non essendo ancora stato giudicato per l’episodio milanese».

Il Dna Quando al Dna di Guede nella borsetta di Meredith, il giovane risponde dicendo che non era dentro, ma fuori, e fuori è compatibile con lo spostamento della stessa da una parte all’altra della stanza, magari mentre la soccorreva come lui sostiene di aver fatto. «Per quanto riguarda poi i primi soccorsi prestati da Rudy a Meredith – scrive l’ufficio stampa -, quest’ultimi sono stati descritti addirittura dai Giudici i quali – sempre a pag. 101 della sentenza di primo grado – concludono dicendo: “non potendosi spiegare diversamente la presenza vicino al cadavere di tre asciugamani».

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In discoteca Quanto al fatto che Rudy fosse andato in discoteca dopo la morte di Mez, si richiama uno dei giudici che ha sostenuto come «innumerevoli e variegati i modi di reagire dell’essere umano di fronte a situazioni tragiche». Rudy cocainomane e bugiardo? Nella nota stampa si ricorda come Amanda e Raffaele «hanno reso versioni obiettivamente non suffragate da riscontri oggettivi e non verosimili. Tra l’altro, non è certo il caso di misurare la credibilità di tutti gli imputati basandosi sulla gravità delle bugie raccontate altrimenti sarebbe opportuno ricordare che Amanda Knox mise sulla scena del crimine un innocente, vale a dire Lumumba, che soltanto grazie a un alibi di ferro riuscì a tirarsene fuori».

Mai detto di aver riconosciuto Quanto alla presenza di Amanda e Raffaele sulla scena del crimine, nella nota si legge: «Non ci risulta che durante la trasmissione Rudy abbia mai sostenuto di aver riconosciuto la persona nella quale si è imbattuto quella sera in via della Pergola. Non comprendiamo dunque la lamentela circa l’asserita presenza in quella casa.  Va infatti rilevato che nella sentenza di Cassazione che assolve Sollecito e la Knox si precisa (a pag. 44) che “l’ipotizzata presenza dei ricorrenti non può di per sé essere ritenuto elemento dimostrativo di colpevolezza”. Perché la stessa riflessione non può essere presa in considerazione per Rudy? Perché quest’ultimo avrebbe lasciato tracce “ovunque”? Rudy c’era e ha ammesso di esserci. Va però precisato che questa asserita abbondanza di tracce deve essere ampiamente ridimensionata visto che a pagina 97 della sentenza di primo grado di Rudy si legge che “in realtà di Dna dell’imputato non è che se ne sia trovato parecchio”, “in definitiva nulla fa ritenere che vi fosse materiale biologico di Rudy in gran copia”».

Il no al permesso premio  Nell’ultimo punto si replica a quella che viene riportata come la motivazione sostanziale del rigetto del permesso premio chiesto da Rudy. «Innanzitutto – scrivono dall’ufficio stampa -, se si intende riportare un virgolettato, sarebbe opportuno riportarlo come è stato effettivamente scritto. E cioè: “rilevato che l’istante ha commesso gravissimi reati rispetto ai quali non riconosce le proprie responsabilità”. E perché mai dovrebbe riconoscerle se afferma di essere innocente al punto da voler chiedere una revisione del processo? Non è forse un suo diritto? Oppure i diritti che caratterizzano l’ordinamento giuridico italiano per Rudy non valgono? Se davvero è un bugiardo, se ne assumerà conseguenze e responsabilità. Ma in definitiva, in questa drammatica storia, ci sembra che se le sia ampiamente assunte. Forse – e sottolineiamo forse – ben oltre le sue colpe».

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