lunedì 26 agosto - Aggiornato alle 05:25

Omicidio Meredith, la Corte di Firenze riapre il processo con una nuova perizia sul coltello

Raffaele Sollecito e Amanda Knox

dall’inviata Francesca Marruco

Si riparte dal coltello e ancora una volta dal Dna. Il processo bis ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito potrebbe ancora riservare delle sorprese. La prima, in parte prevista, è stata quella presa dalla Corte d’Assise d’Appello di Firenze che ha disposto una nuova perizia sulla traccia ‘I’, isolata dai periti della corte di secondo grado sulla lama del coltello sequestrato in casa di Raffaele Sollecito e ritenuto l’arma del delitto dalla procura perugina.

VIDEO: L’AVVOCATO DI AMANDA

Le parole della Corte «Al fine di acquisire ogni possibilie elemento per i fatti di cui a processo, la Corte- ha scandito il presidente Alessandro Nencini- dispone di procedere all’esame del reperto nominando personale del Ris di Roma». Inoltre, la stessa Corte ha ammesso l’audizione del pentito di camorra Luciano Aviello che «si impone per ragioni processuali prima ancora che di merito», perché «ha sbagliato la Corte di secondo grado di Perugia a non sentirlo».

VIDEO: IL PAPA’ DI SOLLECITO

Le novità Aviello non apporterà nulla al processo, lo sanno tutti. Ma la Corte sembra decisa a fare le cose per bene, senza lasciare spazio a sbavature che potrebbero in futuro inficiare la decisione finale di questo, di fatto quarto, processo. Sorprese invece potrebbero arrivare dall’analisi del coltello. Su quella lama venne infatti individuata una traccia con Dna della vittima Meredith Kercher e sull’impugnatura quello di Amanda Knox. Cosa potrebbe accadere se anche da questa ulteriore traccia spuntasse fuori ancora Dna di Meredith? Le difese hanno sempre sostenuto che la traccia già analizzata è un Low Copy Number, che tradotto vuol dire troppo poco Dna per attribuirlo con certezza. Ma se le tracce con Dna della vittima su un coltello «non incompatibile» con le ferite di Meredith diventassero due? Potrebbe essere ancora contaminazione, diranno ancora le difese. Venerdì verrà conferito il nuovo incarico peritale ai carabinieri del Ris di Roma, che potrebbero mettere una volta per tutte la parola fine alle indagini genetiche nel processo per l’omicidio Kercher.

VIDEO: IL LEGALE DEI KERCHER

Respinto tutto il resto La Corte, dopo poco più di due ore di camera di consiglio, ha inoltre rigettato tutte le altre richieste di rinnovazione di istruttoria presentate dalle difese. Un niet è arrivato dunque per l’istanza di ascoltare nuovamente Rudy Hermann Guede, così come per tutti gli altri testimoni che secondo le difese sarebbero stati poco attendibili. Quanto all’eccezione di incostituzionalità sollevata dalla difesa Knox, lamentando che «non si può tenere sotto processo all’infinito una persona» la Corte ha ribattuto dicendo che «la richiesta non appare fondata e che difetta anche del requisito di rilevanza, perché un eventuale ricorso avverso la sentenza che verra pronunciata da questa corte è solo un’ipotesi».

La pulizia selettiva No anche alla richiesta della difesa di Raffaele Sollecito di disporre una perizia per accertare la possibilità di una pulizia selettiva sul luogo del delitto. «Sulla pulizia selettiva la Corte dice che gli accertamenti richiesti sono ripetititvi di singoli esami gia fatti, inoltre – ha precisato Nencini – sono inammissibili perché tendono a trasferire sul perito ciò che la Corte deve decidere autonomamente basandosi sugli atti».

La Corte può valutare da sola «Non indispensabile» per i giudici anche una nuova perizia per accertare l’orario della morte di Meredith Kercher, perché per la Corte, «è già stata oggetto di lunga analisi» e «anche in considerazione della estrema opinabilità del giudizio espresso» non c’è necessità di averne uno in più. Stesso ragionamento per la richiesta di risentire i periti di genetica in aula. La Corte ha deciso che non è importante, perché non potrebbero aggiungere nulla a quanto già detto nei precedenti gradi di giudizio e la Corte è in grado autonomamente di valutare sugli atti già esistenti. Non cambia il leit motiv alla base del no alla perizia sui cellulari di Meredith Kercher: per i giudici quei telefonini sono stati ampiamente analizzati sia dalla polizia che dai consulenti della difesa, e i giudici sono dunque in grado di farsi un’idea senza bisogno di un nuovo esame.

Le parole del presidente In mattinata, prima che le difese presentassero le loro richieste, il presidente della Corte Alessandro Nencini aveva detto:«Questo è un processo per fatti di indubbia gravità, al di là della spettacolarizzazione, c’è la volontà della Corte di dare tutto lo spazio possibile per argomentare a tutte le parti, perché in origine c’è stata una condanna importante». Al termine dell’udienza sono tutti più o meno soddisfatti, ma nessuno realmente sa cosa questa nuova analisi potrebbe portare. Potrebbe bastare il Dna di Mez sul coltello per far propendere la Corte verso una nuova condanna? E se invece non ci fosse? Dopo sei anni, quattro processi, centinaia di giorni di udienze, il destino di Amanda e Raffaele, e quello della verità – almeno processuale-, potrebbe essere appeso a pochi picogrammi. Su cui, c’è da scommettere, ci sarà una nuova lunga battaglia.

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