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martedì 9 agosto - Aggiornato alle 00:51

Omicidio Meredith, il processo per diffamazione ai genitori di Amanda va a Firenze: incombe la prescrizione

i Knox

di Fra. Mar.

Il giudice di Perugia Giuseppe Noviello ha stablito che la competenza territoriale per il processo ai genitori di Amanda Knox, alla sbarra per diffamazione, sia del tribunale di Firenze. Il giudice, dopo una veloce camera di consiglio, ha stabilito stamani, dopo reiterate richieste precedentemente disattese da parte dalla difesa di Curt Knox ed Edda Mellas, che il processo si dovrà celebrare a Firenze.

Mignini Questo perché, dopo l’individuazione del pubblico ministero Giuliano Mignini (titolare delle indagini sull’omicidio di Meredith Kercher fin dal primo giorno, poi affiancato dalla collega Manuela Comodi) come parte offesa, il procedimento era passato a Firenze, tribunale competente in caso di coinvolgimento di un magistrato perugino in un’inchiesta. A Firenze però venne stabilito che Giuliano Mignini non era parte offesa, e il gip toscano dispose una nuova trasmissione degli atti a Perugia.

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Firenze Adesso, dopo il rinvio a giudizio, e alcune udienze del primo grado di giudizio, nel giorno in cui dovevano essere sentiti i primi testimoni, il giudice Noviello ha finalmente accolto la reiterata richiesta dell’avvocato Luciano Ghirga, per conto dei Knox. Presente in aula insieme a Ghirga anche l’avvocato Serena Perna, che insieme al collega Francesca Maresca- già entrambi legali della famiglia Kercher – assisteva i poliziotti che si erano costituiti parte civile dopo l’apertura del procedimento per diffamazione nei confronti dei genitori di Amanda Knox. Adesso, gli atti dovranno essere nuovamente trasmessi a Firenze, anche se sembra difficile che il processo faccia il suo iter prima della prescrizione che scatterà nel dicembre del 2015.

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Le accuse Curt Knox ed Edda Mellas erano stati rinviati a giudizio per un’intervista apparsa nel 2009 su un tabloid inglese, in cui i due «attribuirono ai poliziotti – si legge nel capo d’imputazione – azioni e condotte difformi dai doveri d’ufficio. In particolare riferivano, contrariamente al vero, che Amanda non era stata assistita da un interprete, che non le erano stati somministrati né cibo né acqua, che era stata “abusata (abused) sia fisicamente che verbalmente” e anche che, “era stata colpita dietro la testa con una manata e minacciata”».

 

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