martedì 16 luglio - Aggiornato alle 10:54

Antonio Leandri capace di intendere e di volere quando ha ucciso e fatto a pezzi il padre Olinto

Quando ha ucciso e fatto a pezzi il padre Olinto, Antonio Leandri era capace di intendere e di volere. Lo ha stabilito una perizia psichiatrica

A sinistra Olinto Leandri, a destra il figlio Antonio fermato per omicidio

di Francesca Marruco

Nel dicembre dello scorso anno aveva ucciso il padre, lo aveva fatto a pezzi e i pezzi li avevi buttati nei boschi di mezza Umbria. Accusa e difesa avevano concordato per una perizia psichiatrica. Adesso di quella perizia sono arrivati i risultati, depositati due giorni fa. Antonio Leandri, seppur affetto  da disturbi psichiatrici «si ritiene che tale infermità-  scrivono i tre esperti – al momento dei fatti non fosse di gravità tale né da scemare grandemente né tanto meno da escludere la capacità di intendere e volere del periziando in relazione ai delitti commessi».  In altri termini, Leandri, seppur disturbato psicologicamente, sapeva cosa stava facendo.

La difesa boccia la perizia Risultanze queste che portate davanti ad un giudice  vogliono dire un processo normale, che in questo caso non potrebbe concludersi che con una condanna. La difesa di Antonio Leandri però, è già sul piede di guerra, e, supportati dal giudizio completamente diverso del loro consulente, il professor Francesco Bruno, i legali si dicono «veramente esterrefatti».  La difesa che dice di aver incontrato Leandri in carcere oltre trenta volte, e né loro né i familiari del parricida concordano con le risultanze della perizia.

Le condizioni di Leandri E lo psichiatra  Giovanni Battista Traverso, lo psicologo ternano Davide Lazzari e il medico legale Mauro Bacci, nella loro relazione concludono così: «Esaminati gli atti, visitato il periziando, acquisita la documentazione medica… […]Al momento dei fatti Antonio Leandri era affetto da un “disturbo di personalità non altrimenti specificato costituito in prevalenza da tratti afferenti al Cluster B del DSM IV – TR soprattutto narcisistici e poi borderline ed istrionici ma anche da alcuni tratti afferenti ai disturbi schizoide/schizotipico.  Il periziando – specificano gli esperti-  appare più marcatamente caratterizzato da tratti narcisistici con prevalenza della dimensione della “Vulnerabilità/Sensibilità: un narcisismo, dunque, del tipo “ipervigile” più che del tipo “inconsapevole”, ma anche taluni tratti “borderline” nonché isterico/istrionici verosimilmente aggravato in qualche misura da una condizione depressiva collegata al “lutto” relativo alla perdita della madre,  deceduta l’8/5/2009» .

L’omicidio per i periti I periti parlano dell’omicidio « come sicuramente favorito, almeno in una certa misura, dalla summenzionata condizione psicopatologica, che inglobava in sé, specificamente un rapporto padre-figlio da sempre gravemente conflittuale, accompagnato da cronici sentimenti di rabbia (sino al vero e proprio odio) nutriti dal periziando verso l’ormai anziano genitore e compiuto in un momento di “discontrollo” e di grande turbamento emotivo, nel corso di un litigio in riposta ad un ennesimo attacco paterno percepito dal periziando come “devastante ed intollerabile…  ».  Gli avvocati della difesa, Luca Gentili, Adele Lerose e Claudio Lombardi, si trovano in «assoluto disaccordo» con i periti, e rilevano come sia quanto meno strano definire prima un disturbo «accentuato» e poi escluderne la gravità nelle conclusioni.

I fatti Antonio Leandri è accusato di omicidio volontario e soppressione di cadavere. L’insegnante di educazione fisica era stato arrestato il 12 gennaio scorso dai carabinieri del nucleo investigativo di Perugia guidati dal capitano Giovanni Rizzo,  dopo le indagini partite in seguito al ritrovamento di due arti in un recinto per cinghiali a Migiana di Monte Tezio.  A ricostruire l’omicidio ai carabinieri era stato lo stesso Leandri: «mi ha detto sei una nullità, sei una merda…come faceva sempre. Allora ho pensato di dargli una lezione». Quella sera del 30 novembre, ha aggiunto  il reo confesso «stavamo facendo lavori edili e c’era una mazzetta. L’ho presa e l’ho colpito, ma appena mi sono reso conto che mio padre era morto mi sono immediatamente pentito. Non volevo ucciderlo…». Dopo il pentimento però aveva deciso di sezionare il cadavere con un grosso coltello da macellaio. «Dopo che l’ho disarticolato – avrebbe aggiunto – è stato semplice». Quel giorno e anche nei giorni successivi, quindi, ha disseminato i pezzi e le armi adoperate in mezza Umbria usando la sua auto. Solo dopo 15 giorni, a metà dicembre, è andato alla polizia a denunciare la scomparsa del padre.

 

 

 

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