mercoledì 5 agosto - Aggiornato alle 03:41

Omicidio Rosi, Iulian Ghiorghita si contraddice. La conferma: è suo il dna dello stupro di Resina

Ammissioni e smentite. Mezze confessioni e dichiarazioni d’estraneità. Le versioni di Iulian Ghiorghita oscillano da un estremo all’altro.

Iulian Ghiorghita fuori dal comando provinciale di Perugia ( foto F. troccoli)

di Francesca Marruco

Ammissioni e smentite. Mezze confessioni e dichiarazioni d’estraneità. Le versioni di Iulian Ghiorghita oscillano da un estremo all’altro. Con i carabinieri che hanno messo fine alla sua carriera criminale avrebbe praticamente ammesso di aver sparato a Luca. Per difendersi, avrebbe detto. Da un uomo con le mani legate dietro la schiena a cui sono stati scaricati addosso cinque colpi di pistola, verrebbe da aggiungere.

Nega lo stupro ma lo inchioda il dna Avrebbe detto invece di non aver violentato la suocera di Sergio Papa. Lo ha detto poche ore prima che il suo dna, prelevatogli al momento dell’arresto, venisse comparato con quello estratto dal liquido seminale dello stupratore e combaciasse al cento per cento. Al suo avvocato Maria Antonietta Salis invece, che sabato mattina è andato a trovarlo in carcere ha continuato a fare cenno di no con la testa mentre lei gli leggeva i capi d’imputazione. Una mezza dichiarazione d’estraneità. Una dichiarata volontà invece di non parlare lunedì davanti al gip Carla Giangamboni.  Non ha quindi  intenzione di smentire o confermare la mezza ammissione che avrebbe fatto con i carabinieri che comunque non avrebbe nessun valore probatorio in quanto non arriva da un interrogatorio.

Il giovane spietato che non parla italiano Aurel Rosu, appena vent’anni e accuse pesantissime sulle spalle è stato invece solo capace di dire «Io no» all’avvocato Maria Antonietta Salis, nominata d’ufficio, che è andato a fare visita anche a lui. Non parla l’italiano e può darsi che con quella frase volesse dire questo. Ma anche per lui arriva un risultato scientifico importante, oltre a quelli già trovati dagli investigatori: il dna estratto da un mozzicone di sigaretta in casa di Sergio Papa è suo. E’ lui che, in uno spagnolo stentato, alla figliastra di Papa ha detto: «Noi non facciamo nulla ai bambini». E’ lui che le ha tenuto compagnia mentre il “compare” stuprava la nonna.

La rapina Papa I nuovi elementi scientifici vanno ad aggiungersi agli altri altrettanto pesanti che ci sono contro gli arrestati. Il riscontro definitivo della comparazione del dna di Ghiorghita con quello estratto dal liquido seminale dello stupratore non lascia spazio ad interpretazioni di sorta. Stesso discorso per il mozzicone di sigaretta con il profilo di Aurel Rosu. In un altro c’è ancora quello di Ghiorghita.  Per la rapina Papa poi ci sono le parole di Catalin, il basista arrestato la settimana scorsa, che ha ammesso di averli accompagnati alla villa, di aver aspettato che Papa uscisse dal ristorante e di averli recuperati dopo la rapina con stupro. Indizi molto pesanti, testimonianze  univoche e comprovate da riscontri oggettivi.

Aurel Rosu prima di essere portato in carcere ( foto F. Troccoli)

Rapina e omicidio Rosi Altrettanto pesanti gli elementi che inchiodano i due uomini alla rapina con l’omicidio di Luca Rosi. La fidanzata di Iulian Ghiorghita, Bianca, che ritrova lui, Aurel e un altro ragazzo (il ricercato) che dormono vestiti nel divano letto di casa sua la mattina dopo l’omicidio. Li trova lì senza essere avvertita prima e riconosce le loro facce nelle foto che le mostrano i carabinieri. Lei che conferma come i jeans di Iulian siano uguali a quelli che indossava il rapinatore a casa Rosi. Come la suoneria che aveva lo stesso rapinatore sia quella del suo uomo. Poi c’è quella confessione al parco, sempre raccontata da Bianca, in cui Iulian e Aurel parlano dell’omicidio e il secondo rimprovera il primo per averlo «ammazzato per niente». E quel telefono del terzo ricercato, che da Vercelli si sposta pian piano lungo la penisola e alle 19.05 aggancia la cella del Red Zone, vicino casa Rosi.

Il quarto uomo? Per la rapina culminata con il tragico omicidio di Luca potrebbe anche non esserci un quarto uomo. Potrebbe non esistere il basista che avrebbe accompagnato i tre balordi a Ramazzano. I tre uomini potrebbero infatti aver usato la Citroen Picasso di Bianca, la donna che li ha «traditi» bollandoli come «folli». E’ lei a dirlo ai carabinieri nel secondo interrogatorio avvenuto il 13 marzo scorso. E’ lei a dire che trova la sua auto parcheggiata in un punto diverso da quello in cui l’aveva lasciata lei la sera prima.

Il terzo ricercato ha i giorni contati I carabinieri del comando provinciale di Perugia, dei vari reparti impegnati nell’inchiesta, lavorano ancora a tamburo battente per chiudere il cerchio: c’è da prendere il terzo rumeno destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, c’è da trovare la pistola con cui è stato ucciso Luca Rosi e c’è da vagliare se possano esserci altri complici. Se la pistola venisse individuata e risultasse la stessa rubata a Sergio Papa, circostanza che molti ipotizzano, sarebbe un altro elemento schiacciante. Per il terzo ricercato invece è questione di giorni. Chi deve, sa dove andarlo a prendere.

 

3 risposte a “Omicidio Rosi, Iulian Ghiorghita si contraddice. La conferma: è suo il dna dello stupro di Resina”

  1. Ale ha detto:

    Buttateli in una cella a marcire fino alla fine dei loro giorni. E cercate di proteggere la popolazione da simili bestie schifose!…

  2. Anonimo ma stufo ha detto:

    Grazie alla regione Umbria e al nostro caro comune che con i soldi nostri continua a comprare palazzine riempiendole di gentaglia. Finti bisognosi dediti a delinquere. L’assessore Vinti vada a vedere a Ponte Pattoli quelli c’ha ha messo dentro a quei palazzi! Già due retate di spacciatori. Bar pieni da mattina a sera di gente che campa con cosa!!! Avevo sempre votato sinistra ma ora basta!!!!! Vergogna!!! L’Italia agli italiani!!!!

    • Andrea B ha detto:

      Purtroppo c’ é voluto il caso Rosi per portare alla luce definitivamente l’ increscioso metodo della “tolleranza infinita” verso chiunque fosse immigrato, senza preoccuparsi di verificare se chi si trova sul ns suolo lavori onestamente o sia dedito a tutt’ altro.

      Grave limite ideologico di una sinistra che dovrà riflettere profondissimamente su questa sua “infatuazione”, sopratutto in epoca di recessione che, non ce lo scordiamo, incide profondamente su tutto il welfare, italiani o stranieri che ne usufruiscano.

      Si abbia il coraggio, a sinistra, di guardare in faccia la realtà e di cominciare a discernere il buono dal cattivo. Riempire la regione anche di zizzannia nullafacente e/o dedita a delinquere, non ci risolleva di certo dalla depressione economica, ma anzi, ci fa sempre più sprofondare.
      Solo chi garantirà reale crescita, in quanto facente parte di un sistema lavorativo virtuoso, andrà garantito welfare, diversamente, per chi sta a “scaldare la sedia” ….. aria!

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