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mercoledì 8 dicembre - Aggiornato alle 11:27

Terremoto, tensione tra gli allevatori: ‘Presto le stalle’. Testimonianza: ‘Ho visto crollare la basilica’

Rabbia al Coc per i prefabbricati che mancano: «Possiamo vendere le bestie ma si sappia che non abbiamo avuto altra scelta». Cecchini: «Rimborsiamo piccoli interventi per ripristini rapidi»

Giuseppe Fausti, allevatore

di Mau. Troc. Chia.Fa. ed Enz.Ber.

«Ho 20 vacche bianche marchigiane pregiate – ha detto – e 6 vitellini, non sono come mungerle, sfamarle e abbeverarle, non c’è più neanche l’acqua. Il capannone già danneggiato il 24 agosto, domenica mattina è crollato servono le stalle prefabbricate ma servono da due mesi e ora dopo il terremoto di magnitudo 6,5 la situazione è precipitata, se dobbiamo venderci tutto lo facciamo ma che si sappia che non abbiamo avuto altra scelta».

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La rabbia degli allevatori Urla ma non è l’unico, Giancarlo Flammini, titolare dell’omonima azienda zootecnica di Norcia che lunedì insieme ad altri è arrivato infuriato al Centro operativo comunale di Norcia per l’assenza dei prefabbricati per accogliere gli animali: «Io allevo maiali allo stato brado non abbiamo più acqua, ma poi comunque un minimo di ricovero in inverno glielo devo dare così come le derrate – fa eco Giuseppe Fausti, allevatore – abbiamo problemi enormi perché le stalle che col terremoto del 24 agosto sono risultate danneggiate, oggi sono aggravate. Ma se ci fosse la lealtà di dire non siamo in grado di affrontare a determinate cose non avrei aspettato, avrei risolto il problema da solo, non capisco perché dobbiamo trascinare così le situazioni».

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Cecchini A raccogliere la rabbia degli allevatori, una cinquantina le stalle danneggiate dal sisma, è l’assessore Fernanda Cecchini: «Ci sono ingenti quantità di pecore e bovini in stalle lesionate o inagibili e, dopo le ultime scosse, anche difficili da raggiungere a causa delle condizioni delle strade. La Forestale, a cui va il nostro plauso e ringraziamento, sta svolgendo un lavoro prezioso andando in ogni azienda. Il nostro obiettivo, dopo questa nuova emergenza, è garantire al più presto un ricovero sicuro per gli animali e far ripartire tutte le attività legate all’agricoltura. Aggiorneremo la mappatura dei danni alle strutture agricole, cercando anche di accelerare l’arrivo delle stalle temporanee. Nelle prossime settimane, completata la procedura gestita dalla Centrale acquisti del Lazio per tutte le quattro regioni colpite dal sisma, arriveranno intanto le prime tensostrutture per le stalle e i fienili per il ricovero invernale del bestiame per le aziende danneggiate dal sisma del 24 agosto, ma solleciteremo un arrivo rapido anche per le altre che, purtroppo, si sono aggiunte con gli eventi sismici di ieri». La novità: «Le piccole opere di ripristino che verranno eseguite direttamente dagli allevatori e dagli agricoltori, come tettoie e recinzioni per far ripartire la propria attività – dice l’assessore – con costi sostenuti tracciabili, verrà poi rimborsato».

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«Ho visto crollare la basilica» Al Coc di Norcia oltre agli allevatori infuriati confluiscono nella giornata di lunedì un centinaio di persone, alcune cercano un posto in albergo, altre chiedono se possono recuperare qualcosa in casa, tutti raccontano le difficoltà legate allo sgombero e i momenti vissuti durante il terremoto di magnitudo 6,5. Giuliano Funari, 63 anni, residente di San Pellegrino, dopo il 24 agosto accolto in tendopoli e nell’ultimo mese alloggiato in un agriturismo di Piediripa, alle 7.41 di domenica mattina si trovava nella piazza centrale di Norcia: «Ero fuori dal bar davanti alla basilica di San Benedetto, l’ho vista crollare e ho rischiato veramente tanto, non riuscivo a scappare perché – dice – non si poteva. La terra si alzava e abbassava con una violenza incredibile ed era impossibile pure rimanere in piedi, tanto che nel panico mi sono sdraiato a terra a pancia in giù». Come in guerra: «C’era il macellaio che gridava di togliermi di lì ma non ce la facevo, una grande pietra si è fermata a mezzo metro dal visto, solo quando è finita ho ripreso a respirare». L’agriturismo che ospita Funari è in buone condizioni «ma stanotte ho dormito in pullman perché – dice – ho lasciato il mio letto a due anziani che ne avevano bisogno. Se resto? Non lo so veramente, un paio di giorni sicuro per provare a recuperare qualcosa in casa, poi potrei andare a Roma».

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Giovani e anziani Accanto a lui c’è anche Giulia Ferranti, 71 anni compiuti il 29 ottobre. Lei col marito cardiopatico ha trascorso la notte nella tensostruttura Caritas allestita dopo il sisma del 24 agosto alla pista di pattinaggio comunale: «Stiamo cercando una stanza in albergo ma andiamo con la nostra macchina, ci porta nostro figlio. In questi ultimi due mesi non mi sono spostata da Norcia, anche perché ho un’attività in centro da cinque generazioni. Dopo la scossa di domenica però in casa non possiamo rientrare e vista la nostra età e le nostre condizioni accettiamo l’albergo». Tra i due anziani anche Aldo, 26 anni, nato e cresciuti a Norcia ma da un anno e mezzo non più residente in città: «Abbiamo casa nella zona industriale, fortunatamente ha retto bene. Ero venuto per il weekend ma non resterò sia per motivi di lavoro che per i miei genitori, non vogliono che io resti qui». Anche perché le scosse continuano.

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Il vicesindaco A parlare lunedì mattina è anche il vicesindaco della città Pierluigi Altavilla «Secondo qualcuno – dice – abbiamo detto che Norcia non aveva avuto danni per via del turismo. Lo abbiamo fatto per dignità, non ci deve essere competizione coi morti di Amatrice  e di Arquata. Avevamo 20 mila persone in città il 24 agosto e non abbiamo avuto un morto, ci sarà pure un motivo, ma nonostante tutto l’amministrazione comunale è stata contestata. Ora che Norcia è veramente quasi finita sarà contento qualcuno». Il vicesindaco torna poi sul caso delle tendopoli: «Le abbiamo smontate? C’era solo quella di San Pellegrino e la gente l’avevamo portata in albergo, perché le strutture c’erano, o in autonoma sistemazione. Cosa abbiamo tolto ai cittadini nell’emergenza? Io penso nulla. Ora è il momento di lavorare, non di fare il Masaniello, le case sono senza luce e senza acqua. Alla Soprintendenza ho detto salvateci almeno la facciata di san Benedetto, nostro patrono e di tutta Europa. Popolazioni e danni sono le priorità, non le polemiche».

 

Aggiornamenti continui nel corso della giornata

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