domenica 20 agosto - Aggiornato alle 19:07
Lavoro Foto Fabrizio Troccoli

«Non riesco a pagarvi», imprenditore si suicida. Sindacalista: «All’incontro era sereno»

Biglietto agli operai in sciopero dove spiega difficoltà finanziarie. Maurizi (Cgil): «Poche ore prima avevamo trovato l’accordo»

di Maurizio Troccoli

Si sarebbe ammazzato per ragioni economiche perché non sarebbe stato in grado di pagare gli stipendi ai suoi operai. Che, tra l’altro, erano in sciopero. A ricostruire le ragioni di questa tragedia avvenuta in una azienda metalmeccanica di Umbertide sono gli inquirenti, che avrebbero trovato un biglietto nel quale l’imprenditore 61enne avrebbe scritto di non riuscire a pagare gli stipendi perché le banche non gli facevano credito.

La testimonianza «L’ho incontrato la sera prima – dice a Umbria24 Maurizio Maurizi, sindacalista Fiom Cgil – eravamo in sciopero dalle 11 del mattino perchè non era stato pagata la mensilità agli operai. Ci siamo incontrati con lui verso le 18, un incontro tranquillo, fuori dal comune, visto che in questi casi a volte si alzano anche i toni. In breve tempo siamo riusciti a trovare una intesa. Ci ha detto che aveva la possibilità di pagare poco più della metà degli stipendi. Noi avremmo tolto lo sciopero l’indomani alle 11. Ma al mattino il mio collega della Cisl che era con me all’incontro, ci ha comunicato che l’imprenditore è stato trovato morto, impiccato in un sottoscala dell’azienda».

La crisi e il dramma Ma ha manifestato segni di malessere, si è sfogato in qualche modo a quell’incontro? «I problemi in questa azienda come in quasi tutte, sono annosi. E’ un ripetersi di mancati pagamenti. Non è da oggi che lui, come gli altri imprenditori denunciano problemi finanziari, difficoltà di credito con le banche per stare dietro alla gestione normale dei tempi dei pagamenti. Noi conosciamo questa realtà anche per questo l’incontro non l’abbiamo tirato per le lunghe trovando la soluzione. Nessuno di noi avrebbe mai pensato a una cosa del genere».

Angoscia e paura Le dimensioni di questo dramma risultano incalcolabili quando sono trascorse soltanto poche ore dalla tragedia. Dalla famiglia agli oltre 120 lavoratori, sono momenti di sofferenza e sconforto, oltre che di preoccupazione e angoscia.

Il sindaco Marco Locchi Il sindaco Marco Locchi, scosso dall’accaduto, al telefono con Umbria 24 spiega: «Cosa dire i risvolti di questo dramma sono di diversa natura. Innanzitutto un forte dolore per una perdita grave, un uomo che  riuscito dal nulla a realizzare un’impresa di eccellenza. E’ stato un dipendente e conosceva quel mondo. Poi il dolore di una famiglia, tutti completamente sbigottiti, in quanto lui non ha mai lasciato trapelare nulla che potesse fare immaginare un epilogo di questa natura. A tutti loro va il mio cordoglio e quello della mia giunta. Poi preoccupazione per l’azienda, per i tanti lavoratori. So che l’impresa aveva sottoscritto contratti importanti. Era una azienda a cui non mancava il lavoro, le commesse. Ha partner con cui deve onorare accordi molto grandi che prevedono penali micidiali se non rispettati. Le difficoltà erano più di natura finanziaria e gestionale che lavorativa. Ora bisogna fare di tutto per non incorrere nelle penali e non danneggiare imprese che dipendono dalle lavorazioni che devono essere consegnate nel settore dell’automotive a marchi di assoluto prestigio, fatto questo che impone l’immediata ripresa delle attività. E ci sono i lavoratori, prevalentemente stranieri, che attendevano la loro mensilità per potere andare alle meritate vacanze e magari raggiungere i propri familiari all’estero. E’ stata indetta un’assemblea per lunedì nel tentativo di provare a ricomporre i primi pezzi».

 

  • Il poveretto di 77 anni che ha sterminato la famiglia perché ridotto letteralmente sul lastrico e poi si è ucciso, questo imprenditore che non aveva i soldi per pagare i suoi operai… Non è possibile gettare la vita via per ragioni economiche. Qualsiasi altra via è possibile, con lo scoramento, ma è sempre vita. Quest’uomo non ha voluto dichiarare fallimento eppure poteva farlo piuttosto che uccidersi. Se non aveva liquidità vuol dire che non riusciva ad incassare i suoi crediti. Le banche non gli facevano credito. Pazienza: fallimento. I creditori insolventi con lui avrebbero dovuto sbrigarsi a pagare il dovuto al Tribunale fallimentare e gli operai sarebbero rimasti senza lavoro come oggi sono. L’altro, il 77enne, pare che non si fosse rivolto ai Servizi Sociali del suo comune, così ha dichiarato un assessore, i quali avrebbero dovuto provvedere in qualche modo a due persone anziane e, forse, anche al loro figlio 48enne, piuttosto che finire tutti con una pallottola in testa.

  • Giampaolo Ceci

    Un imprenditore non lavora solo per fare soldi. Anzi…Molti imprenditori guadagnano meno dei loro dirigenti.
    Il fallimento della propria azienda per un imprenditore determina la caduta della propria autostima. Il riconoscimento pubblico del fallimento di se stessi.
    Quando poi anche i collaboratori che tu credevi fossero partecipi dell tua avventura ti abbandonano e mostrano che di te e della tua attività economica non gliene importa proprio nulla, ma vogliono solo spremerti l’ultima goccia …allora ti domandi ma che senso ha impegnarmi …….per questi qui ? é meglio farla finita così ora si arrangeranno da soli.
    Per quale motivo dovrei impegnarmi a risollevare il tutto a chi importa? meglio farla finita-.
    Bastava che la gente della sua fabbrica che era la realizzazione di se e lo scopo della sua vita avessero capito il dramma umano e gli fossero stati vicini, magari incoraggiandolo a continuare, mostrandogli fiducia. In fondo bastava poco……

  • Cesare Francesco

    col senno del poi…..cmq forse è stato un gesto incompulso, un momento di disperazione….condoglianze alla famiglia.