sabato 25 maggio - Aggiornato alle 17:08

«Non sono hotel, gli agriturismi d’Italia pagheranno una tassa sui rifiuti più bassa»

Davanti al Consiglio di Stato il Comune di Corciano perde il braccio di ferro con cinque agricoltori. Avvocato Goretti: ‘Filosofie diverse dagli alberghi’

Un agriturismo in Umbria (foto F.Troccoli)

di En.Ber.

Una tariffa intermedia tra la famiglia privata e l’attività commerciale è quella che d’ora in avanti dovranno pagare, sui rifiuti, i titolari degli agriturismi d’Italia. Lo stabilisce una sentenza del Consiglio di Stato che ha dato ragione a cinque agricoltori di Corciano usciti vincitori dal braccio di ferro con il Comune. «Il Comune aveva applicato ai miei clienti lo stesso importo della Tari che pagano gli alberghi – spiega l’avvocato Stefano Goretti che ha vinto la causa – ma l’attività dell’imprenditore commerciale è diversa rispetto a quella di un imprenditore agricolo. L’obiettivo del secondo non è esclusivamente legato al lucro».

Le parole del legale Spiega il legale: «Ci sono differenze normative e di filosofia, spesso attraverso gli agriturismi vengono recuperati vecchi casolari abbandonati e anche in questo modo viene sostenuto il comparto agricolo». Il Tar, prima, e il secondo grado dei giudici amministrativi, poi – riferisce Goretti – hanno modificato la tassazione stabilendo che l’equiparazione con gli hotel non è possibile. E’ stato stabilito un principio innovativo per la Tari: una tariffazione intermedia tra la famiglia che lì dimora e l’attività commerciale. «In questo modo i giudici hanno dato l’input al Comune di Corciano che dovrà uniformarsi – conclude l’avvocato Goretti -. Sono molto soddisfatto per il risultato ottenuto, questo principio ovviamente varrà in tutta Italia. L’applicazione di questa nuova tariffazione è anche una questione di ragionevolezza».

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