sabato 8 agosto - Aggiornato alle 17:42

Neonato trovato morto a Terni, la madre confessa ma le indagini si allargano

Utenti social insultano l’avvocato, lettera di una mamma al piccolo. Stop abbandoni: c’è ‘Ninna ho’

 

Il luogo dove è stato trovato morto il neonato

di Marta Rosati

Sono trascorsi quattro giorni dalla terribile scoperta di un neonato, morto, all’interno di una busta di plastica, nel parcheggio di un supermercato di Terni; e mentre il luogo del ritrovamento del piccolo ospita sempre più pupazzetti, messaggi e fiori, continua silenzioso il lavoro degli inquirenti, che potrebbe presto portare ad una svolta. Gli investigatori in un lampo erano risaliti alla madre e ora guardano con attenzione alle persone più vicine alla donna: il compagno, i familiari.

FIORI E MESSAGGI SUL LUOGO DEL RITROVAMENTO

PARLA L’AVVOCATO DELLA DONNA: IL VIDEO

IL MESSAGGIO DEL VESCOVO

«Speravo lo trovassero vivo» Giorgia, 27 anni, disoccupata, ha confessato l’abbandono del piccolo: «Non avrei potuto mantenerlo». Dichiarazioni che hanno lasciato il suo avvocato difensore, Alessio Pressi, senza alcun dubbio: «Trattasi di infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale». I dubbi assalgono invece la procura della Repubblica di Terni e la Digos, che si occupano del caso: la versione dei fatti, fornita dalla giovane, non convince. Inverosimile che abbia nascosto a tutti la sua gravidanza, impensabile che abbia affrontato il travaglio e il parto senza alcun aiuto, incredibile che abbia fatto tutto da sola. Quando è stata ascoltata, agli agenti ha fornito molti dettagli ma qualche pezzo del puzzle ancora non combacia. Secondo quanto emerso la mattina della nascita del piccolo ‘Francesco’ la donna si sarebbe recata al supermercato di Borgo Rivo assieme al compagno ma avrebbe lasciato il bimbo dietro la siepe «sperando che qualcuno lo trovasse vivo» senza che l’uomo se ne accorgesse.

FOTOGALLERY: SCIENTIFICA AL LAVORO
VIDEO: «DONNA HA VISTO PIEDINO NEL SACCHETTO»

Indagini sul cadavere Ulteriori particolari utili a ricostruire la verità dei fatti, potrebbero emergere dagli accertamenti in corso sulla salma del bambino, ancora a disposizione dell’autorità giudiziaria, sino al funerale, non ancora fissato, che il Comune di Terni sarebbe disposto a pagare. Tra gli omaggi al piccolo, attorno all’estintore col fiocco celeste, simbolo di questa tragedia, la lettera di una mamma datata 4 agosto: «Oggi ho parcheggiato la macchina all’Eurospin per andare a fare a spesa, alzo gli occhi e rabbrividisco. Rientrando a casa ho pianto. Cosa hai fatto di male? Riposa in pace bambino mio, mi sei entrato nel cuore e lì rimarrai. Buon viaggio piccolino». Ci sono peluches, cuoricini e un palloncino con la scritta ‘Ciao piccolo angelo’; c’è il messaggio di una bimba: «Ho 10 anni, sto pensando a te».

«PROBABILMENTE NON L’HA ABBANDONATO LA MAMMA»
OSTETRICHE E ASSISTENTI SOCIALI: «ESISTE PARTO IN ANONIMATO»

Alessio Pressi Intanto l’avvocato della donna, sui social, è stato bersaglio di insulti ed è stato intimato anche di abbandonare il caso. Per questa ragione è intervenuta la Camera penale del tribunale di Terni per difendere Pressi e la sua figura professionale: «La notizia che recentemente ha sconvolto la comunità ternana è stata oggetto di riprovevoli commenti sul ruolo del difensore. In particolare, è stato posto in evidenza come l’avvocato Alessio Pressi che difende la madre del neonato dovrebbe vergognarsi e, altresì rifiutarsi di svolgere il suo mandato proprio in considerazione della gravità del fatto. La Camera penale di Terni nell’esprimere riprovazione ed orrore per il fatto occorso al neonato, non può, tuttavia, esimersi dall’evidenziare con forza e ricordare a tutti che l’affermazione della Giustizia non può prescindere dal ruolo svolto dall’avvocato, che attua il diritto alla difesa tecnica. L’avvocato Alessio Pressi, svolgendo la sua professione, assicura l’esercizio di diritti costituzionalmente garantiti e non difende certamente l’agghiacciante reato».

Ninna ho Reato evitabile, come detto più volte, se la donna avesse chiesto aiuto, si fosse rivolta all’ospedale. A fronte di questo tragico fatto di cronaca, è ancora più importante e attuale la mission del progetto nazionale ninna ho, il cui obiettivo è quello di diffondere la vigente normativa italiana (DPR 396/2000) che consente a tutte le donne in difficoltà economica, psicologica o sociale, di poter partorire in anonimato e sicurezza, per se stesse e per il nascituro, presso qualsiasi ospedale italiano; anche senza riconoscere il figlio. Ninna ho nasce nel 2008 ed è il primo progetto nazionale della Fondazione Francesca Rava Nph Italia Onlus e del Network Kpmg in Italia contro l’abbandono neonatale, che ha ricevuto il patrocinio del ministero della Salute, della Società italiana di neonatologia (Sin) e della Società italiana di pediatria (Sip).

Stop abbandoni Inoltre, ninna ho, attraverso l’installazione di culle termiche, posizionate in un luogo facilmente raggiungibile di alcuni ospedali italiani, intende offrire un’alternativa alle madri che, per gravi motivi, arrivano alla dolorosa scelta di separarsi dal proprio bambino. In tal senso, le culle ninna ho rappresentano un aiuto per scongiurare gesti disperati come quello avvenuto a Terni e salvare vite umane più deboli e indifese, come quelle dei neonati. «Il progetto ninna ho è nato proprio con l’obiettivo di ridurre e arginare questo grave fenomeno, attraverso l’informazione sulla possibilità consentita dalla legge italiana di partorire in anonimato e, se la madre è in grave disagio, di lasciare in ospedale il neonato che verrà affidato a una nuova famiglia. Ogni donna può ricorrere alle strutture pubbliche e avvalersi del diritto all’anonimato e vivere l’ospedale come “luogo amico”», hanno dichiarato i due Partner del progetto: Mariavittoria Rava e Giovanni Rebay.

@martarosati28

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