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martedì 7 febbraio - Aggiornato alle 11:58

Neonato abbandonato e trovato morto: la vita di mamma Giorgia quattro anni dopo

Lasciò il piccolo appena partorito in una busta fuori dall’Eurospin: non ha più la custodia delle figlie, l’attuale compagno è in carcere

 

di Mar. Ros.

Una figlia di ormai sei anni affidata ai nonni paterni, una condanna a 16 anni di reclusione, poi ridotta a 14 per omicidio volontario; i domiciliari in una struttura a Morlupo, in provincia di Roma, ma un processo da rifare, perché la Cassazione avrebbe accolto le richieste dei legali e derubricato il reato in ‘infanticidio’. Motivazioni non ancora inoltrate agli avvocati e nessuna data per l’udienza davanti alla Corte d’assise d’appello di Firenze. L’ex compagno intanto si è costituito parte civile nel processo di primo grado e ha chiesto un milione di euro di risarcimento (in primo grado il giudice gli ha riconosciuto una provvisionale di 30 mila euro). Una terza figlia di meno di due anni, avuta da un uomo attualmente detenuto, dalla quale è stata costretta a separarsi perché affidata ai Servizi sociali del Comune di Roma. Questa la vita recente di Giorgia Guglielmi, la ternana, oggi 31enne, rea confessa di aver abbandonato il figlio appena nato nel parcheggio di un supermercato, nello stesso giorno in cui è stato ritrovato morto asfissiato dopo ore di agonia nel caldo estivo della Conca. Era il 2 agosto del 2018.

«Non volevo ucciderlo» Una maglia formato mini con la scritta ‘bimbo a bordo’ e un cuore con un angioletto in rilievo appeso a un nastino e a una catenina, fissati all’albero con un chiodo. Per il resto, solo immondizia e quotidianità. È quel che resta dei tanti oggetti un tempo sistemati attorno a quella pompa dell’acqua, nel parcheggio dell’Eurospin a Terni nord, diventata simbolo di un dramma. Prima pupazzi, pupazzetti, fiori palloncini, messaggi d’addio; oggi solo quei due accessori. Sbiaditi; diversamente dal ricordo di quella torrida giornata estiva quando una cliente del supermercato scorse nella shopper il corpicino ormai senza vita del piccolo ‘Giuseppe’. Lì, sua madre, alcune ore prima, dopo averlo partorito nel bagno di casa, lo ha lasciato adagiato in una busta della spesa, lo ha scaricato dal portabagagli come una borsa qualunque, nascondendo tutto al compagno (questo ha sempre dichiarato), gravidanza compresa. L’uomo era lì con lei all’Eurospin quella mattina.

La tragica scoperta Le indagini lampo e quello scontrino di un acquisto effettuato con carta di credito, rimasto evidentemente per sbaglio nella busta. L’incredulità degli inquirenti, in un primo momento convinti che non potesse trattarsi di un piccolo abbandonato dalla propria madre. Facile risalire al titolare della tessera utilizzata per il pagamento elettronico; immediata poi la confessione della giovane donna che ha detto: «Non volevo ucciderlo, speravo che qualcuno lo trovasse vivo». Perché allora l’ha fatto? Indigenza. Giorgia si era convinta che la sua famiglia non avrebbe potuto mantenere un secondo figlio. Fortissimi i sospetti che non potesse aver fatto tutto da sola. Interrogato a lungo e ripetutamente, il compagno ha sempre dichiarato di non sapere; e sul suo conto non sono mai emersi profili di responsabilità. Costituitosi parte civile nel processo, ha chiesto un milione di euro per la figlioletta che aveva avuto da Giorgia; all’epoca dei fatti una bimba di appena due anni. La donna, sin dai primi minuti bersaglio di epiteti e insulti da parte di utenti social che non hanno risparmiato parole al veleno anche verso l’avvocato che la difende tuttora, fu arrestata per omicidio volontario aggravato. Giudicata con rito abbreviato, fu condannata in primo grado a 16 anni, pena ridotta poi in Appello a 14. Quattro mesi dopo era in permesso di uscita dal carcere per il Natale coi suoi, nella casa di famiglia a Cesi.

Giorgia Guglielmi Attualmente è ristretta agli arresti domiciliari in una struttura protetta fuori regione, nel Lazio; e rispetto a un anno fa, sul suo iter giudiziario, c’è la sentenza di Cassazione. Anche se le motivazioni non sono state ancora emesse, è noto che il processo è da rifare, per derubricazione del reato da omicidio volontario a infanticidio, come riferito e richiesto dai legali del Foro di Terni Alessio Pressi e Attilio Biancifiori, che ora si oppongono alla decisione del tribunale che due mesi fa ha affidato la terza figlia di Giorgia, data alla luce nell’ottobre del 2020, ai Servizi sociali. Si tratta della piccola che la donna ha avuto da una relazione nata all’interno della struttura di Morlupo, il padre della bimba è attualmente ristretto in carcere. Giorgia nella struttura esegue qualche lavoro e di tanto in tanto ottiene dei permessi di uscita; prove di normalità, senza le sbarre, ma lontana dalla sua città e da tutti i suoi affetti più cari. Con una macchia indelebile sulla coscienza che non potrà cancellare in nessun modo.

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