La camera ardente per il sindaco Fabrizio Cardarelli (foto Fabrizi)

di Chiara Fabrizi

L’estate scorsa, a tarda notte, ammirando piazza del Mercato affollatissima si è commosso, il viso gli si è rigato di lacrime. Pochi minuti sulla salita di via del Municipio, duranti i quali ha anche invitato al silenzio per apprezzare il brulichio così raro di quel luogo, quasi sempre deserto, ma che è l’anima verace di Spoleto, in quel momento splendida, dopo il lungo e profondo silenzio seguito al boato dei terremoti. È forse questo uno dei ricordi più emblematici del sindaco e prof di matematica Fabrizio Cardarelli, stroncato in casa da un malore all’età di 60 anni, gli ultimi tre e mezzo trascorsi in municipio con la fascia di primo cittadino, che ha conquistato con lo slogan Uno di noi: tre parole con cui in molti lo hanno ricordato sui social in queste ore.

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Se ne va il prof sindaco Amava Spoleto visceralmente, come oggi tutti riconoscono, definendolo un uomo «generoso e appassionato», anche se in questi anni non è mancata la dialettica politica, che per suo limite faticava a confinare nel perimetro del confronto. Capace con poco di aprirsi in un grande sorriso sincero, ma anche di alzare in un attimo il tono delle conversazioni se qualcosa non gli quadrava, Cardarelli ha vissuto la sua sindacatura con un’intensità tale che non di rado confidava di perdere il sonno per i problemi di ogni giorno. Recentemente i tempi delle procedure di appalto e quindi di ricostruzione post sisma lo tormentavano. Mentre le vertenze ex Novelli, ex Pozzi e Maran erano motivo di profondissima preoccupazione per lui che, nonostante non avesse risposte da dare, non si è sottratto al confronto con gli operai disperati e arrabbiati.

GALLERY: FOLLA ALLA CAMERA ARDENTE

Perdeva il sonno per la sua Spoleto
L’attenzione per i più deboli rientrava tra le sue priorità, non solo amministrative. Oggi il vescovo Renato Boccardo ricordava come Cardarelli, prof di matematica al liceo scientifico di Spoleto, sia stato tra gli insegnanti promotori delle ripetizioni gratuite agli alunni e agli studenti più bisognosi, l’ultima dovrebbe averla svolta mercoledì pomeriggio nei locali parrocchiali di San Gregorio. I giovani li conosceva bene, lui che ha insegnato matematica a un paio di generazioni di spoletini, e conosceva bene anche la politica, che forse non era nel suo Dna, ma in cui riusciva a destreggiarsi. Dialogava con la presidente Catiuscia Marini e con i suoi assessori, ma anche con il ministro Angelino Alfano, che oggi ha espresso cordoglio per la morte del sindaco di Spoleto. Lo stesso manifestato da tutta l’Umbria, insieme alla vicinanza alla moglie Manuela e ai figli Giulia e Carlo, ma anche a tutta la comunità spoletina che ripiomba nel dramma già vissuto nel 1988, quando il sindaco in carica Pietro Conti perse la vita.

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3 replies on “Se ne va il prof sindaco che insegnava matematica ai poveri e perdeva il sonno per la sua Spoleto”

  1. È sempre un dolore immenso quando se ne va un amico, lui x me lo è stato. Non dimentico il supporto che mi ha dato nel momento difficile della mia vita lavorativa .un uomo con. il cuore grande, quel cuore che ce l’ ha portato viacessando di battere. Sarai sempre nei miei pensieri. Grazie Fabrizio. R.I.P.

  2. Bellissima articolo , bellissima persona , grande mente , grande cuore mm mm. Lo ricordo a distanza di anni e non mi pare vero , purtroppo lo è …
    Riposa in pace grande uomo che hai saputo distinguerti sempre … Con l’ umiltà che caratterizza solo i veri grandi . Spoleto è unita a te oggi più che mai , mi spiace non poterci essere fisicamente parlando , intendo …

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