mercoledì 12 dicembre - Aggiornato alle 15:08

‘Ndrangheta, i tentacoli nel ‘Cuore verde’: manette a Terni, sequestro di immobili a Perugia

di Ivano Porfiri

Un intreccio fra ‘ndrangheta e politica che tocca anche l’Umbria quello portato a galla dall’operazione «Plinius», eseguita all’alba dai carabinieri del comando provinciale di Cosenza, che ha portato in carcere, fra gli altri, il sindaco di Scalea, Pasquale Basile, e cinque assessori della sua giunta. Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Dda di Catanzaro, nel centro del Tirreno cosentino operava un’associazione per delinquere di stampo ‘ndranghetistico denominata «Valente-Stummo».

Terni Nel corso dell’operazione 500 carabinieri del comando provinciale di Cosenza hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro nei confronti di 38 persone accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione per delinquere di tipo mafioso, sequestro di persona, detenzione e porto di armi comuni e da guerra, estorsione, rapina, corruzione, turbativa d’asta, turbata libertà del procedimento amministrativo, concussione, falso, istigazione alla corruzione e minaccia, tutti aggravati dal metodo mafioso. Altre 21 persone sono state denunciate in stato di libertà per gli stessi reati. Gli arresti sono stati eseguiti nelle province di Cosenza, Bari, Matera, Terni e Salerno. In particolare a Terni è stato ristretto agli arresti domiciliari Corrado Lamberti di 81 anni.

Tutti gli altri arrestati Oltre al ternano, che avrebbe comunque un ruolo marginale, sono finiti in manette: Pasquale Basile, 53 anni,
sindaco di Scalea; Antonino Amato, 59 anni, di Scalea, Giuseppe Biondi, 44 anni, di Scalea; Vincenzo Bloise , 41 anni, di Scalea; Roberto Cesareo, 46 anni, di Cetraro; Maurizio Ciancio, 56 anni, di Scalea; Luigi De Luca, 41 anni, di Scalea; Raffaele De Rosa, 46 anni, di Scalea; Andrea Esposito, 38 anni, di Cetraro; Francesco Galiano, 44 anni, di Scalea; Agostino Iacovo, 35 anni, di Cetraro; Francesco Saverio La Greca, 38 anni, di Santa Domenica Talao; Riccardo Montaspro, 41 anni, di Scalea; Mario Nocito, 63 anni, di Scalea; Eugenio Occhiuzzi, 33 anni, di Cetraro; Rodolfo Pancaro, 39 anni, di Scalea; Antonio Pignataro, 50 anni, di Cetraro (gia’ detenuto); Cantigno Servidio, 46 anni, di Scalea; Giuseppe Silvestri, 54 anni, di Scalea; Alvaro Sollazzo, 49 anni, di Scalea; Antonio Stummo, 30 anni, di Scalea; Mario Stummo, 58 anni, di Scalea; Franco Valente, 51 anni, di Scalea (gia’ detenuto); Pietro Valente, 45 anni, di Scalea; Marco Zaccaro, 30 anni, di Scalea; Giuseppe Zito, 60 anni, di Scalea. Ai domiciliari sono finiti Nicola Franco Balsebre, 42 anni, di Montescaglioso (MT); Pierpaolo Barbarello, 52 anni, di Scalea; Luigi Bovienzo, 53 anni, di Scalea; Santino Pasquale Crisciti, 57 anni, di Santa Maria del Cedro; Francesco De Luca, 36 anni, di Scalea; Olgarino Manco, 54 anni, di Scalea; Pino Manco, 48 anni, di Scalea; Giovanni Oliva, 51 anni, di Scalea; Angelo Silvio Polignano, 45 anni, di Putignano (BA); Francesco Paolo Pugliese, 50 anni, Gioia del Colle (BA); Antonio Vaccaro, 59 anni, di Scalea. Infine, obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di Giuseppe Forestieri, 40 anni, di Scalea.

Perugia Al clan sono stati sequestrati dal Ros beni per 60 milioni. Secondo la Dda, i beni sequestrati sono concentrati principalmente nel versante tirrenico della provincia di Cosenza, ma con «significativi investimenti» anche nelle regioni Umbria e Basilicata. Complessivamente, è stato disposto il sequestro preventivo di 22 tra società ed aziende; 81 immobili, dislocati anche a Matera, Perugia, e Rocca di Cave (Rm), depositi, ville ed abitazioni, numerosi negozi e circa 50 ettari di terreno; 33 autoveicoli, tra cui Jaguar, Bmw, Mercedes ed auto d’epoca; 78 rapporti bancari, con saldi positivi per circa 2 milioni 695.685 euro; due imbarcazioni; numerose polizze assicurative. In particolare, nel perugino è stato eseguito il sequestro preventivo di un appartamento con annesso garage di proprietà di uno degli indagati per concorso esterno in associazione mafiosa a Deruta.

Il sistema criminale Il clan, subordinato al “Locale” mafioso di Cetraro facente capo al boss Franco Muto, secondo l’accusa, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e della conseguente condizione di assoggettamento e di omertà della generalità dei cittadini, aveva ottenuto il controllo e lo sfruttamento delle risorse economiche della zona. L’organizzazione sarebbe così riuscita, attraverso il procacciamento di voti, ad orientare le ultime elezioni amministrative svoltesi nel marzo del 2010 a Scalea , in favore di propri candidati che, una volta eletti, si sarebbero prodigati per l’assegnazione di concessioni e appalti ad imprese rientranti nella sfera di influenza della consorteria.

Asse economico-imprenditoriale L’indagine, in particolare, avrebbe consentito di delineare l’asse economico-imprenditoriale dell’organizzazione criminale costituito con conferimenti di “sospetta provenienza” nel settore commerciale, attraverso l’apertura di diversi supermercati, concessionarie di auto, agenzie di viaggi, parchi divertimento, attività commerciali e negozi di abbigliamento; in quello immobiliare, con la realizzazione di società finalizzate all’acquisizione di fabbricati, appartamenti e magazzini, anche attraverso aste fallimentari “pilotate”; in quello agricolo, attraverso la costituzione di cooperative e società agricole, che (non depositando bilanci e non avendo assunto lavoratori dipendenti) hanno acquistato terreni per 50 ettari senza dichiarare tali possidenze al fisco; in quello turistico, attraverso la gestione dei lidi balneari, come “L’Angelica”, “l’Aqua Mar” e “l’Itaca”, realizzati su terreni di proprietà del Demanio dello Stato del comune di Scalea.

Consap: più agenti L’operazione contro l’ndrangheta “Plinius” «conferma quanto denunciato da noi già due  anni fa: ci sono infiltrazioni mafiose anche nella nostra regione e nel  ternano». A dirlo è il segretario nazionale del Consap, sindacato di polizia, Stefano Spagnoli. «Mentre tutti tranquillizzavano sulla  situazione, noi abbiamo continuato ad essere preoccupati – aggiunge il  segretario – e ora i fatti ci danno ragione: l’Umbria per troppo tempo  è stata considerata un’isola felice e per questo abbandonata e  depauperata, trasformandosi invece in un territorio fertile per le  associazioni mafiose. Ora è il momento di concentrare l’attenzione su  questo problema e di lanciare l’allarme». Per questo Spagnoli torna a  chiedere «un rinforzo urgente di almeno 100 poliziotti in tutta  l’Umbria, soprattutto ora che 2.000 agenti usciranno dalle scuole di polizia».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.