mercoledì 23 gennaio - Aggiornato alle 06:32

‘Ndrangheta e soldi sporchi, il ruolo di Macrì. Il Grande Oriente lo sospende dalla massoneria

E' stato sospeso dalla massoneria, Domenico Macrì, l'imprenditore 65enne di Città di Castello, arrestato nell'ambito dell'operazione «Decollo Money»

 

 

 

 

 

 

 

 

Simbolo della massoneria

 

 

 

 

 

 

 

di Ivano Porfiri

E’ stato sospeso dalla massoneria, Domenico Macrì, l’imprenditore 65enne di Città di Castello, arrestato nell’ambito dell’operazione «Decollo Money». Da quanto emerso, secondo gli inquirenti, Macrì avrebbe fatto da tramite tra il narcotrafficante Vincenzo Barbieri, legato al clan Mancuso di Vibo Valentia, e e l’ex direttore generale del Credito Sammarinese Valter Vendemini per una vasta operazione di riciclaggio.

Le cariche in massoneria Macrì, oltre ad essere stato presidente del Lions club di Città di Castello nel 1990-91, è fra i più autorevoli esponenti del Grande Oriente d’Italia, la principale comunione massonica italiana, in cui Macrì ha rivestito anche le cariche di «Grande Ufficiale» e «Gran Cerimoniere».

Sospeso dal Grande Oriente Antonio Seminario, presidente del Collegio dei Maestri Venerabili della Calabria del Grande Oriente d’Italia ha così commentato l’arresto: «Esprimiamo fiducia nel lavoro della magistratura, ribadendo anche in questa circostanza l’assoluta estraneità ai fatti del Grande Oriente d”Italia. Domenico Macrì è stato immediatamente sospeso dall’Istituzione, in attesa che possa chiarire nelle sedi competenti le imputazioni a suo carico nell’ambito dell”inchiesta sull’operazione Decollo Money».

Niente ombre «La vicenda di cronaca – rimarca Seminario – non getta ombre sul Grande Oriente d’Italia-Palazzo Giustiniani, che crede nella legalità e ha fatto della trasparenza una questione di vita e di impegno per il riscatto del territorio. Ricordiamo che di recente, a Reggio Calabria, il Gran Maestro Gustavo Raffi ha lanciato un forte appello per spezzare le catene della ‘ndrangheta e della criminalità». «E’ questo – conclude – il percorso che seguiamo da sempre, e la nostra scelta di giustizia sociale. Non si torna indietro».

Il ruolo di Macrì Sul ruolo di Macrì, nell’ordinanza firmata dal gip di Catanzaro è riportato il verbale dell’interrogatorio di Vendemini, l’8 luglio scorso. «Sono direttore del Credito Sanmarinese dal fine gennaio 2009. Ci sono difficoltà di raccolta di denaro nelle banche sanmarinesi così la banca decide di iniziare un rapporto di collaborazione con Macrì Domenico e Gabba Barbara (la sua compagna, ndr)». A proporre Macrì al presidente della banca è un altro consulente. «Era stato fatto un un contratto di 4 mila euro a Gabba e a Macrì 2 mila – dice ancora Vendemini – a prescindere dal numero di clienti che avessero portato. Ricordo un unico deposito attraverso Macrì di circa 100 mila euro nell’estate 2009».

Il pranzo a Lamezia Vendemini dice agli inquirenti che, «siccome non arrivavano i risultati» il presidente del Cs lo incarica di «gestire il rapporto con Macrì e Gabba partecipando con loro alla visita di potenziali clienti individuati dalla coppia». E sono loro, a dire di Vendemini, a proporgli un contatto con un cliente in Calabria. A Lamezia Terme gli presentano Domenica Lubiana, commercialista anch’egli arrestato nell’operazione «Decollo Money». Alla fine di un pranzo, Lubiana propone a Vendemini un cliente di Bologna concordando una percentuale sulla somma eventualmente depositata in banca. Quel cliente è il narcotrafficante Vincenzo Barbieri, che Vendemini dice di incontrare per la prima volta nell’hotel King di Bologna, che Barbieri gli dice di sua proprietà. Presente a quell’incontro i due fratelli Lubiana, Macrì e un ragazzo giovane.

L’ultimo incontro in banca Dopo aver parlato delle operazioni che hanno portato in due conti correnti il denaro (che Vendemini dice di non sapere che fossero di provenienza illecita), Vendemini specifica che «con il Barbieri mi sono incontrato almeno sei volte in occasione anche dopo il suo arresto, rispetto al quale mi disse: “sono cose che succedono”». Poi dice: «L’ultima volta che ho visto Macrì è stato in banca quando è venuto a dirmi che avevano ucciso Barbieri (il 12 marzo scorso in un agguato di ‘ndrangheta, ndr)».

Cirignoni (Lega): non abbassare la guardia «Esprimiamo la massima soddisfazione per la brillante operazione antimafia portata a termine dai Ros contro il clan Mancuso, che ha condotto all’arresto in Umbria di un affiliato che si era insediato in Altotevere ove, secondo quanto emerge dall’inchiesta, riciclava denaro sporco». La considerazione è del vicepresidente della Commissione antimafia di Palazzo Cesaroni, Gianluca Cirignoni (Lega Nord). «L’esito dell’operazione – secondo Cirignoni – conferma che in Umbria non bisogna abbassare la guardia verso le infiltrazioni mafiose, che inquinano la nostra economia e danneggiano la nostra società nel presente e nel futuro. In particolare, questo caso deve far riflettere oltre che le istituzioni locali anche le associazioni cittadine sull’accogliere al loro interno personaggi di dubbia moralità e provenienti da terre di mafia, per il solo fatto che siano carichi di soldi».

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