giovedì 20 giugno - Aggiornato alle 15:14

‘Ndrangheta a Perugia, «Ammazza a chistu»: sei arresti per l’omicidio Provenzano e 16 per la coca dalla Calabria

di Francesca Marruco

«Ah compà ammazza a chistu va». E’ questo, secondo la procura di Perugia, l’ordine con cui venne deciso l’omicidio di Roberto Provenzano, ammazzato nel bagno di casa sua a Ponte Felcino nel 2005 con un colpo di pistola alla testa. «Ah lo dovete tummare? Lo ha detto Salvatore? Papaianni?» chiedeva Elia Francesco, «stasera me lo gioco a Robertino» rispondeva Gregorio Procopio, già assolto in primo e secondo grado e adesso in attesa della Cassazione per l’omicidio. I carabinieri del Ros di Perugia, partendo da un’altra indagine, quella scaturita dagli spari alle vetrine dei negozi di Ponte Felcino, sono arrivati a dare un nome e un volto ai complici di Procopio che uccisero Provenzano per un ingente debito di droga. Altre sei persone sono infatti finite in manette perché ritenuti responsabili dell’omicidio. Lo ha spiegato il procuratore di Perugia Antonella Duchini  in conferenza stampa: «Le intercettazioni già agli atti del processo Procopio sono state rilette e rivisitate anche con nuove tecniche investigative che hanno portato all’ individuazione dei correi, quindi il gip ha emesso un’ ordinanza per altre sei persone».

INTERCETTAZIONE: LA PIANIFICAZIONE DELL’OMICIDIO PROVENZANO

L’INTERCETTAZIONE: “AMMAZZA A CHISTU”

Arrestati In manette per l’omicidio sono dunque finiti Antonio Procopio, Elia Francesco e Platon Guasi come esecutori, mentre come mandanti sono stati arrestati Salvatore Papaianni, Vincenzo Bartolo e Giuseppe Affatato. In particolare Papaianni era stato arrestato nello scorso dicembre nell’ambito dell’operazione ‘Quarto Passo’, rimesso in libertà dal Riesame ed ora nuovamente dietro le sbarre per la nuova operazione della Direzione distrettuale antimafia di Perugia denominata Sotto Traccia.  All’alba di mercoledì mattina 150 carabnieri del Ros e del comando provinciale di Perugia hanno eseguito 22 ordinanze di custodia cautelare in carcere: sei nei confronti di personaggi implicati nell’omicidio Provenzano e gli altri 16 per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga.

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Due operazioni Le due operazioni, come hanno spiegato in conferenza stampa il procuratore di Perugia Antonella Duchini, il generale dei Ros Mario Parente, il comandante della Legione Umbria Roberto Boccaccio e quello del provinciale Cosimo Fiore, sono distinte, ma collegate tra loro ed entrambe a loro volta legate alla ‘Quarto passo’ in cui nello scorso dicembre vennero arrestate 61 persone e quella legata agli spari contro i negozi di Ponte Felcino. In particolare sono state arrestate tre persone tra Crotone e Catanzaro, quindici tra Perugia e Terni, una a Prato e una a Roma: Antonio e Gregorio Procopio, insieme ad Affatato Giuseppe sono indagati sia per la droga che per l’omicidio di Provenzano. Antonio Procopio inoltre era stato arrestato per gli spari contro le vetrine dei negozi di Ponte Felcino.

INTERCETTAZIONE: L’INCONTRO COL CAPO DI CIRO’

La droga L’operazione contro lo spaccio, denominata ‘Trolley’ ha permesso di accertare un narcotraffico tra Calabria e Umbria. In particolare, secondo quanto riferito in conferenza stampa ingenti partite di cocaina arrivavano a Perugia in alcuni trolley che viaggiavano sugli autobus in arrivo dalla Calabria. Si parla di circa dieci chili di cocaina ogni due settimane circa. Per guadagni illeciti da capogiro.

Infiltrazioni in Umbria «Sicuramente – ha detto il generale Mario Parente del Ros – questa ulteriore operazione evidenzia una situazione di infiltrazione del territorio umbro da parte di cosche calabresi che era già evidente con l’inchiesta ‘Quarto passo’. Tra gli aspetti che danno la misura della caratura criminale degli indagati c’è anche una dichiarazione in cui fanno riferimento ad un prezziario: 500 euro per un attentato incendiario, per ‘spezzare le gambe’ – come dicono loro nell’intercettazione – più o meno 3000 euro. Per i colpi di arma da fuoco si saliva a 7-8 mila euro. Alla luce di queste evidenze è indubbio che in Umbria ci siamo infiltrazioni mafiose».

Umbria non è più isola felice «L’Umbria – gli fa eco il magistrato Antonella Duchini – da oltre decennio non è più un’isola felice e questi ultimi avvenimenti ci danno la misura di quanto questo sia attuale. L’ attenzione deve rimanere molto alta perché la deriva in tema di criminalità organizzata è sempre molto vicina. E tutti questi fatti, benché in procedimenti distinti fra loro, danno la misura di un diverso approccio criminale nella nostra regione».

 

 

 

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