giovedì 20 luglio - Aggiornato alle 22:28

Mostro di Firenze, il procuratore chiede l’assoluzione per Brizioli. Giuttari ammesso parte civile

Scatti del giorno del ritrovamento del cadavere (foto tratta da Fioruccinews.it)

di Fra. Mar.

Prescrizione per la maggior parte degli imputati e assoluzione per l’unico che ha rinunciato alla prescrizione, l’avvocato Alfredo Brizioli. Sono queste le richieste fatte dal procuratore reggente di Perugia Antonella Duchini nell’ambito di quel che è rimasto del processo scaturito dalla morte del medico perugino Francesco Narducci e il suo presunto legame con i delitti seriali del mostro di Firenze.

In aula Mercoledì mattina, davanti al gip Carla Giangamboni, è stato il procuratore facente funzioni della Repubblica di Perugia Antonella Duchini, a chiedere che alla vicenda processuale perugina legata al mostro di Firenze, venga messo un punto definitivo, dopo il rinvio operato dalla Cassazione. Il giudice si pronuncerà il 16 luglio prossimo, dopo che anche le difese e le parti civili avranno esposto le loro arringhe. Mercoledì mattina in aula era presente anche l’ex capo del Gides Michele Giuttari, che in un’intervista a Umbria24 aveva detto di volersi costituire parte civile in questo processo. E infatti, nonostante la difesa di Spezi avesse chiesto l’esclusione di questa parte civile, il gup Giangamboni, ha comunque accolto la costituzione dell’ex capo del Gides Giuttari e di altri quattro poliziotti, – rappresentati in aula dall’avvocato Francesco Crisi – limitatamente al capo 6 dell’imputazione. Come anche nei precedenti processi, anche in questo, la vedova di Narducci era costituita parte civile.

Imputati Davanti al gup Carla Maria Giangamboni sedevano sul banco degli imputati l’avvocato Alfredo Brizioli, che fu uno degli amici più stretti del gastroenterologo morto nel lago Trasimeno, il giornalista Mario Spezi, l’ex questore Francesco Trio, l’ex ispettore Ferdinando Zaccaria, il muratore Luigi Ruocco, ed Emma Magara, la donna di servizio dell’abitazione dei Narducci situata al Trasimeno che prima parlò di una lettera di due pagine che il gastroenterologo avrebbe lasciato prima di sparire nel Trasimeno bigliettino che il gastroenterologo lasciò prima di sparire con la sua barca al Trasimeno, quando invece avrebbe lasciato una lettera.

No alla prescrizione In aula l’avvocato Brizioli ha nuovamente ribadito di voler rinunciare alla prescrizione, ma di voler essere giudicato in abbreviato. Il procuratore Duchini ha quel punto ha chiesto per lui l’assoluzione e per gli altri una sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione. Il procuratore ha anche sollecitato il giudice a pronunciarsi sulla declaratoria di immediato proscioglimento, come previsto dall’articolo 129 del codice di procedura penale, che di fatto stabilisce anche se ci può essere proscioglimento nel merito. Brizioli all’uscita dall’udienza ha detto di «aver accolto con favore la richiesta del procuratore», ma di voler «aspettare il pronunciamento del giudice».

La Cassazione In particolare, erano tornate al gip le accuse di minacce a pubblico ufficiale e rivelazione di segreto d’ufficio contestate ad Alfredo Brizioli. Sempre per Brizioli anche la contestazione di favoreggiamento per avere, secondo l’accusa, cercato di impedire l’accertamento sulla cartilagine tiroidea e per avere indotto i consulenti a negare la frattura di Francesco Narducci. Stesso discorso per le accuse di calunnia per aver denunciato alcuni giornalisti, di intralcio alla giustizia e minacce a pubblico ufficiale. Sempre per Brizioli e l’ex questore Francesco Trio, era stata annullata con rinvio la contestazione di interruzione di pubblico ufficio per avere turbato la regolarità delle indagini del Gruppo Investigativo dei delitti seriali Firenze – Perugia( per cui Giuttari ora si è costutuito parte civile). Annullate con rinvio anche le contestazioni ad Emma Magara per falsa testimonianza e per Mario Spezi, Luigi Ruocco, Zaccaria Ferdinando, per calunnia e diffamazione a mezzo stampa.

Le tappe L’8 ottobre 1985, poche settimane dopo l’ultimo delitto del mostro di Firenze, Francesco Narducci viene visto per l’ultima volta a bordo della sua barca sul lago Trasimeno. Sarà ritrovato cadavere quattro giorni dopo. La famiglia, da subito parla di una tragica disgrazia. Non viene effettuata nessuna autopsia. Nel 2001 la procura di Perugia apre un’inchiesta sulla morte del medico 36enne. Nel 2002 viene riesumata la salma del medico e la perizia dell’accusa parla di “morte compatibile con soffocamento o strangolamento”. Per gli inquirenti esistevano collegamenti con ambienti fiorentini vicini agli omicidi seriali del mostro. Ma mai nessuna inchiesta ha coinvolto direttamente Francesco Narducci con gli eventi toscani e a tantissimi anni di distanza, con tanti pronunciamenti intervenuti, non restano che le briciole. Che probabilmente scompariranno dopo la sentenza prevista per il 16 luglio prossimo.