lunedì 24 aprile - Aggiornato alle 19:13

Mostro di Firenze, Giuttari vuole essere parte civile in quel che resta del processo sulla morte di Francesco Narducci

Scatti del giorno del ritrovamento del cadavere (foto tratta da Fioruccinews.it)

di Francesca Marruco

Si è tornati in aula a Perugia e subito, per un problema di notifiche, è stata rinviata al 25 giugno prossimo, l’udienza preliminare di quel che resta dell’inchiesta sul presunto depistaggio che sarebbe avvenuto in seguito alla morte del medico perugino Francesco Narducci. Davanti al gup Carla Maria Giangamboni compariranno l’avvocato Alfredo Brizioli, che fu uno degli amici più stretti del gastroenterologo morto nel lago Trasimeno, il giornalista Mario Spezi, l’ex questore Francesco Trio, l’ex ispettore Ferdinando Zaccaria, il muratore Luigi Ruocco, ed Emma Magara, la donna di servizio dell’abitazione dei Narducci situata al Trasimeno che prima parlò di una lettera di due pagine che il gastroenterologo avrebbe lasciato prima di sparire nel Trasimeno bigliettino che il gastroenterologo lasciò prima di sparire con la sua barca al Trasimeno, quando invece avrebbe lasciato una lettera.

Parte civile Intanto però, l’avvocato Francesco Crisi, oltre alla richiesta di costituzione di parte civile per la vedova di Francesco Narducci, Francesca spagnoli, ha depositato anche la richiesta di Michele Giuttari, e di altri tre esponenti del Gides. Ognuno chiederà di essere parte civile, solo per alcune contestazioni.

Accuse Le accuse rimaste per i sette vanno dalla minaccia e violenza a pubblico ufficiale, all’interruzione di pubblico servizio, alla calunnia, al favoreggiamento. Caduta invece, secondo la lettura che ne ha dato la Corte suprema di Cassazione, l’accusa di associazione a delinquere, che per il pubblico ministero Giuliano Mignini, era stata finalizzata allo scambio di cadavere per mantenere segreti i presunti legami che la procura credeva esistessero tra il medico e gli omicidi del mostro di Firenze.

Proscioglimento A prosciogliere tutti dalle accuse era stato nell’aprile del 2010 il gup Paolo Micheli. Contro quella decisione poi Il sostituto procuratore Giuliano Mignini fece ricorso in Cassazione, che accolse in parte il ricorso presentato dall’accusa e dalla parte civile, la vedova Narducci, assistita dall’avvocato Francesco Crisi. Adesso dunque si torna in aula per sette capi d’imputazione, per tutti, e anche altri dieci per Alfredo Brizioli, che ha rinunciato alla prescrizione.

La Cassazione In particolare, tornano al gip le accuse di minacce a pubblico ufficiale e rivelazione di segreto d’ufficio contestate ad Alfredo Brizioli. Sempre per Brizioli annullata con rinvio anche la contestazione di favoreggiamento per avere, secondo l’accusa, cercato di impedire l’accertamento sulla cartilagine tiroidea e per avere indotto i consulenti a negare la frattura di Francesco Narducci. Stesso discorso per le accuse di calunnia per aver denunciato alcuni giornalisti, di intralcio alla giustizia e minacce a pubblico ufficiale. Sempre per Brizioli e l’ex questore Francesco Trio, è stata annullata con rinvio la contestazione di interruzione di pubblico ufficio per avere turbato la regolarità delle indagini del Gruppo Investigativo dei delitti seriali Firenze – Perugia. Annullate con rinvio anche le contestazioni ad Emma Magara per falsa testimonianza e per Mario Spezi, Luigi Ruocco, Zaccaria Ferdinando, per calunnia e diffamazione a mezzo stampa.

Motivazioni del proscioglimento Prima dei supremi giudici, contro il teorema della procura, si era espresso il gup Paolo Micheli, con lunghissime e dettagliatissime motivazioni in cui sosteneva che non c’era stato Nessun omicidio, nessun doppio cadavere. «Francesco Narducci – scrisse Micheli – si suicidò e non c’è mai stato un doppio cadavere». Il giudice sosteneva che «l’ipotesi (del suicidio, ndr ) che si può formulare adesso, dopo consulenze, riesumazioni e migliaia di pagine di atti istruttori, certamente non era possibile esprimere con certezza all’atto del rinvenimento del cadavere, e che non avrebbe potuto essere liquidata come mera evenienza, al pari della tragica – e comunque non chiarita nella dinamica – fatalità». Le indagini coordinate da Giuliano Mignini, avevano motivo d’essere.

Le tappe L’8 ottobre 1985, poche settimane dopo l’ultimo delitto del mostro di Firenze, Francesco Narducci viene visto per l’ultima volta a bordo della sua barca sul lago Trasimeno. Sarà ritrovato cadavere quattro giorni dopo. La famiglia, da subito parla di una tragica disgrazia. Non viene effettuata nessuna autopsia. Nel 2001 la procura di Perugia apre un’inchiesta sulla morte del medico 36enne. Nel 2002 viene riesumata la salma del medico e la perizia dell’accusa parla di “morte compatibile con soffocamento o strangolamento”. Per gli inquirenti esistevano collegamenti con ambienti fiorentini vicini agli omicidi seriali del mostro. Ma mai nessuna inchiesta ha coinvolto direttamente Francesco Narducci con gli eventi toscani e a tantissimi anni di distanza, con tanti pronunciamenti intervenuti, non restano che le briciole. Su cui però c’è da scommettere, ci sarà una gran battaglia.