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martedì 7 febbraio - Aggiornato alle 11:41

Morto dopo broncoscopia a Perugia: le ultime drammatiche ore di Mariano Cecchetti

Secondo la famiglia «l’autopsia non ha fatto emergere con certezza la causa del decesso»

Mariano Cecchetti ave a 73 anni

Ci vorranno due o tre mesi per il deposito della relazione dell’autopsia svolta ieri sul cadavere di Mariano Cecchetti, il 73enne di Umbertide morto il 18 novembre 2022 all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia dopo un esame di routine programmato in day-hospital. È quanto rende noto lo Studio 3 A secondo il quale «l’autopsia, tuttavia, non ha fatto emergere con certezza la causa del decesso e per avere risposte più esaustive bisognerà attendere gli esiti degli esami istologici e tossicologici». Nella nota si dice anche che «con ogni probabilità la Ctu chiederà di essere affiancata da un esperto in anestesiologia». L’autopsia – si legge – «non ha rivelato evidenze chiare e saranno quindi necessari ulteriori esami per stabilire cosa sia stato fatale al paziente». Un uomo, sottolineano i parenti, che «stava bene ed era molto attivo»

La storia Secondo quanto viene riferito Cecchetti «il 18 novembre, alle 7 del mattino, era entrato, accompagnato dalla moglie, in Pneumologia per sottoporsi a una broncoscopia, regolarmente effettuata alle 13. Un’ora dopo il settantatreenne, terminato l’esame, è stato ricondotto in reparto, ma qui ha subito cominciato a manifestare un malessere generale, una forte sudorazione e assopimento: la moglie ha fatto presente i problemi al personale sanitario, che tuttavia al momento non ha dato più di tanto peso alla circostanza, collegandola alla broncoscopia appena conclusa e assicurando che i parametri vitali erano nella norma. Alle 16, dopo l’ennesimo controllo della pressione, che in verità dava livelli molto bassi, 50 di minima e 76 di massima, l’uomo è stato riportato al piano -2, in Radiologia, per una lastra di controllo. Sua moglie lo ha atteso in stanza ma poco dopo ha sentito un’infermiera gridare che era successo qualcosa di grave al paziente appena portato in Radiologia, che sarebbe andato in arresto cardiaco. Comprendendo subito che si trattava del marito, la donna è corsa a chiedere informazioni, è stata accompagnata in Radiologia e ha fatto a tempo a vedere il marito, all’interno di uno degli ambulatori, disteso esanime con un medico intento a tentare di rianimarlo, prima di essere allontanata. Nonostante le procedure rianimatorie siano scattate immediatamente, tuttavia, non c’è stato nulla da fare e poco dopo alla moglie è stata data la tragica notizia».

«Conduceva una vita normale» Cecchetti – prosegue il comunicato – «era in condizioni fisiche buone, conduceva una vita normale, pur essendo in pensione era costantemente in attività, si occupava del giardino, dell’orto e della potatura della piante, e a gennaio con la moglie sarebbe dovuto partire per Zanzibar per trascorrere qualche mese con una delle due figlie, che vive da tempo nel Paese africano: avevano già acquistato i biglietti aerei e non era il primo viaggio che facevano nell’isola».

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