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Molestie sessuali, l’associazione di volontarie delle comunità: «No al patteggiamento di Don Lucio Gatti»

Don Lucio Gatti ( foto archivio Troccoli)

Il 9 Gennaio prossimo il giudice Alberto Avenoso deciderà sulla richiesta di patteggiamento avanzata dal legale di Don Lucio Gatti, il sacerdote accusato di molestie sessuali consumate ai danni di alcuni ospiti della struttura d’accoglienza Caritas ed emerse dopo le denunce e le testimonianze di cinque ragazzi e raccolte dai volontari , di quella che oggi si chiama associazione “Libera … Mente”, che alla vigilia dell’udienza chiede giustizia e verità.

La storia «L’entità e la gravità delle responsabilità a carico del sacerdote – si legge in una loro nota – presero forma e sostanza dopo la trasmissione delle Iene “ La Comunità degli Orrori” che già nel suo titolo anticipava e sottolineava ciò che poi i protagonisti del filmato, ex ospiti della struttura Caritas, andarono a raccontare.Le denunce della situazione furono presentate anche alla Curia di Perugia che dopo un’indagine interna condannò il sacerdote ad una sospensione di soli cinque anni. La decisione della Curia di Perugia fu comunicata dal Vescovo Monsignor Gualtiero Bassetti, che durante un funzione religiosa lesse la lettera di scuse di Don Lucio Gatti annunciando un periodo di riflessione e pentimento».

Le considerazioni dell’associazione «La già gravissima responsabilità che immediatamente salta agli occhi è infatti riferibile alla rottura proprio di quel patto di fiducia che l’abito religioso e l’accoglienza religiosa da sempre nel nostro cattolico paese hanno rappresentato. Appare non scontato, quindi, ricordare la fragilità di una condizione umana che, in cerca di un sostegno e aiuto, si è rifugiata nel grembo di una Chiesa in cui le speranze di una vita migliore si sono infrante nelle esecrabili condotte di un sacerdote e nella posizione dell’istituzione religiosa che appare più interessata a ricercare il silenzio sulla vicenda che la difesa di quei bisognosi che da sempre ne giustificano l’azione e l’identità».

No al patteggiamento «In quanto esseri umani sappiamo che non si può cambiare ciò che è stato, i gesti di Lucio Gatti rimarranno impressi nelle vite di quei ragazzi in ogni caso, ma come cittadini vogliamo pretendere la Verità, chiediamo uno Stato di giustizia che dimostri tutela dei suoicittadini e la condanna morale di gesti che se dimostrati veri non devono essere tollerati o sminuiti in alcun modo. La condotta morale di un popolo passa attraverso il rispetto di regole condivise e la gravità di questa situazione deve essere chiarita e misurata nella specificità di quelle responsabilità che non potranno mai essere accertate senza un processo pubblico. L’associazione pertanto, continuerà a perseguire la Verità rimanendo al fianco delle vittime di questa vicenda e utilizzando tutti gli strumenti consoni al raggiungimento di questo fine e contro ogni forma di silenzio».

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