lunedì 25 settembre - Aggiornato alle 06:32

Meredith, via al processo bis a Raffaele e Amanda. Ma la Knox resta a Seattle

Raffaele Sollecito e Amanda Knox

di Francesca Marruco

Non sono bastati sette anni e tre gradi di giudizio per stabilire se a uccidere Meredith Kercher sono stati Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Ci saranno ancora loro alla sbarra nel processo di appello bis che si apre a Firenze. O, meglio, i loro legali al momento. Amanda, infatti, ha annunciato che attenderà gli esiti a Seattle, mentre Raffaele dovrebbe prendere parte alle udienze, secondo quanto dichiarato dal padre.

Chi c’è e chi no Amanda dunque in aula non ci sarà, su Raffaele i dubbi saranno fugati in aula. Annunciata invece la presenza di Patrick Lumumba. I famigliari della povera vittima che da quasi sei anni chiede verità, non saranno invece presenti come precedentemente annunciato a causa di alcuni problemi di salute. I giudici di Firenze dunque potrebbero decidere sia di riaprire, anche solo in parte, l’istruttoria dibattimentale, oppure no e procedere con la discussione. La Corte ha già fissato sette date per altrettante udienze, oltre quella di apertura.

La storia giudiziaria Tra due mesi ricorrerà il sesto anniversario dall’omicidio di Meredith Kercher, uccisa nella sua casa di via della Pergola a Perugia con una coltellata alla gola. Amanda Knox e Raffaele Sollecito si sono sempre dichiarati innocenti. E nei tre gradi di giudizio hanno ricevuto, prima una condanna, poi un’assoluzione, poi un annullamento della Corte di Cassazione che ha disposto un nuovo processo.

Come andrà il processo Cosa accadrà in questo ennesimo grado di giudizio è impossibile da prevedere. La Corte presieduta dal giudice Alessandro Nencini potrebbe decidere di riaprire, anche in parte, l’istruttoria dibattimentale, come in una certa misura sembrano suggerire gli ermellini nelle motivazioni della sentenza della Cassazione. In particolare, a pagina 64 scrivono che è «sicuramente censurabile la gestione dell’incarico conferito, posto che ai periti venne chiesto di analizzare il Dna presente sul coltello e sul gancetto del reggiseno. Nel corso delle loro indagini, i periti rinvennero una terza traccia sulla lama del coltello sequestrato a casa di Sollecito, oltre a quella attribuita senza contestazioni alla Knox e a quella attribuiti con forti contestazioni alla vittima, proprio in prossimità della traccia da cui era stato estratto il Dna attribuitole».

La traccia «Detta traccia – scrivevano ancora i giudici di legittimità nelle motivazioni – non venne sottoposta ad indagini genetiche, per deliberazione assunta in solitudine dalla professoressa Vecchiotti, senza una documentata e preventiva autorizzazione in tale senso da parte della Corte, perché ritenuta in quantità non sufficiente per offrire un risultato affidabile, trattandosi di un Law copy number». La scelta della consulente venne sposata poi dalla Corte di secondo grado che rifiutò il supplemento di perizia richiesta dalla procura generale di Perugia. I giudici della Cassazione sottolineano che la Corte di secondo grado di Perugia lo fece nonostante la richiesta di procura e parte civile fosse «supportata dal contributo scientifico del prof. Novelli, genetista di fama indiscussa riconosciuta dalla stessa Corte (pag. 79 sent) sulla disponibilità di strumentazioni in grado di operare con sicurezza anche su reperti in quantità inferiore a dieci picogrammi, in ambiti di carattere diagnostico (anche su embrioni) in cui la pretesa di certezza non è certamente meno pressante rispetto a quella che anima l’ambito giudiziario».

L’indagine andava fatta Per questa decisione, per i giudici capitolini, il modus operandi della corte che assolse gli ex fidanzatini anche e soprattutto in relazione ai risultati di quella perizia genetica, «si espone a motivate e comprensibili censure considerando che l’indagine andava comunque compiuta, poiché rientrava nel compito assegnato al perito, fatta salva la messa in discussione del risultato, ove non ritenuto affidabile. In ogni caso un membro del collegio peritale non poteva assumere la responsabilità di autoridursi il mandato ricevuto. Se ne deve concludere che è viziata la deliberazione di rigettare la richiesta di completamento dell’indagine peritale».

Le richieste La difesa di Raffaele Sollecito ha presentato molte richieste di rinnovazione dibattimentale, tra cui l’analisi della federe del cuscino del letto di Meredith, che non è stata mai analizzata. Nella memoria depositata alla cancelleria della Corte d’Assise d’Appello di Firenze, gli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori, chiedono – come già fatto nei precedenti processi – che venga analizzata quella federa in cui è visibile a occhio nudo una macchia giallastra, che potrebbe essere di origine spermatica.

Rudy in aula Chiedono anche di analizzare nuovamente il gancetto del reggiseno di Meredith, per spazzare via ogni dubbio sulla presenza del Dna di Raffaele Sollecito (assente per la difesa). I legali vogliono anche che Rudy Guede – condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per aver ucciso Meredith Kercher in concorso – testimoni nuovamente. Anche il Mac Book pro di Sollecito andrebbe nuovamente analizzato per la difesa, perché si accerti che mentre Meredith veniva uccisa qualcuno interagiva con il computer. Un alibi sia per Raffaele che per Amanda.

 

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