mercoledì 18 settembre - Aggiornato alle 22:01

Meredith, la procura fa ricorso in Cassazione: la sentenza d’assoluzione è «da annullare».

La sentenza di condanna di primo grado era «completa e accurata» mentre quella di secondo grado è «contradditoria e illogica». «Siamo ancora convintissimi che Amanda e Raffaele sono i coautori dell'omicidio di Meredith Kercher»

Amanda Knox ( foto F. Troccoli)

di Francesca Marruco

La sentenza di condanna di primo grado era «completa e accurata» mentre quella di secondo grado è «contradditoria e illogica». Per questo la procura generale di Perugia chiede alla Cassazione che la annulli o la riformi. «Siamo ancora convintissimi che Amanda e Raffaele  sono i coautori dell’omicidio di Meredith Kercher» hanno detto il procuratore di Perugia Giovanni Galati,  e il sostituto procuratore generale Giancarlo Costagliola.

Sentenza da annullare Quella di secondo grado è una sentenza «da annullare». «Ci sono ragioni puntuali per annullarla» ha detto ancora Galati. Nelle motivazioni della sentenza con cui i giudici di secondo grado hanno assolto gli ex fidanzati, «ci sono tanti errori e tante omissioni. C’è un’inconsistenza della motivazione, un argomentare inutile che non porta a nulla». «È come se si fosse deciso dell’omicidio di Meredith Kercher ex novo – ha detto invece il sostituto procuratore generale Giancarlo Costagliola -, basandosi solo sugli argomenti della difesa. Normalmente il giudice d’appello valuta l’iter argomentativo del giudice di primo grado e lo confronta con i nuovi elementi. Ma questo è mancato del tutto: in sentenza non c’è confronto tra gli accertamenti di primo e di secondo grado. È stato valorizzato solo quanto fatto in appello».

Valorizzati solo argomenti difesa Per i magistrati infatti i giudici di secondo grado hanno «valorizzato pressochè esclusivamente gli argomenti dei consulenti della difesa o le ipotesi ricostruttive maggiormente giovevoli alle tesi difensive». I magistrati estensori del ricorso hanno criticato anche il «metodo utilizzato» , «la sentenza di primo grado – scrivono – è riassunta in poche righe», e «la sentenza impugnata ha trascurato completamente tutti gli altri aspetti collimanti con l’ipotesi accusatoria, tutti aspetti che, invece, come s’è visto nella motivazione della sentenza di primo grado, erano stati rigorosamente posti in evidenza e considerati dalla Corte d’Assise nella sua decisione. Nell’esame dei singoli indizi, la sentenza impugnata è incorsa nel vizio consistente nella mancanza e manifesta illogicità della motivazione».

Il pregiudizio Per i magistrati della procura generale  i giudici di secondo grado avrebbero dimostrato «una sorta di pregiudizio» con «l’esordio infelice del giudice relatore che dovrebbe essere imparziale» quando disse che «nulla era certo salvo la morte di Meredith Kercher» che per i loro altro non è che una «clamorosa anticipazione di giudizio» e un’affermazione «sconcertante».

I dieci punti Sono dieci i punti della sentenza di secondo grado sui quali sono articolati i motivi del ricorso in Cassazione che la Procura generale di Perugia ha presentato oggi contro la sentenza d’assoluzione di Amanda e Raffaele. Il primo è la mancanza di motivazione nell’ammettere con l’ordinanza del 18 dicembre 2010, la perizia scientifica nel giudizio d’appello. Il secondo riguarda invece una decisione contraria: quella di non concedere una nuova perizia scientifica chiesta dall’accusa al termine della discussione dibattimentale. Dal rigetto da parte della Corte d’assise d’appello emerge , sta scritto nel ricorso, «contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione». Gli altri punti vertono sulla decisione della Corte d’Assise d’Appello di Perugia di non sentire il teste Aviello, sul definire «inattendibili» i testi Roberto Quintavalle, e Antonio Curatolo, sull’ora della morte di Meredith Kercher e sulle indagini genetiche. E ancora sulle analisi delle impronte e delle altre tracce, sulla presenza di Amanda e Sollecito in via della Pergola, sulla simulazione di reato e sull’esclusione dell’aggravante del delitto di calunnia.

Mancata assunzione di prova decisiva Nel ricorso si parla anche di «mancata assunzione di una prova decisiva», quella consistente nell’ « espletamento dell’analisi genetica sul campione prelevato sul coltello dai periti nominati dalla Corte nel giudizio d’appello, i quali non hanno proceduto alle analisi di tale campione violando uno specifico quesito contenuto nel conferimento dell’incarico peritale». «Nella sentenza di secondo grado – hanno detto i magistrati  – i giudici hanno cercato di riferire a loro modo di questa cosa parlando di ‘ tecnica sperimentale’ con cui quegli accertamenti potevano essere fatti. Ma non è così-  ha puntualizzato il sostituto procuratore Giancarlo Costagliola – : Novelli ( il consulente dell’accusa, ndr)parlò di tecniche all’avanguardia non di tecniche sperimentali ».

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.