mercoledì 8 luglio - Aggiornato alle 05:55

Meredith, i periti smontano i risultati sul Dna: «Gancetto repertato con guanti sporchi»

E' ripreso stamani con l'esposizione da parte dei periti della Corte di assise di appello della perizia sulle tracce di Dna, il processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, per l'omicidio della studentessa inglese

Amanda Knox in aula (foto Fabrizio Troccoli)

di Maurizio Troccoli e Francesca Marruco

Le procedure sono «inaffidabili» e  i risultati sono«inattendibili», il gancetto «è stato toccato con guanti sporchi» e sul coltello «non c’è traccia di sangue di Meredith».  Pesano come macigni le parole dei periti della corte d’assise d’appello di Perugia Carla Vecchiotti e Stefano Conti che oggi  hanno esposto i risultati della perizia sulle tracce di Dna su coltello che in primo grado venne considerato l’arma del delitto e sul gancetto del reggiseno di Meredith Kercher.  E’ con la loro lunga esposizione che è ripreso il processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, per l’omicidio della studentessa inglese.

Parlano i periti Ai periti Vecchiotti e Conti, la corte d’assise d’Appello aveva dato il mandato di compiere nuovamente gli esami sul coltello, e sul gancetto del reggiseno rinvenuto 46 giorni dopo il ritrovamento del cadavere di Meredith, nella stanza della studentessa inglese. Sul primo la polizia aveva individuato il dna di Meredith sulla lama e quello di Amanda sull’impugnatura, mentre sul secondo, misto al profilo genetico di Meredith c’era il cromosoma Y di Sollecito.  Oltre alla replica degli esami la corte aveva chiesto, ove questo non fosse stato possibile, ai due periti di esaminare il grado di attendibilità degli esami svolti dalla polizia scientifica e dei risultati raggiunti.

Non c’è sangue sul coltello Durante la relazione tecnica i due periti hanno chiarito che «non ci sono elementi scientifici che certificano la presenza di tracce ematiche sul coltello. Né che attestino la presenza di altre cellule. Inoltre non sono stati rispettati i protocolli per minimizzare il rischio di contaminazione». Vale a dire che stando agli studi eseguiti dai tecnici nominati dalla corte, in presenza dei consulenti di parte, durante i primi esami nella casa del delitto, la polizia scientifica non avrebbe eseguito, contrariamente a quanto previsto dai protocolli, la repertazione utilizzando gli stessi guanti e gli stessi calzari e tute, per il prelievo di reperti differenti, ovvero: «Il cambio sistematico dei guanti per ogni reperto», hanno spiegato i periti. Che hanno anche evidenziato attraverso la proiezione di un video l’utilizzo di «guanti sporchi» per la repertazione del gancetto del reggiseno. I periti hanno anche parlato di un «metodo non affidabile per la quantificazione del materiale biologico presumibilmente presente sui reperti».

Scarsa quantità di Dna Sul coltello infatti i periti dell’accusa avevano spiegato di avere rinvenuto tracce di Dna too low (scarsa quantità), comunque considerate sufficienti dai giudici di primo grado ai fini della sentenza di condanna. I periti citando «massimi studiosi della materia» hanno riferito che la «lunga letteratura consiglia di non utilizzare questo tipo di prova in un procedimento penale visto l’elevato rischio che presentano di contaminazione e la bassa affidabilità nell’attribuzione». Quanto alle procedure d’esame del Dna sul coltello e sul gancetto del reggiseno i periti hanno sostenuto che durante gli accertamenti da parte dei periti dell’accusa «non sono state messe in opera le procedure di decontaminazione, come quella dell’utilizzo di laboratori diversi da quelli nei quali sono stati repertati altri oggetti». Vecchiotti e Conti illustrando le loro verifiche alla corte hanno parlato di «carente documentazione fornita relativamente alla quantificazione del Dna», da cui hanno dedotto che a loro avviso, per quanto riguarda le analisi in “real time” di alcune tracce o «non sono state mai eseguite oppure questi presunti esami su cui vengono indicati risultati non precisi non  sono stati consegnati ai fini della verifica».

La contaminazione La deposizione dinnanzi alla corte d’assise d’ Appello di Perugia giunge al punto delle conclusioni con cui Carla Vecchiotti chiarisce che :«Non vi è traccia di sangue di Meredith sulla lama del coltello e l’ipotesi della contaminazione è considerevole tenendo conto delle procedure utilizzate per le repertazioni». Quanto al gancetto del reggiseno, per i periti della Corte, la dottoressa Stefanoni avrebbe interpretato erroneamente alcuni dati che aveva a disposizione evidenziando solo il cromosoma Y di Raffaele Sollecito, e omettendo di dire che erano presenti anche altri profili genetici maschili oltre a quello dominante per quantità appartenente a Meredith Kercher.

Si riparte sabato prossimo Il processo è stato poi rinviato a sabato prossimo, quando i due periti della corte d’assise d’appello verranno sottoposti alle domande che le parti in aula vorranno fargli. Per l’accusa ci penserà il pubblico ministero Manuela Comodi, affiancata dalla stessa dottoressa Stefanoni che ha eseguito l’analisi dei reperti durante le indagini dell’omicidio. La procura è certa che con le giuste domande verrà ristabilito un certo equilibrio e verrà spazzato via questo clima da inquisizione sul lavoro della polizia. Oltre alla procura, a chiedere numi ai periti potranno essere anche le difese e gli stessi giudici che li hanno nominati. E sarà proprio quello che emergerà da queste domande che influenzerà in un senso o nell’altro i giurati che entro fine settembre decideranno il destino di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, condannati in primo grado a 26 e 25 anni di reclusione.

Garofano in Aula In aula c’era anche l’ex comandante del Ris di Parma, il generale dei carabinieri Luciano Garofano che ha detto: «Sono qui per curiosità culturale. Sono 33 anni  che mi occupo di crimine».

Le difese «Ora non sono chiacchiere ma fatti» Così Giulia Bongiorno ha commentato la relazione dei periti:«E’ oggettivo che la scientifica ha usato dei guanti sporchi durante la repertazione. La contaminazione l’abbiamo sempre sostenuta, ora lo dicono anche gli specialisti nominati dal tribunale. E’ un dato di fatto. L’unica prova che aveva determinato la sentenza di condanna nei confronti di Raffaele è stata smontata in maniera inopinabile. Questa perizia purtroppo la chiedevamo da tempo ma in primo grado le nostre posizioni non sono state considerate meritevoli di approfondimento. Oggi invece è stato finalmente possibile accertare quello che avevamo sempre provato a spiegare. Purtroppo in ritardo». «I consulenti della corte hanno sostenuto che i risultati delle prove scientifiche non sono attendibili, per noi è una conferma ed è motivo di soddisfazione perché i nostri consulenti lo hanno sempre sostenuto» ha detto l’avvocato Carlo Dalla Vedova che difende Amanda Knox insieme a Luciano Ghirga, che gli ha fatto eco dicendo che «se si guardano i nostri motivi d’appello sulla perizia genetica sono esattamente i quesiti posti dalla corte».L’avvocato Luca Maori ha sostenuto che « La contaminazione è sicura, endogena ed esogena alla casa di via della Pergola dove venne uccisa Meredith Kercher. Abbiamo visto come la polizia scientifica non abbia cambiato guanti e calzari, così come non ha seguito le raccomandazioni della comunità scientifica internazionale per i sopralluoghi».

La parte civile Di avviso completamente opposto l’avvocato di parte civile Francesco Maresca che ha sostenuto che i periti «hanno lavorato in modo non assolutamente superpartes», «nella loro perizia hanno riportato solo le domande della difesa e non dell’accusa, e – ha precisato il legale – non so se questo un perito lo deve fare. Nella perizia – ha detto ancora l’avvocato – non hanno riportato neanche una domanda dell’accusa». Quanto al fatto che secondo i periti Conti e Vecchiotti non sarebbero stati rispettati i protocolli nei sopralluoghi e nei laboratori, Maresca ha sostenuto: «a mio avviso sono stati rispettati, il fatto di non scrivere sulle relazioni che ovviamente si usano guanti e mascherine in laboratorio sembra pacifico, si dà per scontato, sono cose ovviamente note per chi lavora a questi livelli su reperti ogni giorno».

 

 

 

 

Una replica a “Meredith, i periti smontano i risultati sul Dna: «Gancetto repertato con guanti sporchi»”

  1. […] dei pm perugini. La loro perizia e le parole con cui l’hanno illustrata in Aula hanno smontato il lavoro della Scientifica e nell’ultima udienza prima della pausa di agosto può nascondersi la chiave di volta del […]

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