venerdì 18 gennaio - Aggiornato alle 12:57

Meredith, Giulia Bongiorno: Amanda Knox come la «Venere in pelliccia» e «Jessica Rabbit»

Amanda come la «Venere in pelliccia» di Masoch, come Jessica Rabbit, come la «femme fatale». Amanda sempre lei, al centro dell'arringa anche dell'avvocato Giulia Bongiorno che, in realtà, difende Raffaele Sollecito

Amanda definita in aula la «Venere in pelliccia»

Amanda come la «Venere in pelliccia» di Masoch, come Jessica Rabbit, come la «femme fatale». Amanda sempre lei, al centro dell’arringa anche dell’avvocato Giulia Bongiorno che, in realtà, difende Raffaele Sollecito.

Venere in pelliccia Amanda Knox «trasformata nella la Venere in pelliccia» (personaggio del celebre romanzo erotico-decadente dell’austriaco Masoch, regalato dalla Bongiorno ad Amanda); Amanda Knox «femme fatale dominatrice»; Amanda Knox come Jessica Rabbit «apparentemente una mangiatrice di uomini ma in realtà una donna fedele e innamorata». Così, secondo il legale di Raffaele Sollecito, Giulia Bongiorno, è stata descritta e raccontata la ragazza di Seattle in questi quattro anni che hanno seguito il delitto. Ha parlato soprattutto di lei, la Bongiorno nella sua arringa davanti alla Corte di assise di appello di Perugia, perché «in questo caso su Sollecito non c’è niente». Raffaele, è stato invece paragonato a un personaggio di Proust «che non aveva mai nessun desiderio se non quello della moglie». «Assolti o condannati – ha detto l’avvocato – questi due ragazzi passeranno alla storia così. Amanda è stata trasformata nella Venere in pelliccia, una donna che rende schiavi gli uomini col sesso e il suo contro altare è l’uomo debole, cioè Raffaele».

"La Venere in pelliccia" di Masoch

Un puzzle L’avvocato ha poi definito il processo indiziario come un puzzle. «Ci sono una serie di tessere – ha proseguito – e ci vuole un lavoro paziente e lungo per farle combaciare. Quando si incastra per errore una tessera, come quando si incastra per errore un indizio, bisogna avere il coraggio di toglierla. Cosa accade quando incastriamo un pezzo non correttamente in un puzzle? Viene fuori una superfice con una ondulazione anomala. In questa vicenda l’ondulazione anomala è stata cagionata dalla fretta. Dopo quattro anni dal delitto questo caso è stato ritenuto chiuso». Il legale di Sollecito ha poi sottolineato come l’Amanda che si vede oggi non e’ la stessa del 2007. «Nel 2007 Amanda era la ragazzina delle smorfie, che non sapeva una parola di italiano – ha detto la Bongiorno -. Amanda: disinibita, americana, giovanissima, sembrò incarnare immediatamente la colpevole perfetta. Non poteva non essere l’assassina. Poi, sempre un po’ indietro rispetto a lei, c’è il suo fidanzato. Non è un caso che Raffaele è passato in questo processo come il fidanzato. Nulla collega Raffaele al delitto e, in qualche modo doveva essere inserito. Raffaele è una figura che si potrebbe definire processualmente inesistente. L’accusa ha esteso i sospetti di Amanda nei confronti di Sollecito».

Processo ‘Amandocentrico’ «Nulla collega Raffaele Sollecito a questo delitto. Tutti gli elementi erano su Amanda ma comunque Raffaele doveva essere inserito in qualche modo perché aveva passato la notte con lei». Ha quindi sottolineato Bongiorno.«C’e’ chi con una fidanzata acquisisce una famiglia – ha detto il legale -. Raffaele ha acquisito un delitto. Siccome i due erano insieme quello che era a carico di Amanda è a carico anche di Sollecito. Questo è un processo ‘amandocentrico’ anche se alla fine non c’è nulla neanche su Amanda. Nessuno qui mette in discussione che c’è stato un efferato crimine – ha detto la Bongiorno -, un fatto imperdonabile. Ma il percorso che oggi dobbiamo fare è se questi due ragazzi hanno ucciso e non capire quanto efferato è stato questo delitto».

Gancetto era da cestinare La prova sul gancetto di reggiseno della vittima (dove la polizia scientifica ha rilevato una traccia mista di Dna di Meredith Kercher e di Raffaele Sollecito ndr) «non può essere considerata genuina» e il reperto, «inaffidabile a prescindere», andava «cestinato», ha affermato Bongiorno. La prova sul gancetto di reggiseno è stata ritenuta non attendibile anche dai periti della Corte, che non hanno escluso la possibilità di una contaminazione del reperto. «Non c’è nessuna traccia di Amanda Knox e Raffaele Sollecito nella stanza del delitto se non quella sul gancetto del reggiseno della vittima che è stata sgretolata dalla perizia della Corte – ha detto l’avvocato Bongiorno -. La perizia è la prova della non attribuibilità a Sollecito». Il legale ha poi ricordato che il gancetto è stato repertato 46 giorni dopo il suo ritrovamento, in una stanza «messa a soqquadro dalle perquisizioni della polizia». La Bongiorno ha anche ricordato che «Raffaele Sollecito è finito in carcere per una impronta di scarpe erroneamente attribuitagli fin dall’inizio». «Entrare in un’aula di giustizia e farsi processare da detenuto vuol dire partire da una salita rapidissima» ha detto ancora l’avvocato.

Morte alla Venere: Sollecito assolto «Date per morta la Venere in pelliccia e assolvete Raffaele Sollecito»: Giulia Bongiorno ha chiuso così la sua arringa. Il legale ha sottolineato che l’intero dibattimento «si fonda sulla prova del dna della quale è però stato indicato l’errore». Intanto, il libro «La Venere in pelliccia» di Leopold Von Sacher Masoch, è stato regalato dall’avvocato Giulia Bongiorno ad Amanda Knox al termine dell’intervento del penalista nell’udienza di oggi del processo d’appello alla ragazza di Seattle e a Raffaele Sollecito per l’omicidio di Meredith Kercher. «Amanda mi ha sorriso e ha detto che aveva già» chiesto di compraglielo», ha detto la Bongiorno con i giornalisti.

Una replica a “Meredith, Giulia Bongiorno: Amanda Knox come la «Venere in pelliccia» e «Jessica Rabbit»”

  1. […] Francesco Maresca, legale della famiglia Kercher, rispondendo a una domanda dei cronisti sui paragoni fatti in aula dall’avvocato Giulia Bongiorno a proposito di Amanda Knox. Sull’arringa dei difensori di Sollecito, Maresca ha sottolinato […]

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