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martedì 17 maggio - Aggiornato alle 03:44

Medico dell’ospedale colpito da malore in corsia: «Salvato dalle cure dei miei colleghi»

È successo al nosocomio di Spoleto, il dirigente subito trasferito a Foligno. Usl: «Trombosi cerebrale subito trattata con Fibrinolisi»

Un'ambulanza (foto ©Fabrizio Troccoli)

Medico dell’ospedale colpito da malore in corsia. È successo al San Matteo degli Infermi di Spoleto, la notte tra il 23 e il 24 gennaio, quando il dirigente della Usl, che era di turno nel reparto di appartenenza, ha accusato un forte malessere ed è stato immediatamente soccorso dai colleghi del Pronto soccorso.

Medico dell’ospedale colpito da malore in corsia Dopo i primissimi accertamenti il professionista della sanità pubblica è stato trasferito d’urgenza all’ospedale di Foligno. Il medico, è emerso in queste ore, è stato colpito da una trombosi cerebrale che i colleghi della Stroke Unit del San Giovanni Battista sono riusciti a trattare con una Fibrinolisi, evitando gravi conseguenze al camice bianco dell’ospedale di Spoleto. Lui nelle ultime ore ha voluto raccontare, con una lettera inviata ai colleghi e al direttore generale della Usl 2, Massimo De Fino, «l’episodio che mi ha visto, mio malgrado, assumere il ruolo di paziente».

«Salvato dalle cure dei miei colleghi» Sia nelle «fasi di pronto intervento» seguite al malore, di cui si è occupato il dottor D’Onghia del 118 e il direttore del Pronto soccorso di Spoleto, Gian Luca Proietti Silvestri, che nel trasferimento a Foligno, dove a eseguire la Fibrinolisi è stata la dottoressa Sara Micheli, ma anche nella successiva degenza, il medico sostiene di aver «potuto riscontrare e apprezzare la notevole professionalità, correttezza e cortesia di tutto il personale medico». Da qui «il caloroso ringraziamento ed encomio a tutto il personale che ha contribuito alla salvaguardia della mia salute». Dal canto suo il dg De Fino ha riconosciuto a tutti i medici e infermieri coinvolti «l’efficace gestione dell’intervento grazie a una rete di servizi che si conferma di assoluta qualità e a un modello organizzativo che garantisce cure appropriate e tempestive che risultano, come nel caso di specie, decisive per evitare esiti sfavorevoli».

 

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