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lunedì 4 luglio - Aggiornato alle 17:07

Maxi appalto lenzuola, in aula battaglia tra accusa e difesa: «Proroghe facili erano la prassi»

La Procura della Corte dei conti chiede 6,3 milioni a nove persone. Gli avvocati: «Nessun vantaggio per Sogesi, non si potevano fare gare singole»

L'ospedale di Perugia (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Le proroghe sono legittime oppure no? E in caso negativo hanno provocato danni erariali? Sono queste le due domande alle quali dovrà rispondere a breve la Sezione giurisdizionale della Corte dei conti dell’Umbria, di fronte alla quale mercoledì si è celebrata l’udienza relativa al maxi appalto per il lavanolo e la sterilizzazione – prorogato per diversi anni – che riguarda l’Usl Umbria 1 e l’ospedale di Perugia.

La vicenda Un procedimento, quello davanti alla magistratura contabile, che nasce dalla costola principale di Concorsopoli, quella su gare e appalti. La Procura regionale della magistratura contabile, in particolare, ha chiesto la condanna al risarcimento di quasi 6,3 milioni di euro a una serie di dirigenti ed ex dirigenti della sanità umbra, ovvero Emilio Duca, Walter Orlandi, Diamante Pacchiarini, Manuela Pioppo, Maurizio Valorosi, Pasquale Parise, Carlo Nicastro, Doriana Sarnari e Andrea Casciari (a costituirsi in giudizio, su invito della Procura, sono state anche anche Usl e ospedale, difese dall’avvocato Stefano Ceni).

Il presunto danno I 6,3 milioni del presunto danno erariale (4,9 per quanto riguarda l’ospedale e 1,4 per l’Usl 1), in sintesi, rappresentano la differenza tra il costo delle prestazioni fatturate dal precedente aggiudicatario e quello delle stesse prestazioni in caso di gara ex novo. L’appalto era stato vinto da Sogesi nel 2010 ed è stato prorogato prima nel 2015 e poi tra 2017 e 2018 tanto che, come sostenuto dal sostituto procuratore Enrico Amante, il delicato servizio (dai materassi alle lenzuola, dai cuscini alla sterilizzazione), è stato gestito dalla società fino al 2021. Troppi anni che «contrastano con qualunque canone – ha detto il procuratore – in tema di concorrenza e libero accesso alle attività economiche». «La proroga facile – ha attaccato ricordando la bacchettata data all’Usl 2 da Anac su questo tema nel 2020 – era una prassi diffusa nelle aziende sanitarie umbre».

Il Cig La Procura ha ricordato l’accordo di fine ottobre 2018 tra ospedale, Usl e Sogesi sulla base del quale l’azienda – che si impegnava a restituire le eccedenze in attesa che il ricorso presentato da una concorrente fosse definito in Consiglio di Stato – nel 2020 ha versato un milione all’Usl: «L’offerta dell’aggiudicataria – ha sostenuto il procuratore – era quindi più conveniente». Nelle memorie delle difese molto spazio è dedicato al fatto che Usl e ospedale, in attesa della gara unica dell’allora neonata centrale regionale per gli acquisti, non riuscissero a ottenere il codice identificativo per effettuare la gara (il Cig) ma che di questo tema nei numerosi atti di proroga non si fa alcun cenno.

La Cig La Procura ha attaccato spiegando che sarebbe bastato chiederlo ad Anac e anche un altro fattore, molto politico: «Il motivo per cui le amministrazioni si sono comodamente sedute in attesa dei lunghissimi e inaccettabili tempi della gara non è l’impossibilità di ottenere il codice, bensì il futuro occupazionale dei 60 lavoratori di Cannara, allora in cassa integrazione e preoccupati per la possibile perdita dell’appalto».

Le difese Molte delle memorie presentate dalle difese essenzialmente si equivalgono. Lietta Calzoni, che difende l’ex dg del Santa Maria Orlandi, in primis ha ricordato che quest’ultimo non è più in carica dal febbraio 2016. Andando poi nel cuore della vicenda, l’avvocato come diversi altri colleghi ha spiegato che nel corso di quegli anni la normativa in materia è profondamente cambiata tanto che nel 2014 la Regione, per dare attuazione alle norme nazionali che impongono acquisti centralizzati, ha dato vita alla Centrale unica: «Singoli enti quindi – ha detto – non potevano fare le gare». Quanto al codice identificativo, Calzoni ha sostenuto che non c’erano elementi normativi molto precisi: «Un difetto di motivazione delle proroghe a proposito del codice – ha detto – non può portare automaticamente al danno erariale, che ritengo inesistente e non provato».

Nessun vantaggio Calzoni ha poi sottolineato che «nessuno ha voluto avvantaggiare Sogesi» e che la nuova aggiudicataria si è rifiutata di stipulare il contratto fino alla definizione del ricorso in Consiglio di Stato. Questo perché per garantire un servizio di questo tipo servono investimenti pesanti da ‘spalmare’ su molti anni. Errata poi, secondo le difese, è la comparazione tra la gara del 2005 e quella del 2015, dato che in quest’ultima era presente anche il servizio di sterilizzazione. Infine la questione del futuro dell’azienda: «Mi sembrerebbe strano – ha detto Calzoni – se la politica non si preoccupasse di decine di posti di lavoro». Le difese hanno chiesto l’assoluzione di tutti i convenuti o quantomeno una riduzione della quantificazione del danno: «L’accusa di dolo – ha detto Calzoni – pesa come un macigno». A breve arriverà la sentenza.

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