Currently set to Index
Currently set to Follow
sabato 26 settembre - Aggiornato alle 07:54

«Manganelli, bombe e termovalorizzatore» per il Perugia pride: nove richieste di rinvio a giudizio

Commenti sui social nel mirino: ipotizzati istigazione a delinquere per discriminazione e apologia del fascismo

di Chia.Fa.

Istigazione a delinquere per motivi di discriminazione, apologia del fascismo, minaccia e diffamazione. Con queste ipotesi di reato il sostituto procuratore Manuela Comodi ha chiesto il rinvio a giudizio di nove persone considerate autrici di commenti come «fate schifo… siete merce da termovalorizzare» comparsi sotto ai post social del Perugia pride. I fatti risalgono al febbraio 2019, ossia alcune settimane prima della manifestazione della comunità Lgbti in Umbria, e si sono tutti consumati sul web. L’udienza preliminare a carico degli indagati si aprirà nel febbraio prossimo davanti al gup Lidia Brutti chiamata a decidere se disporre il processo per i nove o scagionarli dalle accuse.

«Manganelli, bombe e termovalorizzatore» A denunciare i commenti era stata l’associazione Omphalos guidata da Stefano Bucaioni che organizzava il Perugia pride e che a occhi sgranati, come del resto tanti cittadini, si è trovato a leggere: «Falli ardunà tutti e poi giù di manganello»; «se comandavo io eravate tutte saponette»; «sganciare bombe dagli aerei.radere al suolo per il bene dei normali!!!». Il campionario di commenti è stato ricostruito dalla polizia postale e in alcuni casi, in base alle accuse del pm, vengono «esaltati pubblicamente metodi nazisti» come si legge nella richiesta di rinvio a giudizio. Gli investigatori informatici della questura hanno anche raccolto commenti sulla scorta dei quali la procura di Perugia contesta ad alcuni dei nove indagati il reato di apologia del fascismo: «Vi ci vorrebbero tre mesi di fascismo, vedrete che tutte ste cazzate che dite e fate finirebbero, banda di vigliacchi cacasotto…» e anche «Ve ce vorrebbe fascismo almeno lo provate!».

Nove richieste di rinvio a giudizio Omphalos, guidata già nel febbraio 2019 da Stefano Bucaioni, è per il pm parte offesa nel procedimento e ha dato mandato ai propri legali di costituirsi parte civile davanti al gup, perché «non è pensabile – dice il presidente – che si possa utilizzare una simile violenza in modo così gratuito e pensare di farla franca. Insultare le persone per il loro orientamento sessuale o per la loro identità di genere nel 2020 non può essere più considerata solo ignoranza». In questo senso Bucaioni ricorda che «da anni la nostra associazione ha deciso di non lasciar passare nessun tipo di discriminazione e violenza anche verbale e sui social», ma per Omphalos  «il vero problema è che fin quando non ci sarà una condanna forte e unanime da parte di tutto l’arco politico e delle istituzioni, certe persone continueranno a sentirsi giustificate».

@chilodice

I commenti sono chiusi.